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Associazioni

Caccia al cinghiale, associazioni venatorie sannite contro decreto del Servizio Territoriale Provinciale

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“Non appena pubblicato il decreto dirigenziale 98/2019 del Servizio Territoriale Provinciale del 10 Luglio scorso concernente la disciplina della caccia al cinghiale, ha scatenato disapprovazione e malumore tra i cacciatori sanniti. Numerose ed animate – scrivono in una nota Anuu, Arcicaccia, E.P.S, Italcaccia e Liberacaccia – sono state le contestazioni  pervenute alla nostra attenzione, ma soprattutto anche noi stessi rappresentanti provinciali delle associazioni venatorie siamo rimasti meravigliati e sconcertati dal decreto approvato dall’ufficio territoriale provinciale della Regione Campania di Benevento, un decreto orfano della consulta delle rappresentanze previste.

Il decreto 98/2019 del 10 Luglio 2019 deliberato dal Servizio Territoriale Provinciale di Benevento, infatti , è stato formulato esclusivamente dall’ufficio, monco sia della concertazione con le associazioni venatorie non solo ma chiaramente e palesemente privo del parere dell’Ambito Territoriale di Caccia, unico ente responsabile del territorio utile alla caccia, il quale anche se privo del legale rappresentante è comunque attivo e costituito da 19 componenti che ad ampio spettro rappresentano tutte le anime rappresentative del territorio, dalle associazioni venatorie alle associazioni agricole, dalle associazioni ambientali ai rappresentanti delle istituzioni regionali. Nel mese di giugno scorso – continuano – è stato semplicemente effettuato un incontro propedeutico tra le associazioni venatorie e l’Ufficio Caccia su invito del Servizio Territoriale Provinciale, un incontro senza la stesura di alcun documento, non solo ma allo stesso ufficio successivamente, vista la sterilità propedeutica, è stato inviato dal coordinamento delle associazioni venatorie sannite un documento per rendere pratica e fluente la disciplina del prelievo del cinghiale, un documento concepito in sinergia con gli attori principali del teatro venatorio, i cacciatori, ignorato completamente dall’ufficio.

Per queste motivazioni, pertanto è stata inviata in questi giorni una richiesta al Dirigente del Servizio Territoriale Provinciale di Benevento al fine di effettuare un tavolo di concertazione con i rappresentanti previsti per la stesura di un nuovo decreto formulato nel pieno rispetto delle democratiche regole istituzionali.

Dal lettura del decreto 98/2019 appaiono evidenti infatti le motivazioni che hanno generato la collettiva disapprovazione del mondo venatorio sannita.

Innanzitutto – prosegue il comunicato – si denota la riduzione delle aree vocate di caccia al cinghiale che da 32 dello scorso anno passano a 24, quindi ben 8 aree in meno per un numero minimo di partecipanti che viene elevato rispetto allo scorso anno a 30 unità : si precisa in merito che tutte le altre provincie della Campania hanno indicato come numero minimo per la composizione della squadra, 25 unità.

Si evidenzia inoltre dal decreto dirigenziale 98/2019 che vengono pianificate 13 aree destinate al prelievo del cinghiale con la formula della girata, cosa che rappresenta una forzatura in quanto tale modalità per essere adottata deve necessariamente essere prevista nel calendario venatorio corrente. Il calendario venatorio è l’unico strumento di riferimento normativo in merito: analizzando il calendario dell’annata corrente, appare chiaramente non menzionata la formula di caccia denominata “girata”.

D’altronde dal disciplinare stesso inoltre si evidenzia che il numerico minimo di cacciatori per l’effettuazione della battuta giornaliera è 12,ovvero ai restanti 18 cacciatori assenti alla braccata in pratica è sancita la possibilità di poter effettuare ben 3 richieste ogni 6 cacciatori per effettuare la girata : in sintesi una squadra alla quale è attribuita una area per la braccata ha la contestuale possibilità di beneficiare di altre tre aree a sua disposizione per l’effettuazione della girata.

