CRONACA
Presentata la relazione sulle carceri sannite. Il garante Ciambriello: “Celle sovraffollate e sanità assente”
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Tante criticità, ma anche alcune peculiarità. È quello che emerge dalla relazione sul sistema carcerario sannita relativo allo scorso anno, illustrata dal garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello nel corso di una conferenza stampa che si è svolta nell’aula consiliare di Palazzo Mosti.
Il sovraffollamento è uno dei problemi più urgenti da affrontare sia a livello locale che nazionale. Al 31 dicembre 2025 la Casa Circondariale “Michele Gaglione” di Benevento ospitava 397 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 259. “La prima cosa che viene negata è la dignità”, ha denunciato Ciambriello. A questo si aggiunge la cronica carenza di organico che rende la gestione ancora più complessa.
Nella relazione vengono snocciolati anche una serie di dati che riguardano i cosiddetti eventi critici: a Benevento si sono registrati 34 casi di autolesionismo, 13 tentativi di suicidio e uno consumato. Sono state 36 le aggressioni verso il personale o altri detenuti, 249 infrazioni disciplinari e 14 evasioni sventate. Anche nel carcere minorile di Airola la tensione è alta, con 2 casi di autolesionismo e aggressioni al personale, oltre al continuo tentativo di introdurre droga e telefoni durante i colloqui.
Il garante ha posto l’accento sull’assenza nel Sannio di un’articolazione per la Tutela della Salute Mentale (ATSM) e sulla gestione della salute mentale all’interno delle mura. “Non è che chiudendo gli ospedali psichiatrici giudiziari la malattia sia scomparsa”, ha tuonato il Garante.
Ciambriello, poi, ha denunciato come l’ASL di Benevento sia l’unica in Campania a non aver previsto un reparto detentivo presso l’ospedale cittadino. “Una carenza – ha detto – che calpesta il diritto fondamentale alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione e che genera un corto circuito logistico: ogni ricovero o visita esterna richiede infatti l’impiego di tre agenti di scorta per turni di sei ore, sottraendo personale già esiguo alla vigilanza interna”.
In questo scenario critico, Benevento si contraddistingue comunque per alcune peculiarità positive: è uno dei pochi istituti, insieme a Secondigliano, ad aver attivato la “casa dell’affettività”, permettendo ai detenuti incontri intimi non controllati per preservare i legami familiari. Anche sul fronte del reinserimento si segnalano i laboratori teatrali e l’esempio virtuoso di una cooperativa femminile che opera attivamente nella struttura. Ciambriello, infine, ha alcuni ex detenuti sono stati assunti da ditte impegnate nei cantieri dell’Alta Velocità. Segnali che dimostrano come, quando la città entra in carcere e il carcere esce verso la società, il cambiamento è possibile. Ma senza un intervento strutturale della politica, queste restano gocce in un oceano di emergenza.
L’appello finale è rivolto al Ministero della Giustizia e alla Region. Una politica nazionale che tiene in cella circa 8.000 persone (904 in Campania) che devono scontare meno di un anno di pena per reati non violenti. “Che ci fanno in carcere?” è la domanda provocatoria. La richiesta è chiara: interventi sulla sanità penitenziaria (ex art. 32 della Costituzione) e più formazione professionale.



