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Cos’è l’impianto di filtraggio a carboni attivi? Ecco il progetto per l’acqua dei pozzi di Pezzapiana

Lo choc dovuto ai valori anomali di tetracloroetilene nei pozzi di Pezzapiana, utilizzati da Gesesa per fornire acqua potabile a numerosi quartieri cittadini, ha riportato al centro dell’agenda politica locale e regionale la necessità di intervenire rapidamente per risolvere il problema acqua a Benevento. Nella riunione urgente avuta con il vicepresidente della Campania, Fulvio Bonavitacola, Palazzo Mosti e Gesesa hanno strappato fondi per un pacchetto di misure da realizzare in città. Finanziamenti confermati ufficialmente anche da una nota di Palazzo Santa Lucia, dello scorso 22 novembre, nella quale la giunta De Luca ha ufficializzato la piccola manovra economica per il capoluogo sannita.

Tra le opere c’è anche la realizzazione di un impianto di filtraggio a carboni attivi. Si tratta di un potenziamento di un progetto già esistente e che porterà a 9 i filtri che entreranno in funzione con l’obiettivo di depurare l’acqua che finisce nei rubinetti di Centro Storico, Rione Libertà, Rione Ferrovia e molte contrade. Il costo complessivo dell’intervento, secondo le relazioni tecniche, è di poco superiore al milione e 800mila euro che troveranno copertura grazie all’amministrazione regionale.

LA SITUAZIONE IN CITTA’ – Dalla Regione Campania – spiega la relazione – viene fornita una portata d’acqua pari a circa 200 – 220 litri al secondo dal Biferno e si tratta di una risorsa di ottima qualità. La portata idrica totale necessaria ai fabbisogni dell’utenza servita è di circa 320 – 340 l/sec, pertanto, la restante parte (120 – 140 l/sec) viene immessa nella rete cittadina emungendola dai due pozzi in località Pezzapiana ubicati nei pressi della Stazione Ferroviaria di Benevento ed in prossimità dell’adiacente area industriale di Pezzapiana.

I dati – spiega ancora il documento – confermano la presenza di tetracloroetilene nei pozzi con livelli di contaminazione fino a circa 4 microgrammi per litro, superiore alla soglia stabilita dalla legge di 1,1 μg/l. Le analisi di controllo routinariamente eseguite dalla Gesesa confermano la presenza dell’inquinante ed evidenziano, che raramente la concentrazione di tale solvente supera i valori 2 μg/l. Inoltre, i dati analitici resi disponibili e pubblicati da ARPAC non hanno mai registrano per le acque prelevate dai pozzi di Pezzapiana – valori superiori al livello di potabilità fissato a 10 μg/l.

A tenere alta l’attenzione è anche il fatto che non si riesce a definire e individuare la fonte dell’inquinamento della falda. “Gli accertamenti eseguiti – spiega la relazione – non hanno consentito di individuare le cause della contaminazione né la fonte che genera la contaminazione della falda anche se i valori ad oggi sono costantemente inferiori ai limiti di legge. In base ai dati conosciuti si ritiene che il fenomeno di contaminazione delle acque da solventi organici clorurati sia stato originato da smaltimenti di tali prodotti direttamente nel sottosuolo da una o più sorgenti, al momento ancora da individuare. Sono inoltre ancora in corso indagini di caratterizzazione dell’area ove sono ubicati i pozzi di Pezzapiana al fine di individuare le fonti di inquinamento da tetracloroetilene”.

In attesa dell’entrata in funzione della potabilizzazione della diga di Campolattaro e tenuto conto che da Palazzo Mosti sostengono che è impossibile – per motivi legati alle tubazioni – aumentare la portata di acqua dal Biferno appare evidente che “la città di Benevento non può fare a meno della fonte idrica riguardate i pozzi di Pezzapiana per l’alimentazione dell’acquedotto cittadino ai fini della distribuzione di acqua potabile all’utenza”.

IL PROGETTO – Per questo motivo si è deciso di accelerare per la realizzazione di un sistema di filtrazione su carboni attivi per il trattamento delle acque potabili da installare presso la centrale idrica di Benevento in località Pezzapiana. Gesesa punta all’installazione di un sistema di trattamento per la rimozione del tetracloroetilene dalle acque dei pozzi di Pezzapiana.

“Il sistema di filtrazione – proseguono le relazioni – consentirà di avere sempre la disponibilità di tale risorsa anche laddove dovesse presentarsi un aumento del livello di contaminazione del tetracloroetilene stante la particolare peculiarità della sostanza e dei possibili fenomeni di inquinamento”.

I filtri saranno progettati per garantire un abbattimento selettivo degli inquinanti presenti. Per la realizzazione delle stazioni di filtrazione si prevede l’ampliamento dell’area della centrale di Pezzapiana. “All’interno dell’area – si legge nel progetto – è prevista la realizzazione di un basamento in cemento armato su cui verranno installati nove filtri a carboni installati in parallelo, un locale tecnico utilizzato per l’installazione delle pompe di controlavaggio dei filtri, il compressore ed il quadro elettrico del sistema di filtrazione. Il nuovo impianto di filtrazione sarà costituito principalmente da una serie di 9 filtri prefabbricati in acciaio.

IL FUNZIONAMENTO – Nello specifico caso di Pezzapiana, si adotterà un trattamento del tipo “pump and treat” e cioè estrazione dell’acqua e trattamento per il reimpiego ad uso potabile. Nel caso specifico si adotterà la tecnica dell’assorbimento su Carboni Attivi (GAC) che è quella di più largo impiego ed anche quella più affidabile e di facile gestione. “La capacità adsorbente del carbone attivo è molto estesa – spiega la relazione tecnica – per cui, seppure con differenze anche notevoli, i carboni attivi assorbono in maniera non selettiva praticamente tutti i composti organici ed anche molti composti inorganici. Il trattamento migliore per la rimozione del tetracloroetilene dalle acque emunte dai pozzi di Pezzapiana è senza ombra di dubbio la filtrazione su carboni attivi con un tempo di contatto non inferiore a 10 ed, infine, l’adozione di una adeguato sistema di controlavaggio”.

Un progetto, dunque, che se realizzato in fretta dovrebbe risolvere quasi completamente il problema. Resta, ovviamente, il tema della contaminazione e delle origini dell’inquinamento. Per questo nel pacchetto della Regione è prevista una “estesa campagna d’indagini volta a monitorare la qualità delle acque di falda attinte dai pozzi utilizzati per l’alimentazione dell’acquedotto comunale”.

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