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Comune di Benevento

Contrada San Domenico, Comune revoca parte delle ordinanze: via libera a completamento dell’impianto di biometano

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Il Comune di Benevento fa un passo indietro sulle ordinanze che avevano imposto alla società Benevento Biometano, con sede legale a Grottaminarda, di intervenire sull’impianto di contrada San Domenico. Con una nuova ordinanza dirigenziale firmata dall’architetto Antonio Iadicicco, dirigente del Settore SUAP, Palazzo Mosti ha disposto la revoca parziale dell’ordinanza del 16 giugno 2026, dichiarando superate e non più vigenti anche alcune delle successive disposizioni adottate il 24 e 26 giugno e il 4 agosto scorsi.

La decisione arriva dopo settimane segnate dalle contestazioni ambientali, dagli interventi dell’ARPAC, dal ricorso della società al TAR Campania e dal sequestro dei capannoni e delle lagune disposto dalla Procura della Repubblica.

Il provvedimento comunale, tuttavia, non cancella le criticità emerse né le prescrizioni imposte per mettere in sicurezza e adeguare l’impianto.

Il nodo delle ispezioni ARPAC

Alla base delle precedenti ordinanze c’è soprattutto il rapporto ispettivo dell’ARPAC, trasmesso al Comune il 15 giugno scorso. L’Agenzia regionale aveva rilevato “criticità strutturali e gestionali” nell’impianto, evidenziando il possibile sviluppo di emissioni odorigene e un potenziale impatto sulle matrici ambientali: aria, suolo, sottosuolo, acque superficiali e sotterranee.

Da qui erano scattate una serie di prescrizioni particolarmente stringenti: dalla sospensione delle attività e della presa in carico di nuova biomassa allo svuotamento dell’impianto, fino alla realizzazione di pavimentazioni impermeabili, sistemi per la gestione delle acque di prima pioggia, impianti di lavaggio delle ruote, sistemi di depurazione e strutture adeguate per lo stoccaggio delle biomasse.

L’ARPAC aveva inoltre indicato la necessità di chiudere e mettere in depressione le aree destinate allo stoccaggio delle biomasse solide, convogliando gli effluenti verso sistemi di abbattimento come biofiltri o scrubber, oltre alla realizzazione di sistemi di deodorizzazione e all’utilizzo di mezzi idonei per il trasporto delle biomasse.

Il ricorso della società e il pronunciamento del TAR

Contro i provvedimenti comunali, e in particolare contro l’ordinanza del 16 giugno, la Benevento Biometano aveva presentato ricorso al TAR Campania, chiedendo anche una misura cautelare urgente.

Il presidente del TAR, con decreto del primo luglio, aveva sospeso il provvedimento rilevando, tra l’altro, l’esiguità dei termini concessi dal Comune alla società per adempiere alle prescrizioni. Il giudice aveva evidenziato la necessità di sostituire quelle scadenze con nuovi termini, da determinare dopo un confronto con il soggetto interessato.

La misura cautelare era stata poi confermata con un successivo decreto del 17 luglio. L’udienza collegiale sulla sospensiva era stata fissata per l’8 settembre.

Nel frattempo, l’Avvocatura del Comune si è costituita in giudizio per difendere le ragioni dell’Ente.

Il sequestro della Procura e la successiva facoltà d’uso

A complicare ulteriormente il quadro era intervenuta, il 15 luglio, la Procura della Repubblica di Benevento, disponendo il sequestro dei capannoni e delle lagune con facoltà d’uso, finalizzata all’ottemperanza alle prescrizioni impartite dagli enti competenti.

Secondo quanto ricostruito nell’ordinanza comunale, la società ha successivamente avviato una serie di interventi per rimuovere le problematiche contestate.

Un ulteriore passaggio è arrivato il 10 agosto, quando la Procura, sentita l’ARPAC, ha disposto l’utilizzo dell’impianto, seppure sottoposto a sequestro, consentendo in particolare l’utilizzo del biodigestore per lo stoccaggio delle biomasse.

La società: circa dieci giorni per rimuovere le matrici organiche all’aperto

Nella decisione di Palazzo Mosti assume rilievo anche la comunicazione inviata dalla Benevento Biometano il primo settembre.

La società ha indicato un arco temporale di circa dieci giorni per completare le operazioni di rimozione delle matrici organiche presenti all’aperto, considerate una delle principali cause del disagio provocato dai miasmi.

