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CULTURA

Villa Comunale, ritorno al passato: deposito diventerà bar degli Anni Trenta

L'intervento di restauro riprenderà il progetto dell'architetto razionalista Frediani, che in città creò la scuola Mazzini e la Colonia Elioterapica

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Nelle scorse settimane il Comune di Benevento ha annunciato la riqualificazione degli immobili e dei percorsi al fine di favorire la socializzazione e l’aggregazione giovanile nella Villa Comunale. Un intervento importante – per l’importo complessivo di 450mila euro con fondi del Programma PICS – che si andrà ad aggiungere al nuovo impianto di illuminazione, inaugurato dall’amministrazione Mastella nel settembre 2020.

LA STORIA – Ma cosa sanno realmente giovani e meno giovani del nostro polmone verde, che nel corso degli anni è stato al centro dell’attenzione non solo per la realizzazione di eventi, ma anche come luogo da tutelare e sorvegliare per evitare episodi di cronaca?

La Villa ha avuto un ruolo incisivo nella struttura urbana centrale della nostra città, costituendo il primo segno importante dell’espansione al di là del limite murario romano-longobardo che fino alla metà dell’Ottocento ha di fatto definito la forma urbis del capoluogo. I giardini pubblici furono realizzati su una superficie di poco più di 3 ettari, a seguito del progetto redatto tra il 1874 e il 1875 dall’architetto partenopeo Alfredo Dehnhardt, sovrintendente dell’Orto botanico di Napoli. 

Guardando bene la mappa dell’epoca si noterà che la configurazione del parco tendeva a sollecitare la risalita del crinale della collina dell’Angelo segnando la direttrice lungo la quale nel secolo scorso è stato realizzato il viale degli Atlantici, come ideale prosecuzione di corso Garibaldi. Sul versante opposto a quello del viale, l’idea era proprio quella di realizzare una vera e propria terrazza aperta sulla valle attraversata dal fiume Sabato, affacciandosi verso il massiccio del Taburno e la Dormiente del Sannio.

Nel progetto, dunque, c’era non solo la necessità di creare un luogo destinato a svago e ristoro per la comunità, ma anche un punto privilegiato di relazione con il paesaggio, oltre che un interessante centro botanico, con essenze arboree varie e pregiate. Nei vari interventi di manutenzione e ristrutturazione nel corso degli anni, la Villa non ha visto compromesso il suo carattere complessivo, che è stato spesso preservato e mantenuto, soprattutto nella valorizzazione del verde.

La consulenza con il professionista – allora solo 36enne – arriverà negli anni della formazione del primo Piano Regolatore di Luigi Piccinato e della realizzazione del Viale degli Atlantici e il bar rappresenterà un piccolo e sottaciuto capolavoro che, pur in un ambiente culturale abbastanza arretrato e distratto come quello beneventano del tempo, mostrava i caratteri di un nuovo modo di costruire e concepire lo spazio e i luoghi del ritrovo e della socializzazione. 

Scuola Mazzini di piazza Risorgimento

IL PROGETTO – I nuovi lavori che riguarderanno la struttura prevedono il restauro dello storico bar (con il progetto dell’architetto Raimondo Consolante), costruito nel 1933 dall’architetto razionalista Frediano Frediani, che coadiuvò l’Ufficio tecnico di Palazzo Mosti nella realizzazione di una serie di opere pubbliche di rilievo. La collaborazione con l’Ente diede frutti preziosi come la realizzazione della scuola Mazzini di piazza Risorgimento e la Colonia Elioterapica di Rione Ferrovia. Altri progetti, come la riconfigurazione del Teatro Comunale, l’edificio della Gioventù Italiana del Littorio e i Lavatoi Comunali sono andati invece perduti e demoliti. 

Interno bar Frediani

La volontà dell’amministrazione sarà ora proprio quella di restaurare l’edificio – manomesso nel corso degli anni – e ripristinarne i contenuti materiali ed emotivi dell’architettura frediana prima che se ne offuschi definitivamente la memoria con la perdita delle generazioni oggi anziane.

E’ negli anni Ottanta, con gli interventi post terremoto, che il bar subì una prima profonda trasformazione con la demolizione della vetrata semicircolare, perdendo così irreversibilmente il suo carattere architettonico.

Dal 2001 al 2006, infine, perse completamente la sua funzione originaria diventando un semplice deposito con ufficio per il personale addetto al servizio di giardinaggio e vigilanza, del tutto irriconoscibile rispetto al progetto di quasi 90 anni fa.  

Oggi, dunque, l’obiettivo sarà riportarlo ad una condizione quanto più fedele a quella originaria del 1933 con il reintegro delle superfici vetrate, della pensilina d’ingresso e dell’arredo del bancone. Senza dimenticare l’illuminotecnica, che si rifarà ad un’altra opera di Frediani in città: lo storico Bar Romano. (G.F.)

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