Tammaro
Una scultura del maestro Mario Ferrante in ricordo dei martiri dell’eccidio del 14 agosto 1861
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Alla geniale estrosità artistica del maestro internazionale Mario Ferrante, entusiasta dell’incarico ricevuto, è stata affidata la realizzazione di una scultura bronzea in alto rilievo, in ricordo imperituro delle centinaia di vittime civili, inermi ed innocenti, strappate alla vita nel cuore della notte di un tragico 14 agosto 1861 dalla furia devastatrice di 500 soldati dell’esercito Sabaudo.
La preziosa opera, grazie alla tenacia del sindaco Testa e alla sensibilità del Presidente della Provincia Aniello Cimitile, che pubblicamente ha garantito il proprio contributo per la sua realizzazione, sarà allocata il prossimo 14 agosto 2011. Una data storica, di profondi significati, appuntamento principe del ricco calendario delle iniziative programmate nell’ambito delle solenni celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, in perfetta sinergia, dall’Amministrazione Comunale e dal Comitato Civico. Così come già stabilito, la scultura troverà accoglienza in Piazza Roma, un tempo “Largo Tiglio”, teatro di eterne vicissitudini, luogo di sosta e di aggregazione sociale, area commerciale, naturale palcoscenico di rappresentazioni artistiche, punto di passaggio fuori le mura – frattura e incontro – tra la nuova espansione e l’antico borgo medioevale, carica di innumerevoli significati. La scultura getterà le fondamenta in quel sacro spazio, descritto, tra l’altro, dallo scrittore Annibale Paloscia nel suo celebre romanzo “Storia Saffica di Lucistella”, appartenuto per diversi secoli al leggendario tiglio secolare, che diede in origine il nome alla piazza, e vissuto fino all’anno 1956, quando ormai malato e stanco per le eterne fatiche, giunse tristemente alla fine del suo ciclo vitale. Ad un giovane spavaldo tiglio, le cui piccole radici furono delicatamente piantate al suolo nel 1996, è stato affidato il difficile compito di emularne le gesta.
L’opera, già abbozzata in grafica dal maestro Ferrante, rappresenta il pennone di uno stendardo, una sorta di vessillo, il vessillo di Pontelandolfo, sormontato dallo stemma del paese raffigurante il principe longobardo Landolfo su un ponte a tre archi, recentemente ridisegnato dal giovane Angelo Palladino, talentuoso allievo del maestro Ferrante, che, simbolicamente sventola in alto nel cielo, rigonfio e spinto dalla forza impetuosa del vento.




