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La lettera: ‘A Benevento riesumazioni senza avvisare i parenti ed i resti finiscono nell’ossario comune’

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“In un’epoca in cui grazie alla digitalizzazione globale, dove è facile sapere anche cosa fa una persona all’altro capo del mondo, accade invece che nel Comune di Benevento, un proprio caro estinto non possa essere “assistito” durante le operazioni di riesumazione a causa dell’incapacità, ma forse solo poco impegno, ad avvisare per tempo i familiari di chi non è più con noi (peraltro, l’Ordinanza Comunale nr. 59 del 21 giugno 2021 prorogava al 31 luglio 2021 le Esumazioni ed informava che “…..per mancanza di indicazioni da parte dei parenti o comunque per irreperibilità degli stessi il Comune provvederà d’ufficio previa affissione all’Albo Pretorio di un avviso predisposto dai competenti uffici, alle operazioni di riesumazione……”).

Resta a noi “vivi” onorare i resti di chi ci ha preceduto, assicurando loro la promessa fatta quando, ancora in vita, avevano indicato il luogo dove poter “riposare”, sebbene non in eterno.

In un caldo sabato di luglio, dopo un lungo periodo in cui le restrizioni e look down non mi avevano concesso la possibilità di recarmi nella mia città natale, in quanto vivo a Roma, finalmente riesco a tornare a Benevento e, nell’occasione, come da consuetudine faccio visita ai miei cari al Cimitero. Senza fare preferenze la prima visita la riservo a mia mamma, non fosse altro perché è la prima che incontro entrando nella parte più nuova del Cimitero, dall’ultimo cancello.

Quella mattina le avevo preso un mazzo di rose rosse, fiori che adorava e che spesso riceveva in occasione del suo compleanno o alla “festa della mamma”.  Così, raccolto in preghiera, mi avvicino all’area dove un giorno di fine maggio del 2010 insieme ai miei fratelli, a mio padre ed ai nipoti avevamo seppellito la nostra adorata mamma, amata moglie e straordinaria nonna. Con stupore, però, lo stesso che si prova quando ti sottraggono qualcosa di intimamente personale, scopro che al posto della tomba con lapide e portafiori c’era solo uno spazio vuoto ricoperto da mattoni. Proprio in quell’istante, con la sensazione di vuoto, realizzo di non aver più la mamma; una brutta sensazione che solo chi l’ha vissuta può comprendere.

Confuso ed incredulo, realizzo che anche altre tombe erano state rimosse. Amareggiato ma anche arrabbiato, mi guardo intorno per cercare qualcuno che potesse fornirmi qualche ragionevole spiegazione ed aiutarmi nella ricerca dei resti perduti. Così sotto il sole caldo mi imbatto in un gruppo di operai che trasportavano piccole cassettine metalliche su una carriola. Le cassettine riportavano una data di nascita ed una di morte ed il nome del defunto. Così realizzo che anche mia madre era stata sistemata in una di queste cassettine. Nulla di cui meravigliarsi, ma io o uno dei miei familiari avremmo dovuto e voluto essere li durante quelle tristi operazioni.

Alla mia richiesta di informazioni sull’accaduto, gli operai con molto garbo, riferiscono di aver eseguito “un ordine” emanato dai responsabili di settore del Comune. Sempre più esterrefatto, mi reco nel luogo destinato all’ossario comune, distante a pochi metri da dove era stata in precedenza tumulata mia madre e vedendo che c’erano diverse decine di cassettine metalliche, deduco che tanti altri hanno subito il trattamento riservato alla mia amata mamma e a noi. Riconosco, infatti, un pupazzetto di un bimbo che riposava a pochi metri da dove si trovava mia madre, che grazie alla pietà di uno degli operai era stato messo accanto alla cassettina contenente i resti del povero bimbo. Se questo è accaduto, non oso immaginare lo strazio dei genitori di quel bimbo, una volta accortisi della riesumazione dei resti del loro piccolo senza aver avuto la possibilità di una più degna e amorevole sepoltura.

Mi domando se tutto questo sia giusto e degno di un popolo civile o sia segnale di questa insensibilità, incompetenza di un’Amministrazione che non conosce i valori dell’esistenza e non è in grado di affrontare le questioni o trovare una possibile soluzione ad un problema attraverso anche un’informazione preventiva (una e-mail, un SMS, un WhatsApp…) che non può ritenersi assolta in un mero regolamento affisso, forse, all’interno del Cimitero.

Ci si domanda infine, perché in un periodo di pandemia che già da sé avrebbe dovuto svegliare le coscienze e dove tutto subisce proroghe in ragione dell’emergenza stessa, questo non è accaduto in questa amara vicenda, dove, invece, la pandemia è diventata la scusante per giustificare una disorganizzazione disarmante.

Tutto ciò senza dimenticare che per questo bel “servizio”, dovendo la famiglia sostenere la spesa di circa 400,00 €, non sarebbe stato poi così tanto dispendioso da parte dell’Amministrazione Comunale attuare forme di comunicazione attraverso un telegramma o raccomandata R/R ai familiari (chissà poi perché, invece, per le cartelle esattoriali le notifiche arrivano puntualmente ai destinatari!). Bastava anche solo quello che gli antichi chiamavano pietas e magari questo piccolo gesto avrebbe consentito di unire mia madre a mio padre in un unico loculo e, ancorché nel nostro immaginario, avrebbero potuto festeggiare insieme il loro anniversario di matrimonio la cui ricorrenza ricade il 15 luglio”. (Massimo Zanchiello)

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