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Giovani, cortei e disinformazione: quando il concetto di “massa” prevale su quello di “gruppo

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Liceo Scientifico G. Rummo
Studenti: Riccardo Giannini, Raffaele Mignone, Luigi Quarantiello, Helena Tretola, Gianmaria Tomaselli, Luigi Panella
Docente di progetto: Giovanna Viespoli
Tutor ntr24: Antonio Zamparelli

Giovani, cortei e disinformazione: quando il concetto di “massa” prevale su quello di “gruppo”

Anche quest’anno Benevento ha vissuto il suo autunno di manifestazioni. Da inizio ottobre, infatti, studenti e manifestanti sono scesi in piazza per dar voce al loro pensiero. Nel corso del tempo sono cambiate le motivazioni, ma i cortei hanno conservato la stessa organizzazione dando vita a rivolte bizzarre, preferibilmente nel fine settimana, rivolte che perdono pezzi per strada, e che finito dicembre vanno in letargo per svegliarsi l’anno successivo.

Partecipandovi ci si rende conto che la maggioranza segue la massa senza interessarsi attivamente e conoscere i motivi delle proteste.

Due rappresentanti del Liceo “Rummo” spiegano che questo menefreghismo è dovuto in particolar modo alle motivazioni dei cortei, che nella maggior parte dei casi sono futili e che anche quando sono effettivamente importanti non riguardano direttamente il mondo studentesco.

Inoltre, come afferma Maria Boscaino, rappresentante di istituto dello stesso liceo: “Personalmente non voglio andare contro il ragazzo che entra a scuola, o magari va a prendersi il caffè al bar sfruttando il corteo come pretesto per fare filone (vige il libero arbitrio), più che altro non condivido l’atteggiamento di chi vi partecipa senza sapere perché lo sta facendo. Quello che vorrei far capire – prosegue – è che non è il motivo della protesta in sé che è importante, bensì il fatto che prima di tutto questo ci debba essere un’ideologia, un qualcosa che permetta a tutti di acquisire coscienza del perché bisogna comportarsi in questo modo, del perché manifestare. Ed in questo caso, purtroppo, è assente”.

Allo stesso tempo Maria Forni, studentessa del liceo, non crede in questo tipo di proteste, poiché “l’unica finalità di queste manifestazioni è il creare disagio senza avere una meta ben precisa. Ho visto anche molte persone parlare – ammette la studentessa – senza cognizione di causa, per mettersi in mostra: anarchici fascisti e comunisti unirsi esclusivamente per creare disagio non condividendo nulla. Inoltre credo sia condivisibile l’idea di dover manifestare in qualche modo il dissenso senz’altro, però penso che ci siano modi e soprattutto tempi per poterlo fare.

Innanzitutto – aggiunge la studentessa – condivido il corteo nel momento in cui non ci sono manifestazioni di violenza, provocazioni, fumogeni e quelle cose lì che fanno solitamente; in secondo luogo bisognerebbe cercare di poterlo organizzare non in mattinata, ma magari il pomeriggio, per vedere se davvero la cosa interessa e non è solo un modo per saltare un giorno di scuola. Ritengo che quest’ultima sia una scelta più che altro strategica da parte di chi organizza i cortei, poiché è chiaro a tutti che c’è pochissima partecipazione davvero attiva”.

Il problema di fondo, quindi, rimane sempre lo stesso: c’è troppa differenza tra chi organizza e chi partecipa, e questo può provocare reazioni di disinteresse, superficialità oppure l’opposto, ovvero senso di appartenenza a qualcosa di più grande, che in realtà non è un sentimento concreto poiché è offuscato dalla mancanza di un’ideologia.

La soluzione potrebbe essere quella di cercare di accorciare le distanze facendo acquisire una maggiore consapevolezza agli studenti, creando un gruppo compatto e non una massa.

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