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SANNIO

Cusano Mutri, cala il sipario sulla seconda edizione di “CusaNoir”

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Cala il sipario sulla seconda edizione di “CusaNoir”, il festival dedicato interamente alla letteratura gialla, noir e del mistero svoltosi a Cusano Mutri nel weekend appena trascorso.

Tre giorni dedicati a crimini e delitti organizzati dal Comune di Cusano Mutri in collaborazione con la Biblioteca “G. Vitelli’’, i Borghi della Lettura e l’Istituto Comprensivo ‘Kennedy’, su intuizione del giornalista Enrico Cocciulillo, cusanese trapiantato nella Città della Mole, che ‘armato’ di operosità, cortesia ed abnegazione, peculiarità che poi si fondano, per essere nel loro insieme coniugabili da quel denominatore comune che si traduce nell’amore per la propria Terra e nell’orgoglio delle proprie origini, ha ospitato un ricco parterre.

Sulla scena, si sono avvicendati giovani artisti emergenti, scrittori, attori, sceneggiatori, produttori cinematografici e registi, letteralmente rapiti dal fascino del suggestivo borgo, salotto naturale, dal calore dei lettori, dall’accoglienza ricevuta. Sotto la loro lente, inchieste e intrighi fusi tra realtà e immaginazione.

Bilancio positivo per il replay di un Festival che ambisce a diventare un appuntamento fisso nel panorama della già ampia e ricca offerta culturale della cittadina, che ha visto coinvolti anche gli alunni dell’IC, con un apposito concorso dal titolo ‘’scrivere un racconto giallo’’. Tra gli elaborati pervenuti, è stato selezionato un romanzo a tre mani, scritto dagli alunni Giacomo Marino, Andrea Scetta e Pasquale Antonio Civitillo, dal titolo ‘Cusano si tinge di rosso’.

Un programma intenso ed articolato, che ha posto l’accento sullo stato di salute del cinema, con uno sguardo particolare al genere “noir’’. Il pubblico di un autore di gialli è estremamente variegato. Giovani ribelli, casalinghe affascinate dai misteri, professori alle prese con gli enigmi: tutti, almeno per una volta, sono disposti ad accantonare gli impegni quotidiani per immergersi in una lettura che avanza loro un’unica richiesta, sentirsi veri detective. Il lettore di gialli sa che, ogni qualvolta si appresta a leggere il romanzo scelto, accetta di raccogliere il guanto di sfida lanciato dall’autore-rivale: nella fitta rete di intrighi che fa da sfondo alla vicenda narrata, solo colui che con sagacia e perspicacia sarà in grado di cogliere gli indizi astutamente nascosti dietro le parole, potrà dirsi vincitore nella competizione con lo scrittore e scoprire la verità prima di giungere all’ultima pagina.

Eppure, soltanto gli habitué del genere sono capaci di riconoscersi in questo identikit: diffidenti, attenti, esigenti e concreti. Soprattutto, non amano le storie fittizie o inverosimili e sono, anzi, attratti dal realismo e dalla crudezza delle immagini. La paura, l’orrore, l’amarezza – che ci piaccia o no – fa parte del vissuto degli uomini e quei pochi autori che coraggiosamente ne interpretano le fattezze meritano di essere letti.

Mentre, al cinema, la percezione del suo contenuto è assai approssimativamente legata alla costruzione ‘a enigma’, nella quale lo spettatore non conosce causa e responsabili dell’evento criminoso e il compimento della storia coincide con lo svelamento di essi. Il giallo nel cinema si colloca all’interno di un macrogenere, il poliziesco, che comprende anche il noir, il film carcerario, il film di spionaggio, e in parte quello giudiziario. In comune con questi ha l’interesse per il conflitto tra legalità e crimine, le tonalità del mistero e della tensione, l’analisi e la rappresentazione della violenza, l’adozione di strutture narrative nelle quali è spesso in gioco una tematizzazione non occasionale delle capacità logiche e conoscitive dello spettatore.

Il cinema ha operato un’autentica rivoluzione sociale. La bellezza della “settima arte’’ sta proprio nell’offrire allo spettatore una serie di imprevedibili possibilità di scelta senza pregiudizi e nel suo essere trasversale, accogliendo tutti nel suo grembo, dai supereroi ai padri di famiglia.

C’è fermento, intanto, nel piccolo centro montano, per le riprese previste a fine luglio, del documentario storico “Sancta Spina”, tratto dalla storia di Barbato, che secondo la tradizione cusanese portò dalla Terra Santa una spina della corona del Cristo, prodotto dalla MP, per la regia di Giovanni Lavia.

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