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SANNIO

Sant’Agata de’ Goti, l’appello per la “Biblioteca Melenzio”

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“La Biblioteca ‘Michele Melenzio’ è un’istituzione culturale riconosciuta dalla Regione Campania, è inserita nel sistema nazionale delle biblioteche, è dotata di circa 15mila volumi. E’ allocata nei locali del Palazzo Mosera di Sant’Agata dei Goti ma per le attività che svolge, il suo valore è di interesse nazionale”. Sono le parole di Pasquale Viespoli, Gennaro Malgieri, Billy Nuzzolillo, Antonio Medici, Luigi Ruscello, Amerigo Ciervo e Nicola Sguera che hanno scritto una nota congiunta sulla vicenda.

“La giunta – scrivono – ha deliberato la restituzione dei locali al Comune, senza alcuna motivazione, con il mero richiamo alle previsioni contrattuali, come si evince dalla dichiarazione rilasciata dal sindaco Valentino a ‘Il Mattino’. Noi riteniamo che non si possa archiviare, sbrigativamente e burocraticamente, una vicenda che per l’oggettivo significato valoriale e simbolico, va ben oltre il perimetro locale e assume una rilevanza di interesse generale.

Nel Sannio – aggiunge la nota -, anche per la crisi profonda dei soggetti e delle forme della rappresentanza politica e sociale, si evidenzia la rarefazione del dibattito pubblico e del confronto culturale e l’inaridimento della passione civile. In uno scenario simile diventa un dovere istituzionale sostenere, promozionare e valorizzare le attività e i luoghi della cultura, per rispondere al bisogno diffuso di istruzione, formazione e conoscenza.

Sant’Agata dei Goti, con le sue bellezze artistiche, le sue chiese, i suoi vicoli, – concludono – rappresenta un percorso e un racconto di cultura e di storia. Un’istituzione culturale è, dunque, connaturata al ruolo e alla vocazione della città. Al sindaco Valentino, per le motivazioni che abbiamo esposto, chiediamo di voler ripristinare le condizioni per consentire alla Biblioteca Melenzio di proseguire la sua attività culturale. Sarebbe, da parte del sindaco e della giunta, una scelta di responsabilità e di intelligenza che è la migliore risposta all’accusa di voler perseguire la libertà di critica e di dissenso”.

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