Il Comune prende atto di questo cronoprogramma e, sulla base degli elementi acquisiti, sottolinea che non risultano segnalati dagli organi istituzionalmente competenti rischi attuali e concreti per la salute pubblica o per l’ambiente circostante. Nell’ordinanza viene richiamata anche una nota dei Vigili del Fuoco del 3 luglio.

Il Comune: l’impianto può essere completato

È questo il passaggio politicamente e amministrativamente più rilevante della nuova ordinanza.

Il dirigente del SUAP ritiene infatti che siano sopravvenuti nuovi motivi di pubblico interesse tali da rendere necessario un riesame dell’ordinanza del 16 giugno. L’obiettivo dichiarato è quello di contemperare le esigenze di salubrità pubblica con quelle della società, tenendo conto sia della PAS precedentemente autorizzata sia dei provvedimenti successivamente adottati dalle altre autorità.

Nell’atto si legge che il completamento dell’impianto, previa corretta gestione e stoccaggio delle matrici organiche e del digestato, non comporterebbe di per sé danni ambientali né cattivi odori.

Il Comune considera inoltre prioritario completare le opere necessarie alla corretta gestione e movimentazione delle biomasse, così da ridurre il rischio di ulteriori emissioni odorigene e consentire l’avvio della produzione di biometano attraverso il processo di digestione anaerobica, con il previsto allaccio alla rete Snam.

La revoca parziale viene quindi motivata anche dalla necessità di adeguare la situazione amministrativa all’evoluzione concreta dell’impianto e alle indicazioni arrivate dal TAR e dalle altre autorità coinvolte.

Restano però precise prescrizioni

Il via libera al completamento non significa, dunque, un liberi tutti. L’ordinanza mantiene infatti una serie di obblighi per la società. Tra questi: la realizzazione di un impianto di lavaggio ruote; l’adeguamento delle aree di stoccaggio delle biomasse liquide con strutture idonee e sistemi di chiusura; la messa in sicurezza dei depositi delle biomasse solide, con sistemi di chiusura automatica, mantenimento delle aree in depressione e convogliamento degli effluenti verso impianti di abbattimento; la realizzazione di una pavimentazione impermeabile nelle aree interessate dalla movimentazione delle biomasse; l’adeguamento del sistema di gestione delle acque di prima pioggia, attraverso condotte, caditoie e cordoli di contenimento e successivo trattamento delle acque di piazzale.

Il Comune precisa inoltre che eventuali modifiche rispetto allo stato autorizzato dovranno essere sottoposte agli uffici e alle amministrazioni competenti. Al termine dei lavori, l’assetto definitivo dell’impianto dovrà risultare coerente con i titoli autorizzativi e con gli atti efficaci.

Urbanistica, archiviato il procedimento di vigilanza

Un altro elemento richiamato nella nuova ordinanza riguarda il procedimento di vigilanza urbanistico-edilizia avviato a luglio.

Il Servizio Urbanistica del Comune, con una nota del 28 agosto, ha disposto la conclusione e l’archiviazione del procedimento, ritenendo che l’impianto e le opere della PAS non siano ancora ultimate e che, alla luce della proroga concessa per la fine dei lavori, l’intera area conservi lo status di cantiere in corso di completamento, soggetto quindi a possibili modifiche.

Allo stato attuale, si legge nell’atto, non risultano configurate difformità urbanistico-edilizie definitive né elementi tali da giustificare ulteriori provvedimenti repressivi o sanzionatori in materia urbanistica.

Una partita ancora aperta

La nuova ordinanza ridisegna dunque il quadro amministrativo attorno all’impianto di contrada San Domenico: le precedenti disposizioni comunali vengono in parte superate e alla Benevento Biometano viene consentito di procedere con le attività necessarie al completamento dell’impianto previsto dalla PAS.

Restano però in piedi le prescrizioni ambientali e, soprattutto, restano salvi gli effetti dei provvedimenti delle altre autorità. Il Comune chiarisce infatti che i poteri dell’amministrazione e quelli della magistratura penale operano su piani distinti e autonomi.

In particolare, il sequestro disposto dalla Procura resta impregiudicato e ogni attività dovrà essere svolta nel rispetto dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria e delle eventuali autorizzazioni preventive degli organi competenti.

La nuova ordinanza non chiude quindi definitivamente la vicenda, ma apre una nuova fase: completamento delle opere, rimozione delle matrici organiche all’aperto, adeguamento degli impianti e rispetto delle prescrizioni ambientali saranno ora i passaggi decisivi per arrivare alla definitiva messa a regime dell’impianto di biometano di San Domenico.

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