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Opinioni

Molisannio nazione da Montevergine ad Agnone

L’autonomia differenziata verrà presto approvata anche alla Camera dalla maggioranza patriota. 23 materie sino ad oggi di legislazione concorrente, a partire da istruzione e sanità, verranno integralmente delegate alle Regioni senza prevedere alcun fondo di perequazione. Intanto Svimez ci ha fatto sapere che 4 giovani meridionali su dieci non fa nulla, non studia e non lavora, mentre dal 2000 al 2020 la Campania, locomotiva del Sud, ha perso 5 punti di Pil. La Lombardia è cresciuta di oltre 14 punti. Non ci resta che l’orgoglio sannita e il verbo di Clemente

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Breve storia triste.

I partiti che compongono l’attuale maggioranza di governo si accingono ad approvare anche alla Camera dei deputati, dopo aver fatto altrettanto in Senato, il dl Calderoli. Ovvero l’Autonomia differenziata.

Una riforma che, in buona sintesi, cambia sostanzialmente l’assetto amministrativo e istituzionale dello Stato, delegando integralmente alle Regioni a statuto ordinario ben 23 materie, sino ad oggi di legislazione concorrente, tra cui l’istruzione, la sanità, il commercio estero, porti, aeroporti, energia, ricerca scientifica, ambiente e beni culturali.

Funzioni rispetto alle quali ogni Regione potrà chiedere competenza, scegliendo a piacimento come al supermercato, e che dovrà periodicamente negoziare con il governo centrale. In buona sostanza ogni Regione potrà decidere di diventare una sorta di Repubblica autonoma, di Stato a parte, mentre nessun elemento di perequazione è previsto, visto e considerato che i livelli essenziali delle prestazioni (Lep) non sono mai stati definiti e non esiste nessun fondo di perequazione per sostenere le Regioni più deboli.

Insomma, la distribuzione delle funzioni, dunque dei poteri e dei servizi, sarà condizionata alle risorse pubbliche che ogni Regioni avrà a disposizione in funzione del proprio gettito fiscale, del proprio Pil. Ragione per la quale i territori più ricchi avranno più autonomia e di conseguenza servizi migliori a partire dalla scuola e dalla sanità, settori sui quali ogni governo regionale, in misura proporzionale alle risorse di cui dispone, potrà intervenire con contratti integrativi a quello nazionale. I professori del Veneto guadagneranno molto di più di quelli campani, un infermiere del Moscati di Avellino o del San Pio di Benevento guadagnerà molto di meno di un collega del Niguarda.

Solo pochi giorni fa, intanto, Svimez ha presentato il rapporto “Dove vanno le Regioni italiane” secondo cui in Campania, in Sicilia e in Calabria il 40 per cento dei giovani compresi tra i 18 e i 29 anni non studiano e non lavorano, non sono occupati né inseriti in un percorso di formazione. In queste regioni, ma il dato è omogeneo in tutto il meridione peninsulare, il venti per cento delle famiglie vive in uno stato di sostanziale povertà. E se la Campania resta la locomotiva del Mezzogiorno, i dati ci dicono che dal 2000 al 2020 ha perso 4,9 punti di pil mentre nello stesso periodo la Lombardia è cresciuta del 14,5 per cento, il Veneto del 10,4 per cento, l’Emilia Romagna del 14,3 per cento.

Non ci resta che il Molisannio e Clemente Presidente. Che in quanto Clemente di nome e di fatto allargherà i perimetri della nuova Regione sino alle pendici di Montevergine e alle sorgenti del Sele, anche perché prima di Roma e dei romani eravamo tutti sanniti.

Fine

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