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Airola, un genitore scrive al presidente Mattarella: “A pochi giorni dall’inizio delle lezioni non abbiamo certezze. Ci aiuti”
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A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico, ad Airola resta l’incertezza sull’avvio delle attività e e sulla possibilità, per gli studenti, di tornare regolarmente tra i banchi il prossimo 15 settembre. Una situazione che ha spinto Raimondo Borriello, cittadino e padre, a rivolgersi direttamente al Presidente della Repubblica.
“Le scrivo non soltanto come cittadino, ma soprattutto come padre. Sono un genitore di Airola e, in questi giorni, vivo con profonda delusione e amarezza una situazione che non avrei mai immaginato di dover raccontare al Presidente della Repubblica: a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, mio figlio e tanti altri ragazzi non sanno ancora con certezza se il prossimo 15 settembre potranno entrare nella loro scuola.
La scuola dell’obbligo, quella che dovrebbe rappresentare la normalità più semplice e naturale per ogni bambino e per ogni famiglia, ad Airola è diventata una domanda senza risposta.
Ho presentato istanze e chiesto chiarimenti all’Amministrazione comunale. Ho interessato anche il Prefetto di Benevento, chiedendo che venissero accertati lo stato dell’opera, i tempi effettivi di apertura del nuovo Polo scolastico e il cronoprogramma relativo alla palestra.
L’appello al Quirinale, precisa, non nasce dalla volontà di trasformare una vicenda amministrativa locale in una questione istituzionale, ma dalla preoccupazione per il diritto alla normalità di bambini e famiglie. “Dietro una scuola che non si sa quando aprirà ci sono bambini, ragazzi, famiglie e il loro diritto alla normalità”, scrive.
Nella lettera Borriello parla anche della scelta, compiuta molti anni fa insieme alla moglie, di trasferirsi ad Airola. Una decisione presa “per scelta, con convinzione”, cercando “un luogo nel quale vivere, crescere i nostri figli e costruire un progetto di vita diverso, lontano dalla frenesia, con tempi più umani e una comunità nella quale sentirci parte”.
Oggi, però, guardando a quel progetto di vita, il padre ammette di provare “qualcosa che assomiglia al fallimento”. E non soltanto per la scuola.
Nel suo messaggio al Presidente della Repubblica richiama anche il grave disastro ambientale che ha colpito il territorio, definendolo un evento che “ha ferito profondamente la comunità” e che ha aggiunto “paura, rabbia e incertezza a una situazione già difficile”.
Da qui la domanda sulla possibilità, per una famiglia, di continuare a scegliere di restare. “La restanza, parola che spesso utilizziamo per raccontare l’amore e la volontà di non abbandonare i nostri territori, non può diventare un sacrificio infinito”, scrive Borriello. “Restare deve essere una scelta sostenibile, non una prova quotidiana di resistenza”.
Il desiderio, nonostante tutto, resta quello di continuare a credere nella propria comunità. “Vorrei poter dire a mio figlio che abbiamo fatto bene a scegliere Airola. Vorrei semplicemente accompagnarlo a scuola il 15 settembre e vederlo entrare in un edificio sicuro, dignitoso e pronto ad accoglierlo”.
La richiesta al Capo dello Stato viene sintetizzata in poche parole: «Chiedo davvero poco, Signor Presidente: che la scuola apra. Che la campanella suoni. Che a mio figlio venga garantito ciò che dovrebbe essere garantito a ogni ragazzo della Repubblica».
Borriello annuncia quindi che, qualora il 15 settembre la campanella non dovesse suonare per gli studenti della scuola media, potrebbe mettere in atto una protesta personale e non violenta, “anche estrema”, arrivando “persino a incatenarmi davanti alle istituzioni”.
Una scelta che, precisa, non vuole essere interpretata come un gesto contro qualcuno. “Non per sfida. Non per odio. Ma perché lo devo a mio figlio e alla mia coscienza di padre e di cittadino”, scrive. “È, al contrario, un grido di aiuto”.
Infine, l’appello: “Ci aiuti. Ci aiuti a non perdere la fiducia nelle istituzioni. Non è chiamata a sostituirsi alle amministrazioni territoriali, m so anche che la Sua voce rappresenta per milioni di cittadini il senso più alto delle istituzioni e della Repubblica. Per questo Le affido la mia amarezza, la mia preoccupazione e, soprattutto, la speranza di un padre.
“Faccia in modo che questa voce non rimanga inascoltata. Per mio figlio. Per tutti i ragazzi di Airola. Per le loro famiglie. Per il diritto di chi sceglie di restare in questa terra a poter ancora credere nel proprio futuro”, conclude Borriello.




