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ECONOMIA

Benevento e la sua provincia, un modello di sviluppo ‘fragile’

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La Giornata dell’Economia a Benevento, “celebrata” attraverso un qualificato convegno ospitato in mattinata all’ente camerale, ha snocciolato un lungo elenco di dati confluiti nel corpus dell”Osservatorio Economico della Provincia di Benevento, ovvero il rapporto realizzato dalla Camera di Commercio di Benevento in collaborazione con l’istituto Tagiacarne. Il cui esordio, dopo aver ricordato i cenni di leggera ripresa nazionale nel 2010 dopo le perdite cospicue del precedente anno, pone in rilievo che “il modello di sviluppo della provincia di Benevento presenta alcune debolezze strutturali che compromettono le capacità di resistere efficacemente alle fasi discendenti della congiuntura e che quando, come avvenuto nel 2010, si presentano i primi segnali di ripresa (perlomeno sul versante produttivo, non ancora su quello del mercato del lavoro), rallentano la capacità di agganciarsi al miglioramento del ciclo”.
 

Dunque, una debolezza intrinseca, che infatti individua il potenziale di crescita dell’economia beneventana nella “capacità di consumo delle famiglie locali”, dettata da “un sistema produttivo che opera prevalentemente su bacini di mercato di prossimità”, cioè impermeabili a penetrazioni esterne. Facile desumere che “quando dall’esterno arriva una recessione che provoca un rallentamento della spesa per consumi delle famiglie locali, le imprese non hanno altri mercati di sbocco attraverso i quali compensare le perdite subite sul mercato interno.
 

Tra l’altro, la capacità di consumo del mercato locale è piuttosto debole. La provincia di Benevento presenta una una spesa per consumi per famiglia pari a poco meno di 11.000 euro all’anno, un livello assoluto di consumi inferiore di circa 1.000 euro/anno rispetto alla media del Mezzogiorno, e di circa 4.000 euro/anno rispetto a quella nazionale. Ciò deriva sia da un livello contenuto del reddito disponibile delle famiglie (pari, al 2009, a 12.000 euro a famiglia, circa il 95% della media meridionale ed il 71% di quella nazionale) sia da un livello modesto dello stock di patrimonio familiare (che rappresenta una sorta di “cuscinetto”, che contribuisce a difendere il tenore di vita, anche in presenza di un reddito disponibile non elevato). Infatti, il patrimonio delle famiglie beneventane attesta la provincia al 90-esimo posto fra le 107 province italiane, un valore contenuto, che non può che limitare la propensione al consumo”. Ed “in un contesto di ricchezza media delle famiglie non elevata, desta preoccupazione il rapido incremento dell’esposizione debitoria delle stesse nei confronti del sistema bancario, evidentemente motivata dal tentativo di difendere il tenore di vita in una fase recessiva come quella attuale. La rapida crescita del debito bancario, a fronte di attivi patrimoniali familiari non elevati, non potrà che generare tensioni economiche e rischi di impoverimento di numerose famiglie sovra-indebitate”.
 

La correlazione fra i consumi, quindi la crescita del valore aggiunto, e l’impresa è stretta al punto da determinare pochi investimenti (per via di una eccessiva concentrazione di piccole imprese d una più generale difficoltà di accesso al credito), e comunque un complessivo difetto di competitività delle aziende locali.
***
 

Da questa premessa sulla fragilità del modello di sviluppo scaturiscono appunto i risultati registrati per l’economia locale nel 2010, il ritardo nell’agganciarsi alla timidissima ripresa produttiva in atto nel Paese”. “Complessivamente, nel biennio 2009-2010, la ricchezza netta prodotta in provincia di Benevento si contrae del 5,7%, ed ovviamente il mercato del lavoro locale non ha potuto che registrare gli effetti di un nuovo calo del prodotto.
Gli occupati si riducono del 6,4% fra 2008 e 2010 (la flessione più elevata fra le province campane dopo Napoli), lo stock dei disoccupati, viceversa, cresce ad un tasso che, seppur consistente (+9,7%), è notevolmente inferiore a quello nazionale (+24,3%).
Il divario fra forte decrescita dell’occupazione e più moderata crescita della disoccupazione è colmato dalla flessione delle forze di lavoro (-4,8%), che segnala come un certo numero di disoccupati abbia, per effetti di scoraggiamento indotti dalla complessa situazione occupazionale, preferito abbandonare la ricerca attiva del posto di lavoro, uscendo dal bacino “ufficiale” di disoccupazione, ed entrando fra le non forze di lavoro. Ciò ha spinto verso il basso il tasso di attività, posizionando Benevento al 90-mo posto fra le 107 province italiane, nella graduatoria basata su tale indicatore”.
Ci sono fermenti incoraggianti nel 2010, però (la crescita delle unità locali, l’export, l’high tech), che possono preludere ad una ripresa dell’attività produttiva.

 

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