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Opinioni

Sal Da Vinci, una grande festa al Conservatorio. Ma la stampa sannita meritava un altro trattamento

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I riflettori, ieri, erano giustamente puntati su un momento di prestigio per il territorio sannita: il Conservatorio “Nicola Sala” ha conferito la laurea ‘honoris causa’ a Sal Da Vinci, in una cerimonia che ha richiamato l’attenzione di numerosi organi di informazione. Un appuntamento importante, raccontato con la consueta disponibilità dalla stampa locale, quella che c’è sempre. Quando ci sono le grandi occasioni, ma soprattutto quando ci sono quelle piccole, che fanno vivere quotidianamente il territorio. Proprio per questo, però, una riflessione è doverosa.

Perché se è vero che la cultura dovrebbe essere sinonimo di apertura, condivisione e dialogo, ieri un po’ tutti noi addetti ai lavori abbiamo avuto l’impressione che il racconto dell’evento fosse organizzato secondo una gerarchia piuttosto discutibile. Da una parte le testate nazionali, destinatarie di percorsi preferenziali; dall’altra chi, quel territorio, lo racconta 365 giorni all’anno, costretto a rincorrere permessi, attese, spiegazioni e spazi per poter semplicemente svolgere il proprio lavoro.

Non è una questione di orgoglio ferito. È una questione di rispetto.

Rispetto per giornalisti, operatori e videomaker che non chiedono privilegi, ma solo le condizioni minime per documentare un evento destinato, prima di tutto, alla comunità sannita. E invece si è assistito a un’organizzazione della comunicazione e della sicurezza che, a tratti, è sembrata decisamente sproporzionata. La nostra troupee ha dovuto discutere perfino per recuperare la propria attrezzatura nella sala dove si è svolta la conferenza stampa. Chi cercava indicazioni per sistemare un microfono si è trovato davanti più ostacoli che interlocutori.

Francamente, è sembrato tutto eccessivo. Si celebrava un riconoscimento accademico di grande valore, non un vertice internazionale chiamato a decidere gli equilibri geopolitici del pianeta.

Il paradosso è che proprio le televisioni e le testate locali, quelle che oggi e domani continueranno a raccontare con grande piacere il Conservatorio, le sue iniziative e la vita culturale del Sannio, sono state le uniche a non poter raccogliere una dichiarazione diretta ai propri microfoni. ‘Abbiamo organizzato una conferenza stampa’, ci hanno detto, come se fosse un contentino. Un dettaglio solo in apparenza marginale, perché racconta una visione distorta del ruolo dell’informazione di prossimità. E soprattutto ignora ciò che serve ad una webtv come la nostra o ad una tv per portare a casa un servizio video giornalistico. Pazienza.

Questa non è una critica al Conservatorio e ai suoi vertici, né tantomeno al prestigioso riconoscimento conferito a Sal Da Vinci, che merita gli applausi ricevuti. Anzi, è facile immaginare che chi rappresenta l’istituzione – il direttore Ilario e il presidente Orlando – abbia dovuto rispettare dinamiche organizzative decise altrove.

Ma proprio perché nessuno ama sollevare queste questioni, forse è arrivato il momento di dirlo con chiarezza a tutti: la stampa locale non è un riempitivo né una presenza di contorno da utilizzare quando serve dare visibilità agli eventi. È il primo presidio dell’informazione sul territorio, quello che racconta, promuove e valorizza persone, istituzioni, associazioni e manifestazioni quando le telecamere nazionali sono già andate via. O quando non sono proprio arrivate. 

E forse sarebbe il caso di ricordarsene non solo quando c’è da spedire un comunicato stampa, ma anche quando c’è da riconoscere dignità a chi, ogni giorno, contribuisce a dare voce a questa comunità.

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