POLITICA
La riflessione di Martino: “Corruzione e malaffare, è tempo di una rivoluzione delle coscienze”
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“Quando si parla di “sistema” ci si riferisce ad un’organizzazione ben rodata, con regole condivise, chiare, precise e paradossalmente anche trasparenti all’interno del sistema stesso. Come le tariffe praticate in base all’entità degli appalti, dei lavori, degli incarichi professionali. Il tutto a discapito della libera concorrenza e delle comunità. Sappiamo bene quanto corruzione e malaffare incidono sulla scarsa qualità delle opere pubbliche e dei servizi resi. E non è assolutamente secondario ribadire con forza, quanto possano incidere sulla dignità e la sicurezza delle lavoratrici dei lavoratori. Corruzione, malaffare, complicità con massonerie deviate così come le mafie, devono essere combattute innanzi tutto nelle aule parlamentari e consiliari”. A denunciarlo in una nota è Michele Martino, ex referente locale di Libera.
“Il basso profilo etico e morale di alcuni politici, amministratori e dirigenti trova terreno fertile in discutibili provvedimenti legislativi. Pensiamo alla riforma sugli appalti che ha aumentato la soglia degli affidamenti diretti. Così come all’aumento della soglia di trasferibilità del contate, all’abolizione del reato d’abuso d’ufficio e l’indebolimento di alcune funzioni della Corte dei Conti.
Il progetto è drammaticamente chiaro: non si vogliono controlli ed interferenze. Provvedimenti sciagurati ed inopportuni, in un momento storico molto particolare, se pensiamo alla grossa mole di denaro pubblico con il PNRR e le grosse opere infrastrutturali.
Quante altre inchieste ci saranno? Come ci ricorda sempre sempre Don Ciotti, “mafie e corruzione nel nostro paese non sono un problema, ma il problema.”
Le cronache di questi giorni restituiscono un quadro avvilente della nostra città, in cui una parte della politica stessa sta dimostrando tutti i suoi limiti ed inadeguatezze. Ricordandoci quanto avvenne in occasione delle precedenti inchieste che riguardarono gli appalti dell’amministrazione provinciale. Anche in tale circostanza non si riscontrò un sussulto interiore nei partiti. Ci si limitò solo alla conta degli indagati, rinfacciandosi il numero maggiore degli indagati. Volgarità che stiamo leggendo anche in questi giorni. La democrazia e la libertà economica non possono avere un tariffario, rappresenta la mortificazione della dignità delle Istituzioni.
Così come i tre gradi di giudizio non possono essere strumentalizzati riducendoli ad una sala d’attesa di un club privato. La presunta innocenza non assolve dall’opportunità politica di fare un passo indietro, per non condizionare la vita politica ed amministrativa. La democrazia e la libertà non hanno tariffe, ma solo un prezzo. Quello pagato con la vita da chi ha lottato per donarci un paese libero. Da chi ha lottato sui monti contro la dittatura nazi-fascista, a chi ha lottato contro la dittatura armata delle mafie e del terrorismo politico.
E allora non è solo questione di tangenti, mazzette e benefit. È molto di più, è un tradimento agli alti valori costituzionali. Ogni euro illecito percepito e pagato, sono nuovi proiettili sparati sui corpi di chi ha pagato con la vita, la fedeltà alle istituzioni. Opponendosi al voto di scambio, ed agli intrecci perversi tra politici, imprenditori e criminalità organizzata.
Pensiamo al Sindaco di Pagani, Marcello Torre, al Presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella, al nostro concittadino Raffaele Delcogliano, con il suo amico Aldo Iermano. Al nostro conterraneo Angelo Mario Biscardi, che tra pochi giorni ricorrerà l’anniversario del suo assassinio.
Il Tricolore c’è chi lo ha servito pagando il prezzo più alto della vita e chi se ne serve per affari privati e familiari. Non è retorica, ma un respirabile fare i conti anche con la storia, perché il dolore dei familiari non va mai in prescrizione.
Ma adesso occorre un’azione di riscatto da parte del popolo Beneventano. Una rivoluzione delle coscienze. Non si può delegare solo alla Magistratura ed alle Forze dell’ordine. È il tempo della responsabilità e della corresponsabilità. Dell’unione e della coesione. È il tempo della sintesi. Ci troviamo ad un bivio: scegliere se essere sudditi o cittadini.
Tocca a noi tutti spezzare le catene delle ingiustizie, spetta alla comunità essere cortocircuito contro quella domanda che per decenni ha schiavizzato il nostro territorio: “Conosci qualcuno”?
Non bisogna conoscere nessuno, solo i propri diritti. Quei diritti che nessuno può concederli come favori. Tocca a noi ed al noi sognare una nuova alba, essere fiori di una primavera di rinascita. Non saremo mai una comunità libera se non ci liberiamo”, conclude Martino.



