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Religione

I Giornata dei Poveri, ecco il messaggio del vescovo Battaglia a parroci e territori

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Domenica, 19 novembre, si celebrerà la I Giornata Mondiale dei Poveri, istituita da Papa Francesco al termine del Giubileo della Misericordia.

Tema della Giornata: “Non amiamo a parole ma con i fatti”. Un appello, fa notare la Caritas Italiana, a contribuire in modo efficace al cambiamento della storia generando e promuovendo vero sviluppo. Nella Diocesi di Cerreto Sannita-Telese – Sant’Agata de’ Goti, il programma, organizzato dalla Caritas diocesana insieme agli altri Uffici Pastorali, oltre alla messa e alla mensa dei poveri di domenica 19 novembre, sarà arricchito da varie iniziative durante la settimana.

– Momento di preghiera e di riflessione sul messaggio del papa a cura dell’Azione Cattolica diocesana: mercoledì 15 novembre ore 19:30 chiesa parrocchiale di Telese Terme.

– “La Tenda dell’ascolto e della condivisione” nei seguenti giorni, dalle ore 9 alle ore 13 :giovedì 16 novembre ad Airola (piazza Mercato), sabato 18 novembre Telese Terme (area Mercato), domenica 19 novembre Cerreto Sannita (piazza San Martino) e Sant’Agata de’ Goti (piazza Mercato).

– Spettacolo teatrale di Angelo Maiello su “Don Milani”: sabato 18 novembre ore 18:30 chiesa parrocchiale di Moiano

– Santa Messa presieduta dal vescovo Mimmo: domenica 19 novembre ore 10:30 chiesa parrocchiale di Bucciano

– Pranzo della Solidarietà: domenica 19 novembre ore 12:30 Unità operativa di Salute Mentale SIR di Bucciano.

Intanto il vescovo Mimmo Battaglia invia una lettera ai parroci e al terirtorio per celebrare la meglio questo vento.

Di seguito il testo integrale:

“Miei fratelli Parroci, la prossima domenica vivremo in tutta la Chiesa la Ia Giornata Mondiale dei Poveri. Attraverso questo segno concreto, in questa nostra storia segnata dall’ingiustizia sociale, da tante forme nascoste di povertà, dall’indifferenza ma anche dalla compassione e dalla gratuità di tanti che si chinano a servire, Papa Francesco ci spinge a riscoprire insieme il cuore stesso della missione di Gesù: l’annuncio ai poveri, il vangelo della liberazione e della gioia.

Beati i poveri, i miti, i misericordiosi, gli operatori di pace, quelli che hanno fame e sete di giustizia! Beati coloro che amano senza riserve! Beati coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica!

La giornata dei poveri interpella profondamente anche noi ed è per tutta la nostra comunità diocesana un’opportunità, un passo fondamentale, nel cammino di una Chiesa che si desidera povera, in uscita, sinodale, samaritana, in stato permanente di missione.

“Lo Spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri… per consolare tutti gli afflitti… per dare loro una corona invece della cenere, olio di letizia invece dell’abito da lutto, canto di lode invece di un cuore mesto. Essi si chiameranno querce di giustizia” (Is 61,1-3).

Le parole del profeta Isaia riprese da Gesù all’inizio della sua missione, donano nuovo respiro alla fede, slancio alla speranza, esigenza di concretezza alla carità. Esse giungono inedite nelle nostre comunità parrocchiali, nelle nostre assemblee, nelle nostre famiglie, lungo le strade della nostra quotidianità, nel silenzio della nostra preghiera.

Gesù manifesta la misericordia di Dio nel suo amore preferenziale per gli ultimi, rivela il senso della sua incarnazione, il compimento della nuova alleanza: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi” (Lc 4,21).

Questa parola oggi si compie anche per noi. Anche per te povero, escluso, abbandonato, solo, affammato, oppresso. Anche tu ascolta, gioisci! Questa parola si compie in te e per te! Non chiuderti, non nasconderti, non vergognarti, non disperare! Tu, con la tua presenza, con il tuo rialzarti, con la tua dignità di fratello puoi annunciare al mondo che il Signore ama, si prende cura di tutti, non abbandona nessuno. Tu, con la tua capacità di leggere la storia dalla parte di Dio, puoi guardare con tenerezza tanti che si sentono abbandonati e che hanno perso il senso della giustizia.

Tu puoi insegnarmi ad amare. Tu puoi insegnarmi a condividere la vita. Tu puoi insegnarmi a rialzare. Tu puoi insegnarmi la speranza. Tu puoi indicarmi il futuro. Tu puoi ricordarmi che resta l’amore.

Il Signore ci chiede di camminare insieme e questo esodo attraversa le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti gli uomini. Il Signore ascolta il grido dei poveri, il loro chiedere silenzioso e nascosto.

