ECONOMIA
La storia di Armando Castiello e Klima Vintage: da Benevento una nuova idea di ‘second hand’ e moda sostenibile
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8 mesi fasu
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A volte il cambiamento inizia con una domanda semplice. Durante i giorni sospesi del lockdown, mentre il mondo sembrava essersi fermato, Armando Castiello – giovane professionista beneventano, con lo sguardo curioso di chi vuole capire davvero le cose – ha iniziato a chiedersi: “Chi ha fatto i miei vestiti?”.
Non è stata una domanda passeggera. È diventata il primo passo di un cammino profondo e consapevole, che lo ha portato a unire la passione per l’industria tessile alla causa più urgente del nostro tempo: la sostenibilità ambientale e sociale.
Oggi, giovanissimo, Armando è uno dei volti più promettenti della moda responsabile. Con il progetto Klima Vintage, creato insieme alla sorella Alida, ha dato vita a un luogo che va oltre la vendita di abiti di seconda mano: è uno spazio culturale, educativo, relazionale. Un piccolo laboratorio di cambiamento nato nel cuore del Sannio.
Le risposte alle sue domande sono arrivate, in parte, dal web. Nel periodo del covid, ogni giovedì pomeriggio, Armando seguiva le dirette “Wrad Pills”: incontri digitali che mettono a nudo le contraddizioni del sistema moda. “Quelle ore online sono state la mia svolta. Hanno cambiato la traiettoria del mio percorso. Ho capito che la moda sostenibile non è una nicchia per idealisti, ma una necessità reale, concreta. Da lì, non sono più tornato indietro.”
Così ha iniziato a studiare, a formarsi, ma soprattutto ad agire. “Ho capito che la sostenibilità è sinonimo di responsabilità. Non è un’etichetta: è una promessa quotidiana.”
Il progetto concreto prende forma poco dopo, grazie a un dialogo spontaneo con sua sorella Alida. “Lei voleva aprire un negozio di abbigliamento. Io ero immerso nella moda sostenibile e le ho detto: Perché non puntiamo sul vintage?”. Da quel confronto nacque Klima Vintage: un nome che non è scelto a caso. “Klima, in greco antico, significa inclinazione. Per noi significa essere inclini al cambiamento. Non solo nei vestiti che scegliamo, ma nel modo di pensare, vivere, acquistare.”
Ma non volevano aprire “un negozio qualsiasi”. “Sapevamo che il prodotto da solo non bastava. Abbiamo voluto creare uno spazio che toccasse le persone, che le facesse riflettere. Un luogo dove chi entra sente di essere parte di qualcosa. Dove non vendiamo solo abiti, ma visione, cultura, possibilità.”
Il risultato? Una piccola oasi nel centro storico, in zona San Pasquale, dove ogni capo è scelto con cura, ogni cliente viene accolto con calore, e ogni conversazione può diventare un seme di consapevolezza. “Vogliamo dimostrare che il vintage non è sinonimo di ‘pezze vecchie’. È qualità, è identità, è rispetto.”
Per Armando, l’usato è uno dei gesti più potenti contro la crisi climatica. “L’industria della moda è tra le più inquinanti al mondo. In Europa produciamo quasi 6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili all’anno. E solo una minima parte viene davvero riutilizzata”. Ma c’è un dato che lo ripete spesso: “Prolungare la vita di un vestito anche solo di nove mesi riduce il suo impatto ambientale del 30%.”
“Il second hand è democratico, accessibile, immediato. È la risposta più semplice che abbiamo a disposizione. E non si tratta più solo di un atto etico. È un’azione in linea con le politiche europee. È una strategia vera e propria.”
Quando parla di greenwashing, Armando si fa serio. “È la più grande minaccia alla vera sostenibilità. Perché svuota le parole del loro significato. Inganna. Illude”. Ma anche qui, qualcosa si muove. La nuova Direttiva UE 2024/825 vieta diciture vaghe come “eco-friendly” se non supportate da prove scientifiche.“È ora di smettere di usare la sostenibilità come una campagna pubblicitaria. È un lavoro faticoso, misurabile, coerente. E chi lo fa davvero, deve anche aiutare i consumatori a orientarsi.”
Armando non si limita a denunciare: educa. Racconta. Apre a domande. “Chiedete. Leggete le etichette. Chiedete trasparenza. Diffidate dei marchi che parlano di sostenibilità ma non mostrano nulla.”
Tra i suoi pensieri più forti, c’è quello che sovverte il mantra del consumo moderno:
“Dovremmo desiderare ciò di cui abbiamo bisogno, non avere bisogno di ciò che desideriamo”. È qui che entra in gioco un nuovo rapporto con il guardaroba. “Spesso le persone, da noi, riscoprono capi che hanno una storia. Che non sono nuovi, ma unici. Quando compri con consapevolezza, non stai rinunciando a qualcosa. Ti stai scegliendo.”
Anche il concetto di “comprare meno, ma meglio” trova voce nella sua quotidianità. “Non è solo uno slogan. È un modo diverso di pensare al valore. Un armadio non va riempito. Va vissuto.”
C’è un’idea che Armando ama particolarmente: la riparazione come gesto d’amore. “Riparare non è da poveri, è da ricchi di coscienza. È dare valore al tempo, al lavoro, alle risorse”. E non è più solo un’utopia: la Direttiva UE 2024/1799 ha introdotto il diritto alla riparazione. “Finalmente. È un cambiamento culturale. La moda deve smettere di essere consumo, e tornare ad essere cura.”
In negozio, a Benevento, organizza eventi, incontri, laboratori. “La manualità educa. Quando cuci un bottone, non stai solo sistemando un capo. Stai ricucendo un legame con ciò che hai.”
Il cuore di Armando resta radicato nel suo territorio. “Benevento sta cambiando. È un cambiamento lento, ma reale. Soprattutto tra i giovani, c’è una sensibilità nuova”. Ma la chiave, per lui, è fare rete. “Ci sono tante realtà valide, ma spesso isolate. Dobbiamo collaborare, metterci in dialogo. Scuole, imprese, associazioni: ognuno ha un pezzo da portare.”
E lancia un allarme importante: “Ci sono progetti bellissimi che muoiono perché non sono economicamente sostenibili. La sostenibilità deve includere anche la sopravvivenza di chi ci lavora. Altrimenti resta un lusso per pochi.”
E il suo futuro? Armando sorride. “Non voglio diventare più grande nel mio settore. Voglio diventare più utile”. Sta lavorando a nuovi progetti di consulenza sostenibile in ambito internazionale. Stringe relazioni con aziende che vogliono davvero cambiare. “L’idea di espandere Klima Vintage resta viva, ma prima vogliamo che sia pienamente sostenibile. Intanto, io continuo a studiare, a costruire, a cercare nuove strade per unire estetica, etica e innovazione.
Armando Castiello ha scelto di restare. Di costruire nella sua terra. Di non alzare la voce, ma di usare parole vere. In un mondo dove tutto corre, lui ha deciso di rallentare. Di ascoltare. Di cucire, letteralmente, un nuovo modello di moda. Non indossa etichette: le smonta. Non si limita a criticare: costruisce. Non si accontenta di vendere abiti usati: restituisce valore.
“La moda che vogliamo è quella che unisce bellezza e giustizia, stile e verità. È una moda che dura, che rispetta, che racconta storie. E che può cambiare il mondo, un capo alla volta.”
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