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Medio Calore

Apice, sentieri religiosi di Sant’Antonio: il consigliere Iebba chiede chiarezza sui lavori da 1,2 milioni di euro

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«Non basta spendere i soldi: servono chiarezza, programmazione e una strategia per il territorio». È quanto sostiene Filippo Iebba, consigliere comunale e componente del gruppo di opposizione “Insieme per Apice”, intervenendo sul progetto di recupero e riqualificazione dei sentieri turistici religiosi nella zona di Sant’Antonio, finanziato con risorse pubbliche per circa 1,2 milioni di euro.

Iebba precisa di non essere contrario all’intervento, sottolineando anzi l’importanza di valorizzare un luogo significativo per la comunità, per la devozione religiosa e per le potenzialità turistiche di Apice. «Nessuno può essere contrario alla riqualificazione di Sant’Antonio – afferma –. Apice ha bisogno di investimenti, infrastrutture e di una seria strategia di valorizzazione del proprio patrimonio religioso, storico e paesaggistico».

Proprio per la rilevanza economica dell’opera, però, il consigliere chiede maggiore trasparenza sulla gestione dell’intervento, partendo dagli atti amministrativi adottati dal Comune.

«Il 17 aprile 2026 – ricorda Iebba – il sindaco ha emanato un’ordinanza contingibile e urgente per lo sblocco e la messa in sicurezza dell’appalto, rivolgendo una diffida all’impresa esecutrice, al progettista, al direttore dei lavori e al RUP. Questa non è un’interpretazione dell’opposizione, ma un atto amministrativo».

Da qui le domande poste dal consigliere: «Perché si è arrivati a un’ordinanza? Quali erano esattamente le criticità che avevano determinato il rallentamento? Da quanto tempo erano conosciute dall’amministrazione? Quali iniziative erano state assunte prima dell’ordinanza del 17 aprile? E soprattutto, perché si è dovuti arrivare a un provvedimento contingibile e urgente per ottenere lo sblocco dell’intervento?».

Iebba chiede inoltre chiarimenti sul ruolo svolto dal RUP e, più in generale, sulle attività di controllo e coordinamento dell’appalto. «Non stiamo attribuendo responsabilità personali a nessuno – precisa –. Ma proprio per questo chiediamo all’amministrazione di spiegare, con assoluta trasparenza, quali siano state le attività di controllo, coordinamento e vigilanza svolte nel corso dell’appalto».

Nel mirino anche la variante approvata dalla Giunta comunale il 6 luglio 2026 e il successivo secondo stato di avanzamento dei lavori. «Una variante non è di per sé qualcosa di illegittimo o negativo – sottolinea il consigliere –. Può essere prevista dalla normativa e può rendersi necessaria per ragioni tecniche. Ma politicamente è doveroso chiedere che cosa sia cambiato rispetto al progetto originario, per quale motivo sia stata necessaria, quali lavorazioni siano state modificate, aggiunte o eliminate e se abbia comportato variazioni dei costi o dei tempi».

Secondo Iebba, occorre inoltre chiarire se le criticità che hanno portato alla variante fossero prevedibili già nella fase progettuale. «Una cosa è una variante resa necessaria da una circostanza imprevedibile, altra cosa sarebbe una modifica determinata da una programmazione iniziale non sufficientemente approfondita. Questa distinzione, per il Consiglio comunale, è fondamentale».

L’esponente di “Insieme per Apice” chiede quindi un quadro aggiornato sull’andamento economico e temporale dell’intervento: «Quanto è stato già pagato? Quanto resta da pagare? Qual è il nuovo cronoprogramma? Qual è la data prevista per la conclusione dei lavori? E soprattutto, quanto è costato, in termini economici e di tempo, il rallentamento dell’intervento?».

Per Iebba, tuttavia, la questione non riguarda soltanto la gestione del cantiere, ma anche la strategia complessiva dell’amministrazione. «La vera domanda politica non è se dobbiamo fare i sentieri di Sant’Antonio. La vera domanda è: che idea di sviluppo abbiamo per Apice?».

Il consigliere evidenzia infatti che la realizzazione dei sentieri, da sola, non sarebbe sufficiente a creare un sistema turistico. «Un sentiero, da solo, non crea turismo. Un’opera pubblica diventa davvero un investimento per il territorio quando viene inserita in un progetto più ampio: promozione, accoglienza, segnaletica, manutenzione, collegamento con il centro storico, valorizzazione del convento e degli altri luoghi di interesse, coinvolgimento delle attività commerciali e capacità di attrarre visitatori».

Da qui un ulteriore interrogativo sul futuro dell’opera una volta conclusi i lavori. «Chi gestirà la manutenzione dei sentieri? Con quali risorse? Come verranno promossi? Come saranno collegati al patrimonio religioso, storico e paesaggistico di Apice? Quale ricaduta economica avranno, se ci sarà, sulle attività del territorio? Quanti visitatori si pensa di attrarre?».

Per il consigliere, dunque, «costruire un’infrastruttura è soltanto il primo passo. La vera sfida è farla vivere». Iebba ribadisce infine che l’obiettivo dell’opposizione non è individuare responsabilità personali, ma ottenere informazioni sull’utilizzo delle risorse pubbliche e sulle prospettive dell’intervento. «Non chiediamo accuse, chiediamo documenti. Non chiediamo promesse, chiediamo date. E non chiediamo di sapere soltanto quando verrà inaugurata l’opera. Chiediamo di sapere che cosa avrà prodotto per Apice quando, tra cinque o dieci anni, ci guarderemo indietro».

«Il vero giudizio su un’amministrazione – conclude Iebba – non si dà quando annuncia un’opera, ma quando quell’opera viene consegnata ai cittadini e dimostra di essere stata una scelta utile, sostenibile e lungimirante. E su questa, come opposizione, continueremo a vigilare».

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