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Miasmi, il Comitato: “Non siamo maggioranza né opposizione. Prima le verifiche, poi le rassicurazioni”
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A due giorni dal Consiglio comunale sulla vicenda dei miasmi e dell’impianto di San Domenico, il confronto politico continua. Nella giornata successiva alla seduta sono arrivate le repliche della maggioranza e dell’opposizione: l’Amministrazione ha rivendicato la correttezza e la fermezza degli atti adottati, mentre l’opposizione ha continuato a sollevare questioni sui controlli, sui tempi e sull’intera ricostruzione della vicenda.
Anche la stampa locale, sottolinea il Comitato Civico Territoriale San Domenico e Aree Limitrofe, ha evidenziato come il tema ambientale rischi ormai di essere assorbito dallo scontro politico. Il Mattino di oggi, secondo il Comitato, “sintetizza bene la situazione: maggioranza e opposizione continuano a contrapporsi, mentre i cittadini chiedono risposte e i miasmi restano un problema aperto”.
È proprio da qui che il Comitato intende ripartire, ribadendo la propria autonomia rispetto agli schieramenti politici.
“Non ci interessa stabilire chi abbia vinto il confronto politico – afferma il Comitato –. Ci interessa capire cosa è accaduto, cosa è stato controllato, cosa resta da verificare e quali garanzie concrete esistano oggi per i cittadini”.
Il Comitato precisa di non voler ignorare quanto emerso dal confronto istituzionale. “Alcune questioni già poste dal Comitato prima del Consiglio sono state riprese e rilanciate in Aula dall’opposizione; altre, invece, sono emerse dal lavoro documentale svolto successivamente dalla minoranza e meritano, a nostro avviso, di essere approfondite”.
Il principio, sottolinea il Comitato, era già stato espresso prima della seduta: “Non sono domande della maggioranza e non sono domande dell’opposizione. Sono domande che nascono dagli atti e che attendono risposte”.
Tra i punti richiamati dal Comitato c’è quello relativo alle circa 17.850 tonnellate di biomasse. “Il Comitato aveva già pubblicamente posto, prima del Consiglio, il tema delle circa 17.850 tonnellate e chiesto quando il Comune avesse avuto piena conoscenza della ricezione e lavorazione delle biomasse e cosa avessero verificato i sopralluoghi precedenti”.
Secondo la ricostruzione ARPAC già richiamata pubblicamente, Benevento Biometano avrebbe iniziato a ricevere e lavorare biomasse dal 24 ottobre 2025, prima del completamento e del collaudo dell’impianto. ARPAC quantifica in circa 17.850 tonnellate i quantitativi complessivamente presenti o lavorati. Le prime segnalazioni di molestie olfattive vengono fatte risalire al novembre 2025, mentre seguirono il sopralluogo della Polizia Municipale del 27 febbraio 2026 e altri accertamenti nei mesi successivi.
“Diciassettemilaottocentocinquanta tonnellate di materiale organico sono una quantità enorme – osserva il Comitato –. Ma il punto non è trasformare oggi quella cifra in un atto d’accusa. Il punto è ricostruire con precisione quando le diverse istituzioni hanno acquisito le informazioni, quali verifiche sono state effettuate e quali valutazioni sono state assunte nelle varie fasi”.
Da qui una serie di interrogativi: “Quali approfondimenti seguirono alle prime segnalazioni dei cittadini e al sopralluogo del 27 febbraio? Quale quadro informativo era disponibile in quel momento agli uffici comunali sulla presenza e sulla gestione delle biomasse? Quando divenne chiaro che l’impianto era ancora in fase di completamento e che al suo interno erano presenti ingenti quantitativi di materiale organico, quali verifiche furono effettuate sulla prosecuzione dei conferimenti?”.
E ancora: “Vi erano già allora elementi che avrebbero potuto suggerire controlli più stringenti o misure più tempestive?”.
Domande che, secondo il Comitato, “non servono a riscrivere oggi il passato, ma a capire se e come una situazione di tali dimensioni avrebbe potuto essere intercettata prima, anche per evitare che i cittadini sopportassero per mesi gli enormi disagi successivamente verificatisi”.
Un altro elemento che il Comitato ritiene meritevole di approfondimento riguarda il parere ARPAC del 23 dicembre 2022, relativo alla fase autorizzativa dell’impianto.
“L’Agenzia richiamava espressamente il tema degli odori e rimetteva al Comune, per la propria competenza istituzionale, la valutazione della collocazione dell’impianto nel territorio circostante, tenendo conto dei recettori presenti al contorno”, ricorda il Comitato.
L’opposizione sostiene che negli atti da essa esaminati non emergerebbe traccia di tale valutazione. “Il Comitato non assume questa conclusione come propria senza ulteriori verifiche – precisa –. Ma il documento ARPAC esiste e pone una domanda precisa: quella valutazione richiesta al Comune nel 2022 fu effettuata?”.
E, in caso affermativo, “con quale atto e con quali conclusioni relativamente alla presenza dei recettori circostanti e alla problematica degli odori?”.
