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Movida, i locali del centro storico: ‘Il Comune ci venga incontro o molti rischiano il default’

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“Prima ancora di passare alle valutazioni di merito delle ordinanze emanate dal Sindaco ribadiamo che ogni iniziativa volta alla tutela della salute pubblica trova la nostra condivisione. In tal senso riteniamo opportuno ancora una volta ricordare che molti locali del centro storico decisero di chiudere le attività prima ancora che venisse proclamato il lockdown e anche recentemente, in occasione della liberalizzazione su base regionale degli orari di chiusura delle nostre attività, hanno richiesto (inascoltati purtroppo), di anticipare alle 3 detto limite peraltro osservato, per una decisione autonoma e condivisa, da più locali”. A scriverlo in una nota sono i locali del centro storico di Benevento, che intervengono in merito alle ultime ordinanze comunali. 

Nel merito dei provvedimenti – aggiungono – desideriamo avanzare le perplessità che emergono dalla lettura degli stessi. Auspichiamo che le nostre richieste di chiarimenti vengano accolte anche se, nostro malgrado, abbiamo negli ultimi tempi dovuto constatare che non sia più privilegiato il confronto democratico perché sostituito dagli amministratori pubblici con altri “modelli” che, per quanto ci riguarda, non avranno mai il nostro gradimento.

Innanzitutto vorremmo invitare l’amministrazione alla pubblicazione su albo pretorio di tutte le ordinanze emanate e di farlo con tempestività, atteso che spesso le decisioni assunte si riflettono sull’organizzazione del lavoro.Le premesse riportate alla base dei provvedimenti che in sintesi riassiumiamo sono di carattere epidemiologico e ordine pubblico. Per quanto riguarda il primo aspetto, abbiamo già esposto il nostro pensiero. Gradiremmo conoscere quali siano state le considerazioni fatte che hanno indotto a rivedere l’ordinanza del 22 luglio circa gli orari in un primo momento fissati. Considerato che la scadenza dei provvedimenti è stata fissata nel gennaio 2021, gradiremmo conoscere quali siano i dati a disposizione dell’amministrazione che hanno consentito di proiettare, fino a tale scadenza, una situazione di rischio epidemiologico, atteso che la nostra città è stata proclamata covid free. 

In ogni caso se le nostre indicazioni in ordine alla modifica degli orari non dovessero trovare ascolto, – proseguono nella nota – chiediamo di disporre per il ripristino della par condicio tra imprenditori, l’osservanza degli stessi orari per tutti gli esercenti della città nessuno escluso, atteso che, consentiteci la digressione, riteniamo il virus sprovvisto di GPS. Così si evita che venga “autorizzata” una sleale concorrenza tra imprenditori. 

Per quanto riguarda poi le considerazioni in ordine alla necessità dei provvedimenti per le lamentele avanzate dai residenti del centro storico, ci limitiamo a riferire che le stesse sono capziose, ingiustificate e soprattutto mortificanti rispetto al lavoro posto in essere dai rappresentanti delle forze dell’ordine che in massa, con garbo e riservatezza, hanno presidiato il quartiere. Gravi e infondate appaiono a nostro avviso le affermazioni del comitato di quartiere, atteso che, per quanto a noi noto, non sono supportate da interventi effettuati dai tutori dell’ordine a meno che non si voglia immaginare che ci sia da parte di questi ultimi una sorta di acquiescenza nei confronti di atteggiamenti vietati dalla legge.

Altre considerazioni preferiamo non farle perché si riferiscono ad ipotesi che lasciamo ad altri. Abbiamo ritenuto privilegiare l’esposizione di fatti rispetto ai quali, come noto, siamo sempre pronti a confrontarci. 

Ci auguriamo infine – concludono i locali – che il documento non venga interpretato come la solita polemica risposta dei locali. In fondo qualcuno potrebbe pensare “cosa può rappresentare un’ora in più?”. Per le dinamiche del nostro lavoro vuol dire tanto in termini economici, allora ci chiediamo perché mortificare il desiderio di lavoro di tanti imprenditori? Le difficoltà create da tre mesi e più di chiusura non sono state superate e molti di noi rischiano il default con intuibili conseguenze in termini occupazionali. Ce lo possiamo ancora consentire? Riteniamo doveroso lanciare l’ennesimo grido d’allarme che speriamo venga accolto. L’invito è rivolto soprattutto all’amministrazione. Siamo convinti che se verremo ascoltati potremo riavviare un confronto che in passato ha sortito conclusioni rispettose”. 

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