POLITICA
Sanità, ‘Benevento Domani’: ‘Diritto alla salute passa attraverso sistemi di controllo efficienti e meno pressione fiscale’
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“Da marzo 2026 la sanità campana è ufficialmente fuori dal piano di rientro. Proclami e scene di giubilo hanno accompagnato la notizia, celebrando la chiusura di un commissariamento durato sedici anni, segnato da un disavanzo di circa dieci miliardi di euro, dal blocco degli investimenti e delle assunzioni, e da una pressione fiscale portata al massimo consentito — sia sull’IRAP che sull’addizionale regionale IRPEF. In sintesi: servizi ridotti e tasse al tetto per i cittadini campani.
Le misure più stringenti – scrive l’associazione ‘Benevento Domani’ – avevano cominciato ad allentarsi già dal 2016, liberando quote assunzionali e risorse per investimenti. La pressione fiscale regionale, tuttavia, è rimasta invariata.
Eppure, nonostante il cambio di rotta formale, le disfunzioni del sistema restano ben visibili. Le liste d’attesa non si accorciano, il sistema dell’emergenza-urgenza continua a mostrare le sue crepe — con i pronto soccorso perennemente sovraffollati — e il rispetto pieno dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) è ancora un traguardo da raggiungere. Ancora più lontana sembra la prospettiva di una sanità territoriale davvero rinnovata.
A confermare questo quadro arrivano i dati del monitoraggio AGENAS pubblicati nel mese in corso: al 31 dicembre 2025, delle 172 Case di Comunità programmate ne risultano operative soltanto 39; degli 51 Ospedali di Comunità, ne funziona uno solo — e al 50% delle sue capacità. Risultati che stonano aspramente se confrontati con quelli di regioni come l’Emilia-Romagna o il Veneto. E tutto questo nonostante le risorse siano state assegnate già dal 2022, con la sottoscrizione del Contratto Istituzionale di Sviluppo tra il Ministero della Salute e la Regione Campania.
Nel contesto sannita – continua l’associazione – le stesse criticità si ripetono, con un’aggravante: dalla dialettica socio-politica e istituzionale sembrano essere scomparse le sofferenze di territori come Sant’Agata de’ Goti e Cerreto Sannita. Riaccendere i riflettori su queste realtà è fondamentale, anche solo per tenere viva la speranza che gli interventi già decretati vengano effettivamente realizzati. Basta scorrere i bilanci dell’Azienda Ospedaliera San Pio per rendersene conto. Il Decreto n. 41/2019 prevedeva per Sant’Agata de’ Goti un presidio ospedaliero importante, con un pronto soccorso operativo h24. Oggi quel pronto soccorso funziona con gli orari di un ufficio postale. I bilanci 2023-2024 del San Pio documentavano già la piena sostenibilità economica sia per la ristrutturazione che per la gestione: basta leggerli per rimanere basiti.
La lettura attenta di questi documenti smonta anche la giustificazione più ricorrente: gli obiettivi non raggiunti non dipendono dalla mancanza di risorse. La sanità pubblica sannita vale complessivamente circa 700 milioni di euro — 514 per l’ASL e 181 per l’AO San Pio. Eppure il valore di produzione del San Pio si ferma a circa 54 milioni, segnale evidente di un’azienda lontana dalla piena operatività.
Non è più rinviabile una programmazione che sia contestuale nei tempi e convergente nei contenuti tra ASL e Azienda Ospedaliera. Serve armonizzare i sistemi di budget, coordinare la pianificazione delle risorse e coinvolgere tutti gli organi previsti già nella fase di programmazione, per condividere scelte e obiettivi con il territorio.
Le risorse, lo ripetiamo, non mancano. La spesa pro-capite per la medicina ospedaliera è pressoché identica tra un cittadino campano e uno veneto. La differenza sta nella resa: il Veneto eccelle per qualità e quantità dei servizi; la Campania è agli ultimi posti. Anche il costo per posto letto per giornata colloca la regione tra le più onerose d’Italia, come certifica AGENAS. La mobilità sanitaria passiva è la prova più concreta di questo fallimento: ogni anno i campani spendono circa 300 milioni di euro per curarsi al Nord, nei cosiddetti “viaggi della speranza”.
Eppure, il riconoscimento delle premialità e degli incentivi per gli obiettivi aziendale “raggiunti” sembrano dare una lettura diversa, non certo compatibile con la fotografia della realtà. E i cittadini, costretti a rinunciare ai servizi pur pagando le tasse regionali al massimo, continuano a subire una palese lesione dei propri diritti.
Il riallinemanto tra programmi e obiettivi passa attraverso il sistema dei controlli affinché ne diventi punto cruciale. Uno dei primi atti della governance regionale di De Luca fu la cancellazione dell’ARSAN, l’agenzia preposta al monitoraggio della qualità dei servizi sanitari. Le sue funzioni vennero assorbite dalla Direzione Generale della Sanità e dalla società So.RE.SA., in una logica di concentrazione verticistica. I dati AGENAS dimostrano che questo modello non ha funzionato.
Le responsabilità sono diffuse: dagli organi di controllo interno — controllo di gestione, risk management, Collegio sindacale, OIV — a quelli esterni, fino alle istituzioni che avrebbero dovuto lanciare l’allarme sulla reale situazione. Il sistema, nel suo complesso, ha ceduto.
La difesa del diritto alla salute dei cittadini non può che passare dalla rivitalizzazione e dall’efficienza del sistema dei controlli sull’intero comparto delle aziende sanitarie. Controlli capaci di segnalare tempestivamente ogni disfunzione: una visita medica negata, un esame diagnostico in ritardo, un intervento chirurgico rimandato. Solo così si può arginare la sfiducia crescente nei confronti del sistema sanitario regionale.
È questa la richiesta che il territorio deve portare a gran voce nei luoghi dove si decide — e in particolare all’attenzione del Governatore Fico, che ha trattenuto per sé le deleghe alla Sanità, al Bilancio e ai Fondi Europei e Nazionali. Insieme a essa, la richiesta di una riduzione sensibile della pressione fiscale, oggi insostenibile per un tessuto economico e sociale già fragile. Perché la vera modernità si misura sulla qualità dei servizi pubblici — e su quella si vince o si perde la sfida tra i territori”, conclude ‘Benevento Domani’.



