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L’allarme di Unimpresa: ‘Aree interne a rischio deserto economico. Aziende e giovani in fuga’

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Le aree interne dell’Irpinia e del Sannio stanno vivendo una trasformazione silenziosa ma profonda che rischia di compromettere il futuro economico e sociale del territorio. Il progressivo spopolamento, la fuga dei giovani verso le grandi città o verso l’estero e la crescente difficoltà delle piccole imprese stanno creando le condizioni per una vera e propria desertificazione economica. È questo l’allarme lanciato da Unimpresa Irpinia Sannio, che invita istituzioni e amministrazioni locali ad affrontare con urgenza una situazione che da anni si aggrava senza interventi strutturali adeguati.

Negli ultimi anni numerosi comuni delle aree interne – spiega l’associazione – hanno registrato un costante calo della popolazione, accompagnato dalla chiusura di attività commerciali, artigianali e di servizi. Interi centri urbani rischiano di perdere il proprio tessuto produttivo, mentre le opportunità di lavoro per i giovani diventano sempre più limitate, inevitabilmente il risultato è un circolo vizioso, dove meno residenti significa meno consumi, meno imprese e meno investimenti, con effetti diretti sull’economia locale.

“Le aree interne stanno pagando un prezzo altissimo in termini di spopolamento e perdita di attività economiche. Se non si interviene con politiche mirate e strutturali, il rischio è quello di assistere nei prossimi anni a una vera desertificazione produttiva”, afferma Ignazio Catauro, presidente di Unimpresa Irpinia Sannio, sottolineando la necessità di una strategia concreta per sostenere il sistema imprenditoriale locale.

Secondo Unimpresa Irpinia Sannio il problema non riguarda solo la dimensione demografica ma anche quella economica, in quanto molte piccole e medie imprese operano in condizioni difficili a causa della carenza di infrastrutture, dei collegamenti insufficienti con i grandi centri urbani e di una burocrazia che spesso rallenta investimenti e iniziative imprenditoriali; a questo si aggiungono le croniche difficoltà di accesso al credito e la mancanza di politiche di sviluppo mirate per i territori interni.

“Le imprese continuano a credere nel territorio, ma hanno bisogno di condizioni adeguate per poter investire e creare lavoro, servono infrastrutture moderne, semplificazione burocratica e incentivi che rendano le aree interne competitive e attrattive”, aggiunge Catauro, evidenziando come il rilancio economico di Irpinia e Sannio debba partire proprio dal sostegno alle micro, piccole e medie imprese.

Per l’associazione imprenditoriale è necessario avviare un piano di rilancio che metta al centro il sistema produttivo locale, e tra le priorità indicate vi sono il miglioramento delle infrastrutture materiali e digitali, incentivi per favorire l’insediamento di nuove imprese, politiche di sostegno all’occupazione giovanile e misure fiscali che rendano più conveniente investire nelle aree interne. Fondamentale anche rafforzare i servizi essenziali come scuola, sanità e trasporti, per rendere questi territori più attrattivi per chi ci vive e ci lavora.

Il rischio, secondo Unimpresa, è che senza un intervento deciso e urgente si assista nei prossimi anni a un ulteriore impoverimento del tessuto economico locale senza precedenti. L’associazione ci ricorda che le aree interne rappresentano invece un patrimonio di competenze, tradizioni produttive e potenzialità ancora inespresse che potrebbero diventare un motore di sviluppo se sostenute da politiche adeguate. L’associazione invita quindi istituzioni regionali e nazionali ad aprire un confronto con il mondo delle imprese per definire strategie concrete di rilancio, perché difendere l’economia delle aree interne significa non solo salvaguardare le attività produttive esistenti, ma anche creare le condizioni per attrarre nuovi investimenti e offrire opportunità alle giovani generazioni. Senza un cambio di rotta, il rischio è che Irpinia e Sannio continuino a perdere risorse umane e imprenditoriali, avvicinandosi sempre di più a quel deserto economico che oggi rappresenta il timore più grande per il futuro di questi territori.

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