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ECONOMIA

Quello che la Regione non ha compreso: ‘Il campo da golf di Benevento è progetto sportivo e non parco tematico’. L’esempio di Todi e l’iter autorizzativo

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La prossima settimana si giocherà a Napoli una partita molto importante per il futuro del campo da golf di Benevento. La società investitrice Antum Immobiliare Spa, alla presenza anche di tecnici e dirigenti di Palazzo Mosti, discuterà con la Regione in merito agli approfondimenti richiesti sul piano ambientale inerenti la realizzazione del complesso sportivo di eccellenza di località Vallone delle Cornacchie.

Come già raccontato in precedenza, non si è trattato di una bocciatura, ma di una scelta della società di rinunciare alla complessa e articolata integrazione documentale – con ben 37 accertamenti suppletivi e preliminari – per poter procedere ora all’ottenimento della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale): da dicembre ad oggi il ‘dialogo costruttivo’ con Palazzo Santa Lucia è proseguito e potrebbe portare ad una importante svolta già nei prossimi giorni.

CAMPO DA GOLF O PARCO TEMATICO? – Sul “Tierra Samnium Golf Club” – che era stato autorizzato con parere motivato VAS nell’aprile 2024 – ci sono però osservazioni inevitabili da fare e che riguardano alcune decisioni assunte dalla Regione in fase istruttoria e che ne hanno rallentano il percorso. Una domanda su tutte: perché la realizzazione dell’impianto con annesse strutture ricettive e di supporto alle attività sportive è stato configurato come progetto di sviluppo urbano rientrante nella dicitura dei “parchi tematici”?

La percezione è che sia un accostamento squilibrato e che non rispecchi una reale lettura dei potenziali impatti ambientali delle due diverse tipologie progettuali.

Il parco tematico è per definizione enciclopedica un “luogo delimitato, con accesso a pagamento, dedicato al divertimento turistico nell’ambito del tempo libero”. Ben altro è invece un campo da golf, impianto sportivo all’area aperta di tipo estensivo “dedicato alla pratica sportiva”. Non è dunque un intrattenimento turistico, sebbene come ogni sport presenti un profilo di intrattenimento ed il fatto che possa essere praticato nel tempo libero (per i non professionisti), bensì una disciplina sportiva di altissimo livello: il golf, infatti, è uno degli sport più conosciuti e praticati al mondo, di maggiore difficoltà tecnica e con il più alto livello di professionismo.

LE ARGOMENTAZIONI DELLA SOCIETA’ – Da questo fraintendimento, ne conseguono anche le diverse richieste dal punto di vista degli impatti ambientali: il parco tematico è solitamente un luogo attrezzato per l’intrattenimento turistico con finalità di lucro e pertanto con strutture e divertimenti atti ad attrarre un numero molto elevato di persone. La presenza di un numero elevato di utenti si può considerare proprio una delle sue caratteristiche principali.

Diversamente, il campo da golf è un luogo a bassissima densità antropica. Sull’impianto, anche nei giorni e orari di punta, vi si trovano contemporaneamente al massimo alcune decine di giocatori. Durante le competizioni possono essere presenti anche degli spettatori, ma si tratta pur sempre di un numero limitato di persone e in eventi sporadici. Di conseguenza gli impatti derivanti dalla pressione antropica di un golf sono del tutto trascurabili e neanche lontanamente comparabili con quelli di un parco tematico dove si trovano contemporaneamente migliaia di visitatori.

Anche dal punto di vista paesaggistico, il campo da golf è uno spazio completamente libero e privo di qualsiasi costruzione o manufatto percepibile, salvo le bandierine, qualche cartello di segnaletica ed eventuali panchine. Non a caso, la Soprintendenza si era già pronunciata positivamente sul progetto ritenendo che le opere “non comportano alterazioni sostanziali del contesto dell’area circostante”.

LA REPLICA DELLA REGIONE – Ai dubbi legittimi sollevati dall’Antum Spa la Regione aveva risposto citando la Direttiva VIA attualmente vigente e il documento di indirizzo “Interpretation of definitions of project categories of annex I and II of the EIA Directive” del 2015 della Commissione Europea, nel quale sono esplicitati i criteri per interpretare la tipologia “Parchi tematici”, tra i quali vengono inclusi i campi da golf. “D’altro canto – aggiungeva – i progetti quale quello in questione sono delle infrastrutture turistiche per il tempo libero caratterizzate da un elevato impatto ambientale determinato non solo dai flussi turistici che generano e dal notevole consumo di territorio ma anche dalla gestione dello stesso green”

FONDI SI O FONDI NO? – Ad alimentare la confusione sulla definizione ci sarebbe però anche la presunta impossibilità, come campo da golf, di rientrare negli avvisi pubblici della Regione per la concessione di contributi a fondo perduto: nel bando dell’aprile 2023 per fronteggiare gli effetti negativi dei provvedimenti legati all’emergenza covid, ad esempio, l’Ente richiedeva  licenza di esercizio e codici Ateco specifici, che non hanno nulla a che vedere con l’impianto e la disciplina sportiva. Insomma, la stessa Regione che perimetra i parchi tematici, facendo rientrare anche il campo da golf nella tipologia, poi richiede dei requisiti e classificazioni di attività economiche per poter presentare domanda? 

IL CASO – Emblematico, infine, il caso del Golf Resort Todi, nel cuore dell’Umbria, un progetto rimasto sulla carta che avrebbe dovuto prevedere la creazione di un campo da golf a 18 buche, un invaso artificiale, resort con annesse strutture ricettive e turistiche su un’estensione di circa 78 ettari in zona agricola in un’area a ridosso di una zona vincolata SIC (RETE NATURA 2000, principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità).

In sede di conferenza di servizi, gli Enti coinvolti (Comune, Beni culturali e paesaggistici, Ufficio ambientale, ecc.) avevano assoggettato il progetto alla procedura VAS, ritenendo che l’intervento ai fini della sua realizzazione e per le dimensioni delle strutture, non conteneva un impatto ambientale negativo significativo in fase di messa in opera e di esercizio. Andava dunque valutato esclusivamente l’impatto del piano e programma territoriale per prevenire gli effetti potenziali dell’intervento sul territorio su scala complessiva. Pur avendo avviato l’iter, il progetto si era poi arenato al momento della richiesta di VAS.

Al di là o meno della riuscita, fa riflettere il fatto che in Umbria siano state adottate direttive meno stringenti sulla realizzazione dell’opera, nonostante il progetto ricadesse nella rete ecologica istituita ai sensi di una direttiva europea per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario: l’intervento di Todi, infatti, pur non avendo alcun titolo autorizzativo concluso, ma con una proiezione edificatoria di natura turistica ben maggiore del Tierra Samnium Golf Club, non è stato assoggettato a VIA ma solamente a procedimento VAS.

Un precedente che dovrebbe far riflettere anche la Regione Campania e spronare il Comune di Benevento a fare la voce grossa per una iniziativa che, seppur privata, si pone l’obiettivo di creare occupazione, riqualificare un’area abbandonata, promuovere e rilanciare il territorio, coniugando sostenibilità ambientale, sviluppo economico e inclusione sociale.

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