Il Comitato richiama poi i due provvedimenti adottati dall’Amministrazione nelle scorse settimane. “L’Amministrazione sostiene che le proprie decisioni siano state adottate nell’interesse dei cittadini e a tutela dell’ambiente e della salute. Ne prendiamo atto”, afferma il Comitato.
Il 7 settembre venivano consentite le operazioni necessarie al completamento dell’impianto. L’ordinanza del 18 settembre, invece, ha fermato tutte le operazioni tecniche e le attività edilizie e strumentali all’ultimazione dell’impianto, richiamando la massima tutela dell’ambiente e della salute anche rispetto a rischi potenziali e precisando che le autorità stavano ancora ultimando attività di verifica e controllo.
“Per questo chiediamo una spiegazione semplice – sottolinea il Comitato –: quali elementi tecnici e amministrativi disponibili il 7 settembre consentivano di ritenere compatibile con la tutela dei cittadini la prosecuzione delle operazioni di completamento e quali elementi hanno invece portato, undici giorni dopo, alla loro sospensione?”.
“Può certamente esistere una spiegazione tecnica e amministrativa. È proprio quella spiegazione che chiediamo”, aggiunge il Comitato, secondo cui “affermare che entrambi i provvedimenti sono stati adottati nell’interesse dei cittadini è una conclusione. Ai cittadini interessa conoscere anche il percorso che conduce a quella conclusione”.
Nel frattempo, sottolinea ancora il Comitato, “mentre maggioranza e opposizione continuavano il proprio confronto, nelle ore successive al Consiglio dalle contrade Nord sono continuate ad arrivare al Comitato segnalazioni di miasmi nauseabondi”.
Questo, viene evidenziato, nonostante la società avesse comunicato che le operazioni di svuotamento delle biomasse sarebbero state completate entro il 19 settembre, operazioni che il Comune indicava come importanti per mitigare la problematica odorigena.
Restano quindi, secondo il Comitato, alcune questioni concrete: “Quanta biomassa è realmente uscita dal sito e quanta è stata invece ricollocata al suo interno? Chi ha autorizzato e verificato il trasferimento di parte del materiale semisolido nel capannone aperto su un lato? Quale percorso è previsto per la rimozione dei teloni delle lagune e per le eventuali verifiche del terreno sottostante, del suolo e del sottosuolo?”.
E ancora: “Quali prescrizioni ARPAC risultano oggi adempiute, quali restano da completare e quali controlli sono ancora in corso? Quale sia oggi l’origine delle molestie olfattive che i residenti continuano a segnalare”.
Nel documento il Comitato affronta anche il tema della fiducia nelle istituzioni. “In Consiglio è stato rivolto ai cittadini anche l’invito a stare tranquilli e ad avere fiducia. La fiducia nelle istituzioni è fondamentale. Ma diventa più forte quando agli annunci seguono verifiche, ai cronoprogrammi seguono controlli e alle domande seguono risposte comprensibili”.
Il Comitato ribadisce inoltre “piena fiducia nel lavoro della Magistratura e degli organi investigativi, ai quali compete accertare fatti ed eventuali responsabilità”, precisando però che “l’indagine giudiziaria non esaurisce tutte le questioni amministrative, ambientali e sanitarie”.
“Nei limiti consentiti dal segreto istruttorio – aggiunge – i cittadini hanno diritto a conoscere quali controlli siano stati effettuati, quali risultati abbiano prodotto e quali verifiche debbano ancora essere completate”.
Infine, il Comitato ribadisce la volontà di mantenere aperto il dialogo con le istituzioni, senza rinunciare alla propria autonomia. “Il Comitato ha sempre considerato il dialogo con le istituzioni parte essenziale del proprio ruolo. Per questo ogni disponibilità a proseguire un dialogo istituzionale serio sarà accolta positivamente. Ma la nostra autonomia resta intatta”.
“Dialogare con l’Amministrazione non significa aderire alla versione della maggioranza. Riconoscere che l’opposizione abbia rilanciato questioni già poste dal Comitato o abbia portato all’attenzione ulteriori documenti meritevoli di approfondimento non significa aderire alla battaglia politica della minoranza”.
Da qui la conclusione: “Il Comitato non è maggioranza. Il Comitato non è opposizione. Il Comitato continuerà a confrontarsi con tutti e a verificare ogni elemento utile, restando sempre dalla stessa parte: dalla parte dei cittadini e dei fatti”.
Il dialogo istituzionale, conclude il Comitato, deve avere “atti, controlli, tempi e risultati”, perché “mentre la politica continuerà legittimamente il proprio confronto, noi continueremo a riportare la discussione alle domande essenziali: che cosa è accaduto? Che cosa è stato verificato? Che cosa resta ancora da verificare? E quali garanzie esistono perché una situazione del genere non si ripeta?”.
“La fiducia si costruisce. Con gli atti. Con i dati. Con i controlli. Con la trasparenza. Prima le verifiche. Poi le rassicurazioni”, conclude il Comitato Civico Territoriale San Domenico e Aree Limitrofe.


