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CULTURA

Il potere dei ricordi e il sogno degli anni ’80-’90: con ‘Anni Luce’ una notte per tornare indietro nel tempo

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Ci sono ricordi che non bussano. Entrano all’improvviso. Basta una canzone, il fruscio di una vecchia videocassetta, il rumore metallico di un registratore che riparte dopo anni di silenzio. E in un istante ci ritroviamo altrove. Seduti sul tappeto di casa davanti a un televisore a tubo catodico. Con il walkman nelle orecchie. Con il cuore pieno di sogni e il tempo ancora tutto da vivere.

È il potere straordinario della memoria: spalancare cassetti che credevamo chiusi per sempre e restituirci emozioni intatte. Come se dentro di noi esistesse davvero una DeLorean pronta a sfrecciare indietro nel tempo, tra gli anni Ottanta e Novanta, in quell’epoca irripetibile fatta di cinema, musica, telefilm e attese che oggi sembrano quasi poesia.

A Benevento questo viaggio nel tempo ha preso forma. Ha un nome, una voce, una luce. Si chiama “Anni Luce” ed è il nuovo grande concert show firmato da Antonio Frascadore, già ideatore dell’omaggio disneyano “Tra Sogni e Desideri”. Stavolta però il cuore batte ancora più forte, perché lo spettacolo non racconta soltanto canzoni o film: racconta noi stessi. Le nostre emozioni. Le nostre nostalgie. La parte più autentica di chi siamo stati.

Il debutto è fissato per il 9 luglio al Teatro Romano di Benevento, in apertura della decima edizione del BCT – Festival Nazionale del Cinema e della Televisione. E già immaginare quelle pietre antiche riempirsi delle note di “Flashdance”, “Ghostbusters”, “Top Gun”, “Dirty Dancing”, “Grease” o “Rocky” provoca un brivido difficile da spiegare.

Perché “Anni Luce” non sarà semplicemente uno spettacolo. Sarà un’esperienza emotiva. Una carezza alla memoria collettiva di un’intera generazione.

Il copione scritto da Frascadore è costruito come un sogno ad occhi aperti. Una ragazza, Carlotta, si addormenta in una soffitta circondata da VHS, chitarre e ricordi del padre. Poi accade qualcosa di magico: quella videocassetta dimenticata diventa un portale. Le immagini esplodono, la musica invade il palco e il passato torna vivo. Non come nostalgia malinconica, ma come festa dell’anima.

Ed è impossibile non sentirsi coinvolti quando il padre racconta alla figlia che “noi aspettavamo”. Aspettavamo una canzone alla radio. Un telefilm. Una telefonata. Un film che forse non sarebbe più ripassato in tv. E proprio quell’attesa rendeva tutto enorme. Più intenso. Più vero.

Dentro “Anni Luce” c’è tutta la bellezza di un tempo che non aveva bisogno della velocità per emozionare. C’è il battito del primo amore sulle note di “Time of My Life”. C’è l’energia ribelle di “Footloose” e “Fame”. Ci sono i pomeriggi passati davanti a “Super Vicky”, “Willy il Principe di Bel Air”, “Beverly Hills 90210” o “Happy Days”. Ci sono le videocassette consumate, i poster appesi nelle camere, le colonne sonore che ancora oggi conosciamo a memoria.

E poi c’è lei: Lola Ponce. L’indimenticata Esmeralda di Notre Dame de Paris torna in Italia per essere la grande protagonista di questo viaggio emozionale. La sua presenza scenica, la voce, il carisma sembrano perfetti per incarnare quella magia sospesa tra sogno e realtà. Accanto a lei anche la giovane cantautrice beneventana Carlotta Pinto, volto amato dell’ultima stagione della Mare Fuori, simbolo di un passaggio ideale tra generazioni: chi quei decenni li ha vissuti e chi li sta scoprendo oggi.

La forza di “Anni Luce” sta proprio qui. Nel ricordarci che certe emozioni non invecchiano mai. Cambiano le mode, cambiano gli strumenti, cambiano i linguaggi. Ma resta identica quella sensazione che ci attraversa quando una melodia riapre una ferita dolce del cuore.

E allora forse il vero miracolo del teatro è questo: permetterci, almeno per una sera, di tornare bambini. Tornare adolescenti. Tornare a quando tutto sembrava possibile.

“Le canzoni diventano porte”, si dirà ad un certo punto. Ed è vero. Alcune note spalancano mondi. Alcune storie non finiscono mai. Restano lì, sospese nel tempo, in attesa che qualcuno le faccia rivivere ancora.

“Anni Luce” promette esattamente questo: non uno spettacolo da guardare, ma un sogno da attraversare. Il 9 luglio al Teatro Romano non si andrà soltanto ad assistere a un musical. Si andrà a ritrovare una parte di sé.

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