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Elezioni comunali, le considerazioni di Giovanni Mazzone (Pd) sul ballottaggio

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“Sapevo che domenica notte sarebbe arrivata la “grandinata”. Ne avevo previsto perfino le dimensioni. Precisamente. Sono dunque un mago, un indovino? Un esperto di sondaggi elettorali? No, né l’uno né l’altro. Sono solo un iscritto della prima ora al Partito Democratico, uno di quei tanti cittadini che anche qui a Benevento rimasero genuinamente abbagliati dal discorso politico pronunciato da Walter Veltroni il 14 ottobre 2007 al Lingotto di Torino e che poi, aderendovi, nel proprio itinerario, nel corso del tempo, conservando un pensiero puro, hanno sempre cercato di guardare a quel discorso come alla propria stella cometa”. Così Giovanni Mazzone, componente del Coordinamento cittadino del Partito democratico di Benevento in una nota per commentare il ballottaggio del 19 giugno scorso.

“L’eloquio veltroniano risultava fortemente attrattivo in quanto conteneva ‘una massiccia dose d’innovazione politica’ – spiega Mazzone -. Sostanzialmente si proponeva di superare, dandogli cultura di governo, un bipolarismo imbrigliato in uno schema che oggi senza troppe parole il filosofo partenopeo Biagio De Giovanni definirebbe da “democrazia recitata”: ciascuno dei due poli, invero, non era stato costruito per “governare”, ma per sopravanzare il proprio nemico politico ed a tal fine si ornava a sua volta di una narrazione, un racconto che prescindeva del tutto o quasi dalla realtà.
Si intendeva, dunque, secondo quanto prospettato da Veltroni, costruire un Pd che non fosse proteso alla “occupazione del potere” come avevano dimostrato i partiti della tradizione politica, ma che puntasse tutto il suo essere, nell’impostazione e nella strategia (si noti qui la distinzione tra i concetti), a “governare bene la Comunità nazionale e quelle territoriali”. Stava qui la discriminante nella quale Veltroni intravide una vera e propria “rivoluzione culturale e morale”.

Da allora, nei 9 anni trascorsi, osservando la realtà, come tutti i democratici italiani, anche noi della comunità dei democratici beneventani, ciascuno ovviamente nell’ambito del proprio grado di responsabilità, più volte avremmo dovuto seriamente domandarci: siamo rimasti fedeli ai valori del Partito democratico? Abbiamo cercato di realizzare la sua ragione sociale? Siamo stati coerenti con i suoi obiettivi di fondo? In buona parte – aggiunge la nota -, non mi pare che a tali domande si possa rispondere in modo affermativo. Altrimenti, nel nostro caso, dopo quasi 10 anni (un’enormità!) di responsabilità politica come Pd al comune di Benevento, non avremmo potuto evitare di domandarci, negli organi di partito ma anche al di fuori, quale senso, quale valore (ed anche quale utilità) abbia avuto questo nostro impegno. Analogamente, nel contempo, ma più in generale, come Federazione, non avremmo potuto nemmeno mancare di chiederci, come mai, alla capacità del nostro partito di intercettare il consenso elettorale, non corrisponde altrettanta capacità nel governare. Si tratta di un tema reale e di grande rilevanza. E’ ragionevole pensare che, anzitutto in questi ultimi anni, osservando, da una parte, il nuovo corso renziano e, dall’altra, il lento ma progressivo declino berlusconiano, abbiamo pensato di poterci cullare sulla nostra presunta posizione di forza, rallentando così quel processo d’innovazione segnalato. Ed abbiamo sbagliato. Non sono abituato a puntare il dito. Sono stato educato alla sensibilità verso le persone, soprattutto nei momenti difficili. Tutti abbiamo un po’ sbagliato. Anche un semplice iscritto come me talvolta avrebbe dovuto far sentire di più la sua libera voce.

Ora occorre ricostruire il Circolo Pd di Benevento – prosegue Mazzone -. Bisogna ripartire dagli “iscritti”. Non mi stanco di ripetere: occorre aver rispetto per i tanti iscritti, persone perbene, cui non interessa la carriere politica o gli spazi di potere: essi hanno a cuore le sorti del Pd, in quanto sono persuasi che questo partito serve all’Italia. Chiunque si trovi a gestire pro tempore il partito, deve sentire sommo rispetto per loro. Il presidente dell’Assemblea cittadina, per cominciare, non deve essere un appartenente al ceto politico: deve essere un iscritto, un cittadino, con tutto ciò che discende da una simile condizione. Ciò non significa affatto inclinare verso il populismo demagogico; no, il Pd non sarà mai questo: significa piuttosto costruire un ponte tra la dimensione del cittadino e la cultura politica. Tale Organo, ancora, deve essere posto nella condizione di poter svolgere costantemente un effettivo ruolo di “garanzia” nei confronti degli iscritti. Nel Coordinamento cittadino, ciò detto senza offesa per alcuno, non vanno nominati dei “figuranti eterodiretti”, i quali, estranei ed insofferenti ad ogni semplice discorso politico, hanno l’unica funzione, una volta ogni 2/4 anni, di sostenere acriticamente la posizione politica di chi li ha designati. Qui ci dev’essere responsabilità del “cittadino, dell’iscritto”. In questo Organismo come nella Segreteria, vanno individuate invece persone che hanno “talento e cultura politica e che sentano nel loro profondo i valori di questo partito”. Come ho avuto modo di dire, domenica, nella prima riflessione fatta sul dato elettorale, un partito serio e soprattutto di “sinistra”, nella selezione della classe dirigente pone la sua massima attenzione: non si limita a prendere atto di quelli che sono i rapporti di forza tra gli individui nella società. No, un partito serio e di sinistra, dà luogo al procedimento inverso: sceglie i suoi dirigenti vagliandone il profondo merito e li accredita presso la società.

A Benevento ma non solo qui – conclude Mazzone -, il 19 giugno “segna un momento di rottura, di discontinuità e di non ritorno”, rispetto a un certo modo di essere e di fare politica. Non so quanti concittadini se ne siano resi conto. Ora tocca alla locale comunità dei democratici rispondere, ripeto, agli iscritti prim’ancora che al relativo ceto politico, scegliendo definitivamente tra il coraggio della rivoluzione culturale e morale e la vanità della democrazia recitata”.

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