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Provincia di Benevento

Barbieri: “Abbiamo sfiorato una tragedia di grandi proporzioni”

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«Abbiamo sfiorato una tragedia di grandi proporzioni».
Con queste parole il vice presidente della Provincia di Benevento e assessore alle infrastrutture, Antonio Barbieri, ha commentato le conseguenze del maltempo abbattutosi sul Sannio nelle ultime ore.
«La diga di Campolattaro sul fiume Tammaro ha evitato un disastro che avremmo ricordato per anni: forse di questo non c’è alcuna consapevolezza»  – ha aggiunto Barbieri.
Il vice presidente ha così descritto quanto è successo: «Per avere una idea delle precipitazioni abbattutesi in particolare martedì 9 e mercoledì 10 novembre 2010 sul Sannio, è bene che tutti sappiano che in quelle 24 ore il livello delle acque del fiume Tammaro, raccolte dalla diga di Campolattaro, affidata alla Provincia, è salito di ben tre metri. In altri termini, ben 10 milioni di metri cubi d’acqua circa si sono di colpo aggiunti a quelli preesistenti nell’invaso, portando l’altezza del bacino da 352 metri sul livello del mare, registrata lunedì sera 8 novembre, a 355. E’ opportuno precisare che le paratoie della diga non sono state aperte: l’acqua, cioè, è rimasta incassata nell’area d’invaso senza essere rilasciata nell’alveo del Tammaro e senza confluire, alcuni chilometri più a valle, in contrada Ponte Valentino di Benevento, nel fiume Calore, peraltro già in piena di suo e che già tante apprensioni stava suscitando alle popolazioni rivierasche, alle Autorità di Protezione Civile e agli enti territoriali. Cosa sarebbe successo se quei dieci milioni di metri cubi d’acqua provenienti dal Tammaro si fossero riversati nel Calore aggiungendosi agli altri milioni di metri cubi che tumultuosamente stavano in quelle stesse ore attraversando il Sannio per confluire quindi nel Volturno? Di quanti metri si sarebbero innalzato i due fiumi? Quali conseguenze in particolare avrebbe avuto l’aggiuntivo carico del Tammaro sullo straripamento del Calore, che attraversa la città di Benevento e quindi l’intera vallata telesina e che, comunque, senza quell’ulteriore apporto d’acqua, ha creato una situazione di gravissimo pericolo per la pubblica incolumità?»
Domande retoriche a cui è facile rispondere anche perché è ben presente nell’Io collettivo del Sannio la memoria dell’alluvione del 1949 e dell’esondazione del Calore.
Com’è noto, il Registro Italiano Dighe, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha autorizzato la Provincia di Benevento a portare gradualmente, in questa fase di sperimentazione e di collaudo dell’invaso sul Tammaro al fine della autorizzazione alla sua messa in esercizio, l’altezza delle acque fino a 366 metri sul livello del mare. La diga, la più grande della Campania, è sorvegliata 24 ore su 24 dalla Provincia stessa che si avvale della collaborazione dell’Ente Irrigazione e dell’Agenzia in house ASEA.
«Credo – ha concluso Barbieri – che i tecnici e gli enti che sorvegliano la diga abbiano svolto un lavoro egregio, soprattutto in queste ultime ore e di tanto li ringrazio a nome personale e del presidente della Provincia Cimitile. Naturalmente stiamo ancora valutando l’esatta portata del cataclisma abbattutosi sul territorio sannita: ma si può dire sin d’ora che si tratta di uno degli eventi naturali più gravi di cui abbiamo diretta e personale memoria».

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