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Benevento, studenti dell’Artistico donano una mano cinetica per aiutare un bambino di Palermo con amputazione

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Dalla polvere di un’aula dimenticata a una mano meccanica capace di restituire un sorriso a un bambino. È la storia dell’Art Lab dell’I.I.S. Alberti-Virgilio di Benevento, un esempio concreto di come la scuola possa trasformarsi in un luogo di innovazione, inclusione e solidarietà.

Tutto è cominciato quasi per caso, con una classe quinta del Liceo Artistico impegnata a liberare un vecchio ambiente scolastico colmo di banchi inutilizzati, libri accatastati e materiali dimenticati. Studenti e docenti hanno lavorato insieme, scatola dopo scatola, restituendo vita a uno spazio che sembrava destinato all’abbandono. Dopo la pulizia, il personale scolastico ha imbiancato le pareti. Nessuno immaginava che proprio lì sarebbe nato il cuore pulsante della scuola.

Aprendo una parete scorrevole collegata ai laboratori di grafica e architettura, quello spazio si è trasformato in Art Lab, un vero FabLab scolastico dedicato alla fabbricazione digitale. Stampanti e scanner 3D, robotica, tavolette grafiche, visori per la realtà virtuale, intelligenza artificiale e aula immersiva sono diventati strumenti quotidiani di sperimentazione per studenti e docenti, impegnati a esplorare le discipline STEAM attraverso una didattica innovativa e partecipata.

Ma la tecnologia, all’Art Lab, non è mai stata fine a se stessa. Fin dall’inizio, il laboratorio è diventato soprattutto un luogo di condivisione, creatività e collaborazione, dove imparare significava anche costruire qualcosa di utile per gli altri.

La svolta decisiva è arrivata durante la Maker Faire di Roma, quando il gruppo ha incontrato e-Nable Italia, iniziativa promossa dall’associazione Energy Family Project. Il progetto mette in rete famiglie con bambini affetti da agenesia o amputazione degli arti e volontari capaci di realizzare, grazie alla stampa 3D, dispositivi meccanici funzionali donati gratuitamente. Il nome stesso del movimento racchiude la sua missione: “Enabling the Future”, abilitare il futuro.

Per gli studenti beneventani è stato immediatamente chiaro che quella fosse la strada da seguire. Hanno scelto autonomamente di mettere da parte altre attività del laboratorio — persino la decorazione delle pareti e l’utilizzo dei visori VR — per dedicarsi completamente al progetto solidale.

Sono iniziati mesi di studio e formazione: analisi di modelli open source, utilizzo di software di tracking, progettazione e stampa dei componenti, assemblaggi complessi, prove ed errori. Un percorso fatto di pazienza, competenze tecniche e lavoro di squadra.

Alla fine, il risultato ha preso forma nella loro prima kinetic hand, una mano meccanica interamente stampata e assemblata nell’Art Lab per Giovanni, un bambino di Palermo. Il momento più emozionante è arrivato guardando il video in cui il piccolo riusciva a muovere le dita per la prima volta grazie al dispositivo realizzato dagli studenti.

È stato allora che ragazzi e docenti hanno compreso davvero il valore del loro lavoro: ogni pomeriggio trascorso in laboratorio, ogni tentativo fallito, ogni ora dedicata alla progettazione aveva trovato un senso profondo.

Oggi l’I.I.S. Alberti-Virgilio è il primo e-Nable Point scolastico d’Italia. Un traguardo che dimostra come la scuola possa essere non soltanto luogo di apprendimento, ma anche spazio capace di generare impatto sociale reale.

Dietro questo progetto ci sono il sostegno della dirigente scolastica Silvia Vinciguerra, della DSGA Mariagrazia Santarelli, il coordinamento del referente del FabLab, il professor Fabiano Romano, ma soprattutto l’entusiasmo degli studenti che ogni giorno animano l’Art Lab con competenza e passione.

Da un’aula sporca e dimenticata è nato un laboratorio dove la tecnologia si trasforma in un gesto d’aiuto. E forse è proprio questa la lezione più importante: l’innovazione, quando incontra la solidarietà, può davvero cambiare la vita delle persone.

 
 
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