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Valle Vitulanese

Atto intimidatorio a don Giambo, la lettera aperta di don Raffaele Pettenuzzo: “Perché questo silenzio?”

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A pochi giorni dall’attentato incendiario messo a segno ai danni dell’auto del parroco di Bonea, don Giovanni Umberto Mastronardi, interviene con una lettera aperta dal titolo ‘Nel buio della notte’ il parroco di Paupisi, don Raffaele Pettenuzzo.

“Nel buio il silenzio, nel buio la paura e nel buio il vile che sceglie l’azione intimidatoria, cioè l’atto criminale. Scelta intelligente per chi vuol fare il cecchino del coraggio, del libero parlare, della luce della verità e della sete di giustizia. ‘Bonea: incendiata nella notte l’auto del Parroco. Ignoti danno fuoco alla ruota sotto il vano del motore. A don Giovanni Umberto Mastronardi, i messaggi di solidarietà dei concittadini di Bonea, del consigliere comunale Clemente Cecere Palazzo … L’episodio è accaduto in piazza Eduardo Caturano la notte tra venerdì e sabato scorsi, nel centro caudino. La vettura, una Fiat Bravo, è rimasta distrutta’ – così è stato riportato dalla stampa.

Nel buio opera chi vuol fare dell’uomo un branco di vili al suo servizio malavitoso. Nel buio della notte l’auto incendiata: un segnale preciso, mirato, un coltello puntato alla gola, la volontà precisa di mozzare una lingua; la lingua che vuol pronunciare parole di sete di verità e di giustizia, del rifiuto nei confronti di chi vuole ‘un silenzio perché aiuta a riflettere e quindi a costruire’.

Ma da che parte stiamo con il nostro silenzio? Sì, un silenzio per costruire, ma costruire che cosa? Un silenzio per chi vuol fare il cecchino del coraggio, del libero parlare, della luce della verità, della sete di giustizia? Un silenzio per chi vuol fare dell’uomo un branco di vili al suo servizio malavitoso?

‘Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: «Voi stessi date loro da mangiare» (Mc 6,37)’, scrive Papa Francesco in Evangelii gaudium al n. 49.

Pertanto, io amo la parola coraggiosa, scelgo il segno che fa capire da che parte io sto, ed io sono con le circa 500 persone, donne, uomini, bambini e giovani, che hanno sfilato lunedì sera 24 febbraio per le strade di Bonea in segno di solidarietà nei confronti di don Giovanni Umberto Mastronardi, e che lo scorso 22 febbraio ha subito l’incendio della propria auto.

‘Quali sono secondo lei – domanda un giornalista al consigliere comunale Clemente Cecere Palazzo – i motivi dell’attentato a don Giovanni Umberto?’. La risposta: ‘I motivi devono essere ricercati nel fatto che don Mastronardi è un vero «Apostolo di Cristo», che lotta da diversi anni con grande coraggio per la verità e la giustizia. Persone simili, che non scendono a compromesso con alcuno, risultano scomode a soggetti che, invece, vogliono continuare a portare avanti le loro azioni criminali e di male fatte’.

Il silenzio per chi vuol fare dell’uomo un branco di vili al suo servizio malavitoso imputridisce le coscienze, uccide il messaggio della Croce e della Resurrezione, afferma che la via per Damasco non è mai esistita.

In questo momento il mio cuore, la mia mente e la mia coscienza, confrontandosi con il Vangelo, vogliono manifestarsi, parlare, schierarsi, impedire lo spegnimento della luce, uscire dalla penombra che rende indistinguibile la verità dalla menzogna, l’onestà dall’ipocrisia e la giustizia dalla prigione del più forte”.

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