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Comune di Benevento

Consiglio comunale, il M5s incalza: “A Palazzo Mosti maggioranza spaccata”

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“Il Consiglio comunale del 4 maggio certifica in maniera inequivocabile le difficoltà in cui si dibatte la maggioranza che regge Palazzo Mosti. Tre gli snodi problematici. I rapporti fra livello politico e livello amministrativo e dirigenziale. I rapporti all’interno della Giunta. I rapporti fra esecutivo e maggioranza consiliare”. Così in una nota i consiglieri comunali del M5s a Palazzo Mosti, Nicola Sguera e Marianna Farese.

“La «sciatteria» (espressione usata dal Sindaco nel suo intervento finale) dei documenti, forniti pochi giorni prima della discussione consiliare, il balletto indecoroso sulla data del Consiglio, certificano che l’ambizioso progetto delineato nell’ultima parte del “Programma di mandato” (cap. 7, Riorganizzazione), in cui si legge che «la macchina comunale per funzionare al meglio va smontata, aggiustata e rimontata», non sta procedendo come previsto. I tentativi fatti si sono rivelati fallimentari (vedi task-force tributi), al punto da costringere a precipitose marce indietro. Insomma, ad un anno dall’insediamento siamo al punto di partenza (o qualche passo indietro…).

I rapporti all’interno della Giunta appaiono complicati. Ci chiediamo, ad esempio, se l’assenza, in una seduta così importante, del Vicesindaco, sia la spia di un disagio e di una progressiva marginalizzazione della Mazzoni, che pure è tra i membri della Giunta quella con il “pedigree”, il “cursus honorum” e la preparazione migliori. Ricordiamo, per altro, che questa Giunta ha già perso per strada, prima dello scoccar dell’anno, due Assessori (Giorgione e Ingaldi). Insomma, la fibrillazione sembra permanente.

Il punto più dolente, emerso plasticamente ieri negli interventi dei due capogruppo delle liste mastelliane, – continuano gli esponenti dell’opposizione – è il rapporto fra esecutivo e maggioranza consiliare. Nei mesi scorsi si è avuta notizia di sedute (terapeutiche?) per sbrogliare la matassa intricata, due lettere che sarebbero state (il condizionale è d’obbligo) inviate dai consiglieri alla Giunta, avendone risposte insoddisfacenti.

Partiamo da una questione “umana, troppo umana”, e apparentemente oscura ai cittadini (la stessa stampa le ha dato poco rilievo). «Verifica della quantità e qualità delle aree e dei fabbricati che possono essere ceduti in proprietà o in diritto di superficie»: in sostanza, la Giunta (con delibera del 21 aprile) aveva abbassato a 22 euro circa il costo dei terreni del Comune ricadenti in area PIP (Piano insediamenti produttivi) di Contrada Olivola. Giovanni Quarantiello, che ha proposto l’emendamento (che ha ristabilito il prezzo agli originari 30 euro) ha fatto intendere che la Delibera non poteva rimanere com’era. Chi avrebbe avuto interesse a diminuire di ben 8 euro il prezzo di quei terreni? Intelligenti pauca. Lo scontro tra un pezzo di maggioranza e un pezzo di Giunta su questioni “materiali” non poteva essere più evidente.

Gino De Nigris – proseguono nella nota – ha detto esplicitamente che i documenti portati in Aula li avrebbe votati solo con un atto di “fede”, ma che in futuro non sarebbe stato più disposto a farlo. Un ultimatum? Tale ci sembra di poterlo definire. Nel nostro intervento, non a caso, abbiamo rimarcato questa scollatura: che è visibile nella distanza siderale tra il “Programma triennale delle opere”, presentato e difeso dall’Assessore Pasquariello, e il “Programma di mandato”. Se in quest’ultimo si parla di «sviluppo urbano sostenibile» e di «risorsa ambiente» nel “Piano triennale”, come ottimamente messo in luce dalla nota di “Campus” (di cui abbiamo letto ampi stralci in Consiglio, facendoci portavoce della cittadinanza attiva), si prospetta un consumo di suolo con opere di urbanizzazione altamente impattanti in totale continuità con l’amministrazione precedente. La domanda, dunque, sorge spontanea: il Sindaco e gli Assessori conoscono il proprio “Programma”? O espressioni come «citta ecostorica» (da noi condivise) sono sono belle parole, code senza valore della campagna elettorale? Non a caso, per altro, Pasquariello ha rivendicato per prima tra le opere previste il depuratore, che, in stridente contrasto con gli intenti programmatici, andrà a devastare una zona ad alto valore storico ed ambientale. L’idea di città che emerge dal primo vero atto della Giunta Mastella, insomma, è quella classica dell’ultimo decennio: totalmente obliate parole come patrimonio artistico, ambiente, tutela del territorio.

Pasquariello, Reale e la Giunta – spiegano nel comunicato – hanno elaborato il “Piano” non solo ignorando, di fatto, il confronto con il Consiglio ma quello con la città. Di questo si lamenta giustamente “Campus” nella chiusa della nota. Eppure nel “Programma” c’era un luminoso passaggio che diceva: «La partecipazione della comunità amministrata alla costruzione di un quadro conoscitivo condiviso del territorio e alla individuazione dei lineamenti strategici da perseguire mediante gli strumenti della pianificazione urbanistica sono gli elementi chiave di una efficace ed efficiente azione di governo. Pertanto, in particolare su tale argomento si ritiene opportuno e necessario mantenere una traccia metodologica aperta alle proposte e ai contributi dei cittadini, delle associazioni, delle organizzazioni rappresentative del tessuto sociale ed economico della città e di tutti coloro che vorranno offrire e sviluppare nel corso dei cinque anni un’idea, uno spunto, una visione del futuro della città: dal territorio – per il territorio». Il che ci conferma che Pasquariello e Reale o non hanno letto il “Programma” o non hanno alcuna intenzione di rispettarlo.

Sull’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato che dire che non sia stato detto dalla stessa maggioranza che lo ha prodotto? Il disconoscimento del Sindaco («Non è il mio bilancio») – concludono Farese e Sguera – è «triste, solitario y final». Possiamo solo aggiungere qualche elemento tecnico di non poca rilevanza: non sono stati acquisiti i bilanci delle partecipate; i documenti fondamentali (Bilancio DUP e Piano triennale degli investimenti) non coincidono tra loro, risultando confusionari e contraddittori; a parte i 18 milioni di euro del bando periferie, sui circa 120 milioni di euro che dovrebbero finanziare le opere non si sa nulla, neanche se esistono…Cosa risponderà il Capitano a queste nostre critiche argomentate? «Signor mozzo, io non vedo niente. Andiamo avanti tranquillamente».

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