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ECONOMIA

Territori in bilico – Pnrr, la corsa finale degli enti territoriali tra ritardi, tagli e incognite

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Mancano pochi mesi alla scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza e la fotografia che arriva dai territori è tutt’altro che rassicurante. Regioni, comuni, province e città metropolitane – spesso indicati negli ultimi anni come tra i principali responsabili dei ritardi – restano protagonisti del piano, ma anche uno dei suoi punti più critici.

A ricordarlo è una recente analisi di Openpolis, che nelle scorse settimane ha rilanciato i dati della Corte dei conti: un monitoraggio approfondito su oltre 96mila progetti che restituisce un quadro fatto di avanzamenti lenti, difficoltà strutturali e una governance ancora fragile.

Nonostante i definanziamenti e le revisioni che hanno segnato il percorso del Pnrr, gli enti territoriali gestiscono ancora una fetta rilevantissima delle risorse: circa 47,5 miliardi di euro, pari a quasi un quarto dell’intero piano.

Parliamo di oltre 96mila interventi per un valore complessivo di circa 60,8 miliardi, di cui la parte più consistente è nelle mani dei comuni (oltre 31 miliardi), seguiti da regioni e province autonome (23,5 miliardi). Il Pnrr rappresenta la fonte principale di finanziamento, coprendo circa il 78% del totale.

Numeri che confermano il ruolo centrale dei territori, ma che allo stesso tempo rendono evidente quanto la riuscita del piano dipenda dalla loro capacità di attuazione.

Il dato più significativo riguarda lo stato di avanzamento. Secondo la Corte dei conti, solo il 33% circa del valore complessivo dei progetti risulta realizzato. In altre parole, circa due terzi degli interventi devono ancora essere completati, mentre mancano pochi mesi alla scadenza del 2026.

Ancora più basso il dato relativo ai progetti formalmente conclusi: appena il 2,1%. Un numero che, sebbene legato anche ai tempi amministrativi di chiusura, contribuisce a restituire la percezione di un piano ancora lontano dal traguardo.

Anche guardando alla sola componente finanziata dal Pnrr, il livello di avanzamento si ferma attorno al 40%. Una soglia che appare modesta, considerando la fase ormai finale del programma.

I ritardi accumulati, soprattutto nelle fasi di progettazione e affidamento degli appalti, hanno già avuto conseguenze concrete. Il governo è intervenuto più volte per rivedere il piano, arrivando anche a definanziare parte degli interventi considerati a rischio.

Sono oltre 4.600 i progetti degli enti territoriali che hanno subito tagli, per un valore complessivo superiore ai 4,5 miliardi di euro. A essere colpite soprattutto le misure legate alla rigenerazione urbana e alle politiche sociali, con un impatto particolarmente rilevante nel Mezzogiorno.

L’obiettivo dichiarato è evitare che le opere restino incompiute, spostandole su altri canali di finanziamento. Ma il rischio è che la rimodulazione si traduca in ulteriori rallentamenti o, nei casi peggiori, in una perdita di efficacia degli interventi.

Dietro ai numeri emergono problemi ormai noti ma ancora irrisolti. Il primo è quello della capacità amministrativa: molti enti, soprattutto i più piccoli, continuano a soffrire la carenza di personale tecnico qualificato, fondamentale per gestire progetti complessi.

Nonostante i recenti interventi normativi – che hanno introdotto semplificazioni e possibilità di assunzioni più rapide – il gap resta significativo. A questo si aggiungono l’elevato turnover dei funzionari e la difficoltà di garantire continuità nella gestione dei progetti.

Altro nodo cruciale è il coordinamento tra amministrazioni centrali e locali. Il modello multilivello del Pnrr, se da un lato consente una distribuzione capillare delle risorse, dall’altro rende più complesso il governo complessivo del piano.

Pesano poi fattori esterni come l’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia, che ha costretto molti enti a rivedere i quadri economici, cercare fondi integrativi o rallentare i cantieri.

Un ulteriore elemento critico riguarda i flussi finanziari. I dati mostrano uno scarto significativo tra le somme spese dagli enti e quelle effettivamente ricevute.

Gli enti territoriali hanno infatti anticipato di tasca propria miliardi di euro per sostenere i lavori, a causa dei ritardi nei trasferimenti dal centro. Un meccanismo che mette sotto pressione i bilanci locali e rischia di incidere sulla capacità di portare avanti gli interventi.

Il quadro che emerge è quello di una corsa contro il tempo, in cui i territori restano attori decisivi ma anche anelli fragili della catena. Le misure introdotte negli ultimi mesi – dalle semplificazioni agli strumenti alternativi di finanziamento – puntano ad accelerare la spesa e salvare i progetti.

Ma la sfida vera si gioca ora, nella fase finale. Perché se è vero che il Pnrr ha già prodotto effetti importanti, è altrettanto evidente che gran parte dei risultati attesi dipende da ciò che accadrà nei prossimi mesi.

E, come sottolinea l’analisi di Openpolis, il rischio non è solo quello di non rispettare le scadenze europee, ma di perdere un’occasione storica di trasformazione dei territori.

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