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CULTURA

A Roma il canto beneventano e la grande polifonia: mille anni di musica vocale alle Tre Cannelle

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Un viaggio lungo un millennio, racchiuso nel battito profondo della musica vocale europea. Nella suggestiva cornice della Chiesa di Santa Maria del Carmine alle Tre Cannelle, nel cuore pulsante di Roma, questa domenica 23 maggio 2026 il pubblico ha vissuto un’esperienza sonora totalizzante. L’evento ha segnato non solo il successo di una serata indimenticabile, ma anche il debutto ufficiale di un ambizioso progetto culturale che diventerà presto itinerante.

Il vero motore di questa magia è l’amicizia profonda e la straordinaria sinergia tra la Schola Cantorum OrbiSophia (Benevento), direttore Tetyana Shyshnyak, e l’Ensemble vocale Labyrinthus Vocum (Roma), direttore Alessandro Bares, una complicità umana e artistica che ha permesso di fondere le anime di due cori d’eccellenza, dimostrando come la condivisione possa trasformarsi in vette di rara perfezione esecutiva.

Il Canto Beneventano con OrbiSophia a Roma: un tesoro storico-musicale da riscoprire. Il cuore scientifico e spirituale della prima parte della serata è risieduto nella valorizzazione del canto beneventano, un patrimonio di inestimabile valore storico-musicale. Prima ancora che il canto gregoriano si imponesse come standard in tutta Europa, l’area beneventana ha custodito per secoli una propria identità liturgica e musicale unica, arcaica e di struggente bellezza. L’apertura del concerto, affidata proprio alla Schola Cantorum, ha letteralmente ipnotizzato la platea: portando a Roma le antiche preghiere del VII secolo, il gruppo ha restituito a queste melodie millenarie la loro vibrante purezza originaria, offrendo al pubblico una chiave d’accesso privilegiata alle radici più profonde della cultura occidentale, per poi toccare il misticismo di Hildegard von Bingen e la devozione del Laudario di Cortona.

L’Ensemble Labyrinthus Vocum e l’estasi della polifonia europea. Il testimone è poi passato all’Ensemble, che ha guidato il pubblico in una straordinaria esecuzione della grande musica vocale polifonica attraverso i secoli, tracciando una linea d’unione perfetta tra rigore e genio compositivo. Il vertice del Trecento- l’impeccabile interpretazione del mottetto Felix Virgo / Inviolata Genitrix / Ad te suspiramus di Guillaume de Machaut, un vero capolavoro di architettura sonora. Il Rinascimento sacro- L’emozionante profondità del Salve Regina di Johannes Ockeghem, seguita dalla celestiale purezza e dall’equilibrio perfetto di Vergine bella di Giovanni Pierluigi da Palestrina. Il romanticismo – Il cerchio si è chiuso idealmente con le sfumature calde, intense e malinconiche di Im Herbst di Johannes Brahms, che ha unito idealmente l’antico al moderno.

Un finale di profonda commozione a cori uniti. Il momento più toccante della serata si è consumato nella conclusione del concerto, che ha visto i cori uniti per l’esecuzione dell’antifona beneventana “De ventre matris meae”. Il testo di questa preghiera, tratta dalle Lettere di Isaia, richiama il mistero della chiamata divina fin dal grembo materno: una voce che nasce prima ancora della parola umana. In queste righe risuona la tenerezza di Dio, che conosce e custodisce ogni vita sin dall’inizio, trasformando la fragilità dell’uomo in vocazione, luce e speranza. L’esecuzione si è caricata di un significato civile e spirituale immenso: la direttrice della Schola Cantorum, di origine ucraina, ha voluto dedicare questa preghiera alla sua terra martoriata e alla forza del suo popolo, che continua a resistere con dignità, fede e coraggio anche nel dolore della guerra, sollevando un’autentica ondata di commozione in tutta la chiesa.

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