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ECONOMIA

Il Sannio punta sulla via Appia: realtà aumentata, infopoint e turismo lento per promuovere la strada Unesco

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C’è un elemento che cambia radicalmente la prospettiva della delibera approvata dal Comune di Benevento nella giornata di ieri: la Via Appia non è più soltanto un’eredità archeologica da conservare, ma un’infrastruttura culturale contemporanea da mettere a sistema. È questo il cuore del progetto finanziato nell’ambito dell’Accordo per la Coesione della Regione Campania 2021-2027, che destina alla provincia di Benevento 756mila euro per la valorizzazione del tratto sannita della storica “Regina Viarum”.

L’obiettivo dichiarato è ambizioso: trasformare circa 60 chilometri di percorso, attraversando undici comuni del Sannio, in un itinerario turistico strutturato, riconoscibile, accessibile e competitivo sul mercato del turismo lento internazionale. Il tutto con una scadenza già fissata: maggio 2027.

Al centro dell’operazione c’è il Comune di Benevento, individuato dalla Regione Campania come ente capofila dell’ATS – Associazione Temporanea di Scopo – costituita insieme ai comuni di Apice, Apollosa, Arpaia, Calvi, Ceppaloni, Forchia, Montesarchio, Paolisi, San Giorgio del Sannio e San Nicola Manfredi.

La delibera approva due atti fondamentali: il nuovo schema di convenzione con la Regione Campania e soprattutto il Documento di Indirizzo alla Progettazione (DIP), cioè il testo strategico che definisce filosofia, obiettivi e contenuti dell’intervento.

Il progetto nasce in un momento storico decisivo. Nel 2024 la Via Appia è stata iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO come sito seriale “Appia Regina Viarum”. Un riconoscimento che ha avuto un forte valore simbolico ma che, allo stesso tempo, ha imposto standard molto più elevati di valorizzazione territoriale.

Ed è proprio questo il punto politico e culturale della delibera: il Sannio prova a uscire dalla frammentazione che per anni ha limitato la fruizione turistica dell’Appia. Nel documento si ammette apertamente che il territorio soffre di “assenza di un sistema segnaletico unitario, scarsità di punti informativi accessibili, disomogeneità dell’offerta digitale e identità visiva non consolidata”. Tradotto: il patrimonio esiste, ma non è percepito come un’esperienza organica.

La strategia scelta dalla Regione e dai comuni sanniti è quindi quella della costruzione di un ecosistema turistico integrato, in cui archeologia, paesaggio, tecnologia e marketing territoriale dialogano tra loro.

La parte più concreta del piano riguarda il ridisegno dell’esperienza del cammino. Lungo il percorso verrà installato un sistema di segnaletica multilivello conforme agli standard UNESCO e CAI-MiC: paletti direzionali, targhe chilometriche, pannelli informativi, indicazioni nei nodi di accesso e cartellonistica didattica.

Ogni elemento sarà dotato di QR code collegati a contenuti multilingue e georeferenziati. Non soltanto indicazioni pratiche, ma anche approfondimenti storici, audioguide, mappe tematiche e ricostruzioni digitali.

È qui che emerge uno degli aspetti più innovativi del progetto: la volontà di trasformare la Via Appia in una piattaforma narrativa immersiva.

Il DIP prevede infatti: realtà aumentata per ricostruire il paesaggio romano; visori VR negli infopoint; audioguide attivabili tramite NFC; contenuti in Braille; sottotitoli e LIS nei video; una app mobile con navigazione offline e funzioni AR.

Una scelta che punta chiaramente a intercettare il pubblico internazionale del turismo esperienziale e dei cammini culturali, segmento in forte crescita in Europa.

Tra gli elementi simbolicamente più interessanti ci sono gli infopoint, ribattezzati “Tabernae”, richiamando le antiche stazioni di sosta romane. Saranno realizzati tre infopoint fissi e due o tre mobili.

Quelli permanenti sorgeranno in edifici comunali e saranno dotati di: totem touch screen; schermi multimediali; visori VR; stazioni di ricarica per smartphone ed e-bike; materiali informativi multilingue; connessioni Wi-Fi.

Gli infopoint mobili, invece, saranno strutture prefabbricate trasportabili alimentate anche da pannelli fotovoltaici, da utilizzare durante eventi, festival e manifestazioni.

Il progetto immagina quindi la Via Appia non come un semplice sentiero storico, ma come una rete territoriale viva, animata e tecnologicamente connessa.

Dietro il linguaggio tecnico della delibera emerge una precisa strategia economica. L’obiettivo non è soltanto valorizzare il patrimonio culturale, ma generare indotto attraverso il turismo lento. Nel documento si parla esplicitamente di: incremento della permanenza media dei visitatori; coinvolgimento di B&B, agriturismi e guide; azioni di co-marketing; festival ed eventi culturali; promozione integrata dell’intero territorio sannita.

La scommessa è chiara: fare della Via Appia una leva di sviluppo territoriale alternativa ai modelli turistici tradizionali. Non a caso una parte consistente delle risorse viene destinata a comunicazione e marketing. Circa 226 mila euro saranno impiegati per: identità visiva coordinata; piattaforma web e app; produzione di contenuti foto-video; campagne social; festival culturale “PASSI”; attività formative come “Appia Schools”.

Il titolo provvisorio del festival – “PASSI, Percorsi Antichi tra i Sentieri di Sannio e Irpinia” – racconta bene la direzione scelta: costruire un brand territoriale capace di mettere insieme storia, paesaggio e comunità.

Il quadro economico approvato appare però relativamente contenuto rispetto all’ambizione del progetto.

I 756mila euro complessivi dovranno coprire: segnaletica; pannelli didattici; infopoint; manutenzioni; piattaforme digitali; contenuti multimediali; eventi; comunicazione; progettazione e spese tecniche.

La voce più pesante riguarda le infrastrutture leggere e gli infopoint, mentre oltre 75mila euro sono destinati al festival culturale. È una cifra importante per un progetto locale, ma limitata se confrontata con l’estensione territoriale dell’intervento e con gli standard evocati dal riconoscimento UNESCO.

Il rischio, come spesso accade nei programmi di valorizzazione culturale, è che la componente comunicativa e digitale finisca per prevalere sulla manutenzione strutturale del tracciato reale.

Il successo dell’operazione dipenderà quindi dalla capacità dei comuni di: coordinarsi nel tempo; garantire manutenzione costante; aggiornare i contenuti digitali; coinvolgere davvero operatori e comunità locali; trasformare il progetto in una rete stabile e non in una semplice operazione finanziata a termine.

La delibera approvata dal Comune di Benevento rappresenta comunque un passaggio significativo per il territorio sannita. Per la prima volta la Via Appia viene pensata come infrastruttura culturale unitaria e non come sommatoria di emergenze archeologiche isolate.

Il progetto prova a costruire una nuova narrazione del Sannio: non più area interna marginale, ma crocevia storico europeo dei cammini culturali. Ed è probabilmente questo il dato più rilevante dell’intera operazione: il tentativo di trasformare una grande eredità storica in una piattaforma contemporanea di sviluppo, turismo e identità territoriale.

La sfida adesso passa dalla fase più difficile: quella dell’attuazione. Perché entro maggio 2027 il tratto beneventano della Via Appia dovrà dimostrare di poter diventare davvero ciò che il dossier UNESCO promette: un cammino internazionale capace di unire memoria storica, innovazione e comunità locali.

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