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Allerta gialla e scuole chiuse: il difficile equilibrio tra prevenzione e normalità

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Un’allerta meteo di livello giallo su tutta la Campania, la chiusura delle scuole a Benevento e, il giorno dopo, un cielo sereno o poco nuvoloso che ha alimentato dubbi e ironie. È attorno a questa sequenza che si è sviluppata la polemica politica e sociale delle ultime ore.

La Protezione Civile della Regione Campania aveva diramato un avviso valido dalle 16 di giovedì 19 febbraio alle 16 di venerdì 20: previste precipitazioni sparse, anche a carattere di intenso rovescio o temporale, venti forti sud-occidentali con possibili raffiche e mare agitato lungo le coste esposte. Il Centro Funzionale aveva classificato il rischio idrogeologico come criticità gialla, segnalando un peggioramento già in atto e indicando tra le aree più esposte anche la zona dell’Alta Irpinia e del Sannio.

A Benevento il sindaco Clemente Mastella ha firmato un’ordinanza contingibile e urgente: scuole chiuse per la giornata di venerdì 20 febbraio 2026, per tutti gli istituti pubblici, privati e paritari, compresi gli asili nido, con esclusione del Conservatorio e delle Università. Disposta anche la chiusura della Villa Comunale, dei parchi pubblici e dei cimiteri, per prevenire eventuali danni a persone e cose in caso di caduta di alberi o elementi mobili sollecitati dal vento. Il provvedimento è stato pubblicato immediatamente sul portale istituzionale del Comune, accompagnato dall’invito alla cittadinanza a seguire le norme di prudenza previste in caso di forti raffiche.

Fin qui la cronaca.

Il giorno dopo, però, il maltempo annunciato non si è materializzato in città. Nessuna pioggia rilevante, nessun vento tale da creare disagi. E Benevento è rimasta l’unica città campana ad aver disposto la chiusura delle scuole con un’allerta gialla.

Da qui la polemica. Sui social si è diffusa l’ironia di studenti soddisfatti per il giorno libero inatteso, ma anche il malumore di molti genitori, costretti a riorganizzare lavoro e gestione familiare in una settimana già segnata dal Carnevale. L’opposizione ha attaccato l’amministrazione parlando di decisione sproporzionata. C’è chi ha evocato un “abbaglio”, chi ha sottolineato come l’allerta gialla rappresenti una criticità ordinaria e non straordinaria, e chi ha richiamato il tema della proporzionalità degli atti amministrativi.

Non sono mancate, tuttavia, le voci a difesa del sindaco: meglio un eccesso di prudenza che un rischio sottovalutato. In caso di incidenti, la responsabilità civile e penale ricadrebbe sull’amministrazione. Ed è proprio questo il punto che rende la questione meno banale di quanto appaia a prima vista.

Il sistema delle allerte della Protezione Civile distingue quattro livelli: verde, giallo, arancione e rosso. Il giallo segnala fenomeni possibili e localizzati; l’arancione e il rosso indicano scenari via via più gravi e diffusi. La scelta di chiudere le scuole con un codice giallo non è automatica, ma rientra nella discrezionalità del sindaco, che deve valutare le condizioni del territorio, lo stato del verde pubblico, la vulnerabilità degli edifici e le previsioni specifiche – in questo caso soprattutto sul vento.

Il precedente del 2019 dimostra che il tema non è nuovo. Lo stesso Mastella – che aveva dichiarato di chiudere gli istituti scolastici solo con allerta arancione – aveva sollecitato un confronto istituzionale per chiarire criteri e responsabilità, evidenziando il peso delle decisioni assunte sulla base di dati previsionali, per loro natura non infallibili.

E allora la riflessione si impone.

La prevenzione è un principio cardine della protezione civile. Ma la prevenzione, per essere credibile, deve poggiare su criteri chiari e condivisi. Se un’allerta gialla può comportare la chiusura delle scuole in un Comune e non negli altri, occorre spiegare quali elementi locali giustificano quella scelta. Raffiche oltre una certa soglia? Particolari criticità strutturali? Condizioni del patrimonio arboreo? Trasparenza e motivazione sono fondamentali per evitare che la prudenza venga percepita come arbitrarietà.

Forse servirebbe un protocollo più dettagliato a livello regionale, o un supporto tecnico ancora più mirato nella lettura dei modelli previsionali su scala comunale. Perché un’allerta gialla è un possibile rischio, non un evento estremo annunciato.

Chiudere le scuole può essere una scelta legittima. Ma ogni decisione straordinaria incide sulla vita quotidiana di migliaia di famiglie e sul diritto allo studio. Tra l’allarmismo e la sottovalutazione esiste uno spazio di equilibrio che si chiama buon senso amministrativo. È lì che si gioca la fiducia dei cittadini.

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