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Opinioni

Moderatamente Giorgia: se il vento di Destra spegne la Fiamma

Per Giorgia Meloni, donna, italiana, madre e patriota, le elezioni europee rischiano di tradursi nell’inizio della fine, nella genesi di una inarrestabile emorragia, di una progressiva erosione del blocco sociale conquistato in questi anni. Ecco perché

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Quando Matteo Salvini afferma che la battaglia della Lega per un centrodestra unito in Europa non avrà ricadute sulla tenuta del governo svela i suoi effettivi intendimenti. Il Capitano punta alle europee per rimettere in discussione i rapporti di forza interni alla coalizione, per superare Fratelli d’Italia a destra con l’obiettivo di recuperare consenso tra quei milioni di elettori che dal Papeete in poi hanno progressivamente trovato rifugio all’ombra della Fiamma, capitalizzando, sul terreno elettorale più congeniale, la svolta “moderata” della premier. Insomma, le elezioni europee come prima fondamentale tappa di un percorso ben più lungo, come punto di partenza di un’opa volta a riaffermare, nel lungo periodo, l’egemonia leghista a destra.

Allo stesso modo, quando Antonio Tajani, vice presidente del Ppe, ribadisce che non esiste alcuno spazio per un’intesa con le forze di Identità e Democrazia, ovvero con gli alleati della Lega in Europa, Rassemblement National di Marie Le Pen e Alternative für Deutschland, delinea la prospettiva lungo la quale Forza Italia, di qui alle europee, proverà ad aggredire quell’elettorato moderato che nel corso di questi anni ha abbandonato i vessilli berlusconiani per trovare riparo a destra, sotto le insegne leghiste e, soprattutto nel centro Sud, sotto quelle di Fd’I.

Se tanto ci dà tanto, dunque, i mesi che verranno saranno estremamente complessi per Giorgia Meloni. Molto più complessi di quelli che sta vivendo in questo principio d’estate, tra ritardi, scandali, gaffe e figuracce. La premier italiana è anche Presidente dei Conservatori europei, che come noto guardano ad un accordo con i Liberali di Macron e con i Popolari, chiudendo ogni spazio al dialogo con Identità e Democrazia ma lasciando margini, qualora i numeri non dovessero restituire una maggioranza qualificata, ad una possibile intesa con i Socialisti.

Oggi la premier prova a fare quello che meglio le riesce, ovvero rinviare tutto ad un domani indefinito affermando che prima ci si conterà nelle urne e poi si potrà discutere di alleanze. Nella realtà è prigioniera di una linea politica dalla quale non può prendere le distanze e di un’agenda di governo che da settembre in avanti restituirà ai suoi avversari interni praterie per alzare l’asticella dello scontro: autonomia differenziata, Mes, Pnrr e migranti sono solo alcuni dei principali dossier sui quali si misurerà la tenuta della maggioranza, dossier sui quali si giocherà la campagna elettorale per le europee.

Una campagna elettorale che la Lega potrà condurre all’attacco, in beato isolamento, rispolverando le parole d’ordine che la premier non potrà più pronunziare, capitalizzando al massimo il vento di destra che spira sul Continente, alzando a dismisura l’asticella della retorica antisistema e delle condizioni sul tavolo dell’esecutivo, e che Forza Italia, invece, affronterà rivendicando la propria funzione storica, proponendosi all’elettorato come la casa dei popolari e dei moderati, la garanzia di un centrodestra di governo saldamente ancorato ai valori dell’europeismo.

In questa prospettiva Giorgia Meloni rischia di restare schiacciata dall’ossessione di rincorrere la Lega a destra, per tentare di arginarne l’opa sul campo sovranista, e dalla necessità di portare a compimento la svolta moderata, proseguendo spedita lungo il percorso di normalizzazione tenendo fede alla linea conservatrice. Perché seppure dovesse riuscire a restare in equilibrio sulle proprie contraddizioni, seppure le urne dovessero restituire a Fratelli d’Italia un risultato soddisfacente, la spaccatura si consumerebbe subito dopo, nel momento in cui si cristallizzeranno gli equilibri del nuovo Parlamento europeo in funzione delle alleanze, ed il fronte sovranista resterà isolato.

Le elezioni europee, dunque, rischiano di tradursi, per Giorgia Meloni, nell’inizio della fine. Nella genesi di una inarrestabile emorragia, di una progressiva erosione del blocco sociale conquistato negli anni dell’opposizione ai governi Conte prima e a quello Draghi poi.

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