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CULTURA

‘Benevento patrimonio mondiale dell’umanità’…

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Prologo: “Il complesso monumentale di Santa Sofia inserito nella candidatura seriale ‘Italia Langobardorum’ è stata promossa alla World Heritage List dell’Unesco. Dalle ore 22.20 di questa sera la città di Benevento è Patrimonio Mondiale dell’Umanità”, ufficio stampa Comune di Benevento, ore 22.38 del 25/5/2011.

Errata corrige: “Il complesso monumentale di Santa Sofia inserito nella candidatura seriale ‘I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)’ è stata promossa alla World Heritage List dell’Unesco. Dalle ore 22.20 di questa sera la città di Benevento è Patrimonio Mondiale dell’Umanità”, ufficio stampa Comune di Benevento, ore 22.47 del 25/6/2001.

Reazioni e commenti, tanti, e sempre Benevento Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Un ovvio errore non corretto neppure dall’errata corrige, ovviamente. Di qui una ridda di reazioni giustificate dall’evento. Ma dal tono troppo entusiasta…

***

Alle 8.30 di una bella mattinata domenicale di giugno, col sole già caldo sulle spalle, il centro storico di Benevento sonnecchia ancora. Si intravedono, nell’avviarsi ad imboccare via Mario La Vipera, le auto storiche dell’Asas, che vanno predisponendosi dinanzi alla Prefettura, e qualche passante che sarà di certo diretto in chiesa. Di certo quella di Santa Sofia, e di certo all’oscuro di varcare il portoncino d’ingresso di un complesso monumentale di gran pregio, come tale certificato, in un più ampio progetto di valorizzazione dei luoghi longobardi in Italia, dalla Commissione Unesco di Parigi. I quotidiani locali, per ovvie questioni di tempi nella chiusura delle loro edizioni, non hanno potuto dar conto della decisione unanime assunta oltralpe; i pochi che si recano ad ascoltare la Messa magari non hanno acceso ancora (o non hanno) un computer per leggerne on line. Poco importa: valicano come ogni domenica una soglia che li conduce nella Storia, locale e nazionale. E con o senza la benedizione Unesco.

Via Mario La Vipera ci accoglie a sbarra alzata, un bel cumulo di cartoni ed immondizia sul ciglio sinistro della strada. Il sole ancora non buca ed il vicolo è in una gradevole penombra, col selciato solcato da bottigliette e fazzolettini, con le facciate involontariamente gotiche dei palazzi che vi insistono. Un insieme decadente, eppure già dopo pochi passi si comincia a costeggiare un’altra istituzione culturale di gran pregio della zona, il Conservatorio. All’angolo fra piazza Arechi II, che tutti conoscono come piazzetta ‘Vari’, in virtù della tipologia indistinta di immondizia che vi si ritrova, e via Cardinal di Rende (altro tunnel di cartoni e bottiglie,… ma s’avverte in fondo il motore di uno dei furgoncini leggeri dell’Asia) lo sguardo giocoforza tende a sollevarsi dalle miserie terrene. Oltre le chiome degli alberi del giardino del Museo del Sannio si intravede uno spicchio di campanile. Santa Sofia è lì, pochi metri in linea d’aria, con tutto il suo onusto carico di essere pezzo importante del ‘patrimonio mondiale dei luoghi’ longobardi.

Abbracciata quasi al dedalo di viuzze (ma oltre la piazza – che paradosso – dal nome longobardo non ci siamo spinti… Via Verdi, il Piano di Corte… basta chiedere ai residenti) di cui inestricabilmente fa parte, un centro storico violentato da attività commerciali e di intrattenimento che danno il segno di un disegno assente e quello di una contingenza che appare fin troppo premiale.

Una citatissima massima di Mao – e la citiamo pure noi, allora… – parlava del cammino impervio che si può affrontare una volta compiuto il difficile primo passo. Quest’ultimo è stato mosso a Parigi, ora tocca proprio a Benevento. Vedremo.

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