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Ecco ‘Terra Buona’ con il Babbo Natale ‘rurale’ dell’entroterra che sostiene i piccoli produttori

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Un surreale Babbo Natale rurale alle prese con pecore, cavalli e potatura degli ulivi. E’ questa l’immagine evocativa e a tratti goliardica scelta dai piccoli produttori dell’entroterra campano, riuniti dal progetto “Terra Buona”, per promuovere un Natale sostenibile.

Contro un consumismo senz’anima che svuota le tasche, ma troppo spesso ingrassa solo grande distribuzione e multinazionali, “Terra Buona” propone un dono all’insegna della scoperta del territorio e della difesa del paesaggio e dell’economia locale. Per dare carne e barba a un proposito così ambizioso ci voleva un vero Eco-Babbo Natale, come quello interpretato da Erminio Nardone (attivista, a sua volta, dell’associazione irpina “Ecopotea”).

«L’obiettivo – spiega Roberto Fiorino, uno dei promotori della rete di “Terra Buona” – è quello di sostenere i produttori tradizionali, particolarmente in affanno in questo momento storico, e al contempo offrire al consumatore un prodotto che non si limiti a soddisfare un semplice bisogno primario di nutrizione, ma che racconti una storia e, in qualche modo, permetta un “viaggio” sensoriale, una scoperta del paesaggio in questi tempi di isolamento. Con lo stesso ottimismo, abbiamo inserito nei pacchi di “Terra Buona” un buono per poter accedere a esperienze gastronomiche sul posto e percorsi rurali successivamente alla fine delle restrizioni sanitarie».

Il progetto “Terra Buona”, promosso da una sinergia di cooperative sociali del Fortore, punta infatti a promuovere una “land experience” immersiva in grado di «condensare il valore inespresso di un intero paesaggio, inteso come insieme di valori e sapori incastonati tra i territori e le comunità che li vivono».

Attraverso una riconsiderazione del cibo nei suoi aspetti sociali, culturali e relazionali – è l’auspicio – il consumo critico e consapevole può dischiudere possibilità di salvaguardia ambientale ed economia circolare, restituendo un futuro ad aree interne in via di spopolamento, ridotte a periferia della modernità.

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