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ECONOMIA

Territori in bilico – Un Paese a rate (ma forse stiamo esagerando)

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C’è stato un tempo in cui la rata era una scelta ponderata per concedersi un extra: la casa con il mutuo, l’automobile o al massimo la lavatrice nuova quando la vecchia decideva di tirare le cuoia a metà lavaggio. Si facevano due conti, ci si rifletteva bene e si firmavano le carte con una certa solennità. Oggi quel mondo sembra un ricordo. E non solo perché siamo diventati una società di consumatori capricciosi che vogliono tutto e subito, ma per una ragione spietata: con l’inflazione che corre e gli stipendi fermi da vent’anni, dividere le spese in piccole tranche è diventato l’unico modo per rimanere a galla.

Abbiamo iniziato con la tecnologia, siamo passati alle vacanze estive e ci siamo abituati all’idea che qualsiasi costo possa essere anestetizzato da un’app sullo smartphone. Ma la vera svolta è arrivata in questi giorni, e non riguarda più il superfluo. A Roma, una nota catena di supermercati ha introdotto per la prima volta la possibilità di pagare la spesa alimentare a rate alla cassa. Basta un clic sul telefono per dividere il conto di latte, pasta e verdura in tre tranche o rinviare il saldo di un mese. Quando il meccanismo del “Buy Now, Pay Later” (compra ora, paga dopo) entra nei negozi di alimentari, significa che la rata ha smesso di essere una comodità da e-commerce ed è diventata uno strumento di sussistenza. Serve semplicemente a riempire il frigorifero senza prosciugare il conto a metà mese.

A questo punto, vista la direzione che abbiamo preso, la domanda sorge spontanea: qual è il prossimo passo? Il pieno di diesel a rate? Provate a immaginarla la scena, perché ormai non sembra nemmeno più una battuta da avanspettacolo. Siete sulla statale di un paese di provincia, lontano anni luce dalle metropolitane veloci, dove l’auto non è un lusso ma l’unico modo per andare al lavoro o raggiungere un servizio essenziale. Vi fermate al distributore, guardate il display con il diesel che sfiora i 2,00 euro al litro e, anziché disperarvi, inserite la carta. Sullo schermo del POS compare la schermata: “Importo: 80 euro. Vuoi saldare in tre comode rate mensili?”.

Provocazione per provocazione, l’assurdità di questa immagine racconta esattamente dove stiamo andando. Perché se un conto è rateizzare una vacanza o persino la spesa della settimana, un altro sarebbe dover chiedere un finanziamento per l’energia necessaria a fare trenta chilometri e guadagnarsi la pagnotta quotidiana. L’automobile non funziona come una vacanza: la settimana dopo è di nuovo a secco. Si creerebbe un cortocircuito surreale in cui la prima rata del secondo pieno andrebbe a sommarsi alla seconda rata del primo pieno, mentre stiamo ancora saldando la carne e la pasta comprate a inizio mese.

Siamo arrivati al punto in cui non stiamo più comprando beni o servizi: stiamo chiedendo continuamente un prestito al noi stessi del mese prossimo solo per permetterci di vivere la giornata di oggi. E la vera domanda, mentre premiamo l’ennesimo tasto verde sul POS alla cassa del supermercato o al distributore, non è più quanto costino le cose, ma una sola: cosa ci inventeremo il giorno in cui non potremo permetterci neanche la prima rata per mangiare e andare a lavorare?

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