Mentre scrivo, penso e ho di fronte i volti di molti che sentono il peso della loro condizione, la precarietà, la solitudine, la malattia, l’incapacità di assicurare un futuro ai propri figli o anche semplicemente un piatto a tavola. Ho davanti il volto insicuro di tanti giovani che lottano per non farsi rubare la speranza di contribuire a un mondo e una società più giusti, più umani. Ho davanti agli occhi i volti feriti dalla violenza. Ho davanti agli occhi le tante povertà che attraversano le vite di quanti incontriamo ogni giorno, ma anche le nostre vite.

Ho davanti agli occhi la nostra esigenza di giustizia, il nostro credere in una comunione fraterna possibile su questa terra, nelle nostre comunità, e che deve potersi esprimere in vie di condivisione di ciò che occorre per vivere. La comunione è dono che chiede di essere accolto responsabilmente. Siamo chiamati a costruire fraternità, a riedificare le antiche rovine e le città desolate.

La comunione come senso e fine della nostra storia può allora rinnovarsi in noi, nelle nostre relazioni, nel nostro rapporto con il Signore, nella nostra preghiera, nelle nostre eucaristie, nel nostro impegno concreto a servizio dell’umano nella chiesa e nella società. La misericordia di Dio vive in noi come esigenza di un amore simile a quello che Gesù ha vissuto sulla terra, lungo le strade della sua quotidianità. Questo amore si riconosce nei gesti concreti di una solidarietà fondata nella ricerca del bene di tutti e di ciascuno.

Al povero spetta sempre il primo posto per giustizia. Sarà espressione anche visibile della nostra corresponsabilità nella comunione, contribuendo a non creare altre forme di povertà, di esclusione, di emarginazione, nella chiesa e nel mondo.

Mettere al primo posto i poveri vuol dire mettere al centro non noi stessi ma l’altro. L’altro che abbiamo di fronte ci chiede di essere accolto, guardato negli occhi e amato. La solidarietà parte da ciascuno di noi e dalle nostre comunità. Uniamo allora i nostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti. Apriamo le porte delle nostre parrocchie, delle nostre case.

Cari confratelli, come sarebbe bello e significativo se domenica ciascuno di noi invitasse a sedere alla mensa della propria casa una famiglia che vive nella povertà, persone segnate in questo tempo da qualche disagio grave, persone che sappiamo essere afflitte dall’abbandono e dalla solitudine. L’incontro con l’altro chiede delicatezza, ascolto, discrezione, generosità, ma anche coraggio di osare!

Costruiamo la speranza con gesti concreti! La povertà non va solo combattuta ma prima di tutto accolta. L’amore fa il primo passo, è inclusivo, l’amore dona fino in fondo e fino alla fine, esce per le strade, invita, ospita, guarda negli occhi, benedice, rialza, accompagna, ascolta, guarisce. Lo sguardo è sempre la prima forma di cura e gli occhi arrivano prima delle mani! È solo un segno, certamente, ma è segno del nostro comune riprendere il cammino alla sequela di Gesù sul passo di chi concretamente fa più fatica ed è rimasto indietro.

È un segno che dà voce al diritto dei poveri, che incoraggia chi vive il lavoro, l’impegno politico e sociale edificando e promuovendo l’umano; è un segno che ci vincola a vivere un’attenzione che non può esaurirsi in una giornata o svegliarsi in noi solo di fronte alle urgenze. I poveri non sono semplici destinatari.

L’opzione preferenziale per i poveri, l’attenzione agli ultimi, diventi nostro stile di vita, stile e reale desiderio di prossimità, perché l’altro, il povero, diventi fratello. È un segno che contribuisce al sogno della fraternità universale, permettendo ai più poveri di integrarsi nella società, di partecipare, di diventare protagonisti. È un segno nella storia, fermento di cambiamento di mentalità.

Ogni parroco in questa giornata sperimenti la gioia e la potenza dell’amore di Dio nell’accompagnare il popolo ponendosi “dietro”, aiutando la comunità a essere unita. Andare incontro oggi ai poveri che conosciamo, ci permetterà di riconoscere le povertà che ancora ci sfuggono, formerà la nostra coscienza nella capacità di una sempre maggiore accoglienza e accenderà nei nostri occhi una luce che donerà di vedere l’altro e di accorgerci del suo reale bisogno.

Muoviamo insieme questi primi passi perché le nostre comunità diventino sempre di più case, locande accoglienti aperte a tutti. Prima di tutto noi ministri dell’altare siamo chiamati a muovere insieme questi primi passi perché impariamo dal vangelo della vita a innamorarci della povertà, di Cristo povero, servo.

La conversione alla comunione fraterna è un cammino continuo nella libertà. Lasciamo che l’incontro con l’altro liberi in noi la capacità e il desiderio di aprire le porte del nostro cuore, di fermarci e chinarci, di dare e anche di ricevere.

Con l’augurio di poter gioire ogni giorno dell’essenziale con la nostra gente, Vi abbraccio e Vi benedico, uniti nella preghiera che Gesù ha consegnato ai discepoli di ogni tempo.”

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