E’ chiaro ed evidente – spiegano Anuu, Arcicaccia, E.P.S, Italcaccia e Liberacaccia – che l’adozione di un provvedimento che disciplina una collettività deve essere necessariamente sancito dalla concertazione tra gli attori della collettività: d’altronde lo strumento normativo prevede chiaramente che  l’Ambito Territoriale Caccia è responsabile del territorio utile alla caccia e non il Servizio Territoriale Provinciale.

Ad onore della cronaca lo stesso ufficio lo scorso anno ha deliberato il disciplinare di caccia al cinghiale con ben sei decreti a seguire.

Tutto questo succede quando non vengono adottati i criteri democratici di concertazione, condivisione e trasparenza. 

L’ufficio ha ritenuto di individuare l’incontro propedeutico, come abbiamo riscontrato in una nota stampa dello stesso, quale concertazione con le associazioni venatorie, ma noi associazioni venatorie sannite in epigrafe smentiamo nella maniera più assoluta che in quell’incontro in effetti non è stato sancito né trascritto alcun documento per la stesura del decreto dirigenziale 98/2019 del STP di Benevento.

Corre rammentare in particolare all’ufficio caccia di Benevento che nel calendario venatorio corrente è riportato un vincolo limitativo per i cacciatori di cinghiale, i quali in tali giornate di caccia possono effettuare soltanto quel tipo di caccia e non altri : in sintesi l’ufficio ha imposto anacronistiche e medievali limitazioni sia territorialmente che socialmente parlando.

Non si può dividere il territorio ed i cacciatori: i cacciatori appartengono al territorio e tutti debbono avere le stesse facoltà e possibilità né tanto meno si devono facilitare taluni a discapito di tali altri, oramai abbiamo superato il secondo millennio, siamo agli antipodi del terzo millennio. Le Regioni limitrofe alla Campania ce lo insegnano, basta guardare i decreti che disciplinano la caccia al cinghiale in Puglia, Basilicata, Abruzzi, Lazio: in questi territori utilizzano quale metro di misura per la composizione delle squadre a cinghiale la pressione venatoria, ovvero il rapporto cacciatore per chilometro quadro e soprattutto facilitano tutti i cacciatori e lo dimostra il fatto che diversamente dalla Campania in questi territori non è mai stato dichiarato il cosiddetto stato di emergenza.

Si precisa inoltre che l’indice di pressione venatoria è un parametro importante in particolar modo ai fini della prevenzione degli incidenti, in quanto un ammassamento imponente sulla superficie può più facilmente generare incidenti e pertanto in merito deve essere formulato un indice massimo di capienza per aree vocate di caccia al cinghiale, anche perché tutte le aree non hanno una superficie omogenea ed equivalente tra di loro. Ci sono aree sotto i mille ettari ed aree sopra i duemila ettari ed oltre.

L’arbitrarietà decisionale per la disciplina di un’attività pertinente una collettività non è giustificabile senza la concertazione e la condivisione  delle rappresentanze della collettività stessa : gli elementi di concertazione, partecipazione e condivisione sono indispensabili per il benessere dell’intera collettività.

Infine – concludono Anuu, Arcicaccia, E.P.S, Italcaccia e Liberacaccia – si evidenzia che in tutti i decreti dirigenziali dei servizi territoriali provinciali della Regione Campania relativi alla disciplina della caccia al cinghiale recentemente deliberati  sono stati riportati i riferimenti ai tavoli di concertazione sostenuti per la formulazione del disciplinare stesso, eccetto quello del Servizio Territoriale Provinciale di Benevento.

Non è sostenibile che l’ufficio caccia adotti formulazioni avulse dalle normative e regole vigenti non solo ma tenendo lontane le associazioni di categoria.

Si confida fortemente nella rivalutazione del decreto dirigenziale 98/2019 e nella stesura di un nuovo decreto dirigenziale formulato con i rappresentanti in seno al comitato di gestione dell’Ambito Territoriale Caccia di Benevento o quanto meno con le associazioni venatorie”.

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