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ECONOMIA

Rapporto Censis, Nardone (Futuridea): ‘Il Sud riapra gli occhi dinanzi ai ‘presagi’

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“Un Paese senza direzione, che per l’80% degli italiani è in declino, senza aspirazioni, e sempre più senza giovani: dal 2003 ad oggi ne abbiamo persi tre milioni, nel 2050 saranno 8 milioni, poco più del 15% della popolazione. Questo è il Rapporto Annuale del Censis, che definisce gli italiani un popolo di ‘sonnambuli’: non vedono, non costruiscono il futuro, sono ripiegati su se stessi, e hanno paura”. Così Francesco Nardone, Responsabile Rapporti Istituzionali di Futuridea evidenzia in sintesi quel che è scritto nel Rapporto Censis e che è stato presentato ieri.

“Giunto alla 57° edizione, il Rapporto Censis interpreta i più significativi fenomeni socio-economici del Paese nella fase congiunturale che stiamo vivendo – afferma Nardone -. Le considerazioni generali introducono il rapporto descrivendo una società con molte scie, ma nessuno sciame, con una direzione, ma pochi traguardi in cui i meccanismi di mobilità sociale si sono usurati.

Accomunando promesse di inclusione, occasioni di benessere, investimenti in capitale umano o patrimoniale, – dichiara ancora Nardone – il nostro Paese ha costruito in decenni il proprio meccanismo di vita sociale preferendo lo sciame allo schema, l’arrangiamento istintivo al disegno razionale. Uno sciame che però oggi appare disperdersi, distaccando dietro di sé mille scie divergenti. Quel meccanismo di promozione e mobilità sociale si è usurato. Una direzione, pochi traguardi. Nelle tensioni e negli affanni di questi ultimi anni, la società italiana inizia a intravedere, con progressiva chiarezza, i contorni della difficile congiuntura e i possibili punti di arrivo dei cambiamenti in corso, ma elude attentamente stimoli e investimenti utili a tradurre l’intenzione in traiettorie concrete.

Futuridea insieme agli altri istituti meridionalisti – conclude Francesco Nardone – è impegnata a lavorare affinchè, il Mezzogiorno d’Italia in primis, possa riaprire gli occhi dinanzi ai ‘presagi’ di una società disgregata, ripiegata in sé, che sembra non voler investire su una nuova idea di futuro e di protagonismo dei giovani”.

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