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Archeoclub: il 29 marzo convegno sulla storia del Teatro Romano

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L’Archeoclub d’Italia, sez.di Benevento, comunica che domani, 29 Marzo, alle ore 17,00, presso la sala conferenze del CESVOB, in V.le Mellusi, Palazzo del Volontariato (ex Caserma VV.F.), l’ing.Gino Iannace, terrà un convegno dal titolo: “Storia del Teatro Romano. Dalle origini ai giorni nostri”. L’ing.Iannace, noto e stimato docente universitario, è uno dei massimi studiosi ed autore di numerose ed importanti pubblicazioni nonché organizzatore di mostre e di esposizioni, nelle quali integra con documentate ricerche storiche e scientifiche: la nascita, gli splendori e l’unicità artistiche-architettoniche ed anche tecnico-sonore del Teatro Romano.

Durante il convegno, verranno proiettate slides multimediali afferenti le prime testimonianze cartacee del prezioso monumento e, per la prima volta, saranno rese pubbliche, anche esclusive fotografie e stampe d’epoca.
Il prof.Iannace così elargisce qualche anticipazione sul consesso di studi che terrà domani: “Il Teatro Romano di Benevento fu costruito intorno al I secolo D.C. e, per analogia con altri teatri dello stesso periodo, possiamo immaginare che fosse tutto ricoperto di marmo bianco ed adornato di statue marmoree che cingevano tutta la lunghezza del colonnato superiore.

La scena doveva essere ricca di colonne a più livelli ed impreziosita da intonaci e stucchi. Del resto, bisognava stupire il pubblico quando entrava nel teatro! Nella stagione estiva, invece, per meglio sopportare 
la calura, la cavea era ricoperta di sfavillanti teli multicolore e, se faceva davvero molto caldo, venivano erogati
spruzzi di acqua profumata con petali di rosa.

Il teatro, che poteva ospitare oltre diecimila spettatori, fu costruito secondo i dettami dell’architetto Vitruvio: 
da un cerchio disegnato a terra, seguendo semplici regole, si passava a costruirlo in tutti i suoi componenti: scena, orchestra, cavea. Oggi non sappiamo quale fu il primo e quale fu l’ultimo spettacolo prima che il teatro cadesse nell’oblio per circa duemila anni. Esso fu abbandonato dopo le invasioni barbariche, danneggiato da terremoti, utilizzato come cava per mattoni e fu anche allagato dagli alluvioni.
 

Per secoli vi abitarono persino le famiglie più umili della città, che  posizionavano nella cava le loro modeste abitazioni. Una situazione che terminò grazie ad Almerico Meomartini. Così, dopo il 1920 iniziarono gli scavi per riportarlo nuovamente alla luce; un lavoro lungo e complesso che, tra alterne vicende, perdurò fino al 1950.
Il teatro oggi è il risultato di un lavoro di restauro e può essere fruito come luogo di storia e di spettacolo.
Il nostro compito è farlo rivivere nella sua bellezza così come fu duemila anni fa!”.

 

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