CULTURA
Conclusa la VII edizione della BeneBiennale
Ascolta la lettura dell'articolo
Si è conclusa domenica 30 agosto la VII edizione della BeneBiennale, Biennale Internazionale di Arte Contemporanea di Benevento, la manifestazione presieduta da Maurizio Caso Panza, con la direzione artistica di Carmine Elefante e la direzione critica di Nicola Pica. Una conclusione che non ha rappresentato soltanto il termine di un’esposizione, ma la sintesi di un progetto culturale nato da una provocazione: “La Biennale che non c’è”.
Un titolo che ha voluto interrogare il significato stesso dell’arte contemporanea. Non un’assenza, ma una possibilità. Non un vuoto, ma uno spazio ancora da immaginare. La VII BeneBiennale ha chiesto agli artisti non semplicemente di rappresentare il presente, ma di offrire visioni, intuizioni e possibilità per ciò che ancora non esiste. E al termine della manifestazione il paradosso della “Biennale che non c’è” è diventato realtà: la Biennale esiste attraverso gli artisti che hanno scelto di esserci.
Nel corso della fase conclusiva della manifestazione, tutti gli artisti partecipanti sono stati insigniti del “Premio Presenza Artistica”, un riconoscimento voluto dalla BeneBiennale per sottolineare il valore della partecipazione e il contributo di ciascun artista alla costruzione di un’esperienza culturale collettiva. Non un premio destinato a stabilire una gerarchia, dunque, ma un riconoscimento alla presenza, alla ricerca e alla sensibilità artistica.
I protagonisti della VII BeneBiennale sono stati: Paolo Avanzi, Daria Bollo, Anna Bottini (Zephyr), Anna Cenci, Patrizia Cerminara, Bruno Cutrale, Piergiorgio Dessì, Serena D’Onofrio (SereNArt), Carmine Elefante, Francescapia Esposito, Francesco Gagliardi, Marco Giacchetti, Rosetta Giombarresi, Luigi Marco Iacono, Katarzyna Królikowska-Pataraia, Marzia Nigito, Marco Orecchioni, Giovanni Orlacchio, Patrizia Pansi, Simonetta Pantalloni, Cosimino Panza, Nicola Pica, Francesco Rosina, Elio Russo, Giannino Scorzato, Giovanna Secondulfo, Ketty Siani, Stefania Siani, Anna Paola Suvieri, Gaetano Valentino e Mario Zampelli.
Trentuno artisti, differenti per provenienza, formazione, esperienza e linguaggio, ma accomunati dalla volontà di confrontarsi con una domanda aperta e ambiziosa. Pittura, tecniche miste, grafite, ricerca materica, figurazione, astrazione e sperimentazione concettuale hanno restituito una pluralità di visioni nella quale ciascuno ha potuto interpretare, secondo la propria sensibilità, il concetto di una Biennale ancora da immaginare.
Il catalogo della VII edizione testimonia proprio questa pluralità: percorsi artistici differenti che, messi in relazione, costruiscono quella comunità di sguardi alla quale la BeneBiennale affida il proprio progetto culturale.
Tra i momenti più significativi della conclusione della VII BeneBiennale vi è stata anche la consegna del “Calidonio d’Oro” a Giovanni Orlacchio, quale riconoscimento per il suo impegno nell’arte e per la lunga attività dedicata alla cultura e alla promozione artistica.
Artista sannita, nato a Benevento nel 1953, Orlacchio ha sviluppato nel corso degli anni un percorso che attraversa pittura, disegno, scenografia e attività culturale. La sua esperienza si è accompagnata a una costante attenzione alla valorizzazione dell’arte e alla formazione e promozione della cultura artistica nel territorio.
Il Calidonio d’Oro assume così il significato di un riconoscimento alla continuità di un impegno: quello di chi ha dedicato una parte importante della propria vita all’arte non soltanto come espressione individuale, ma come strumento di crescita culturale della comunità.
«La VII BeneBiennale – dichiara Maurizio Caso Panza, Presidente della BeneBiennale – si conclude con una convinzione ancora più forte: l’arte non ha bisogno soltanto di luoghi espositivi, ma di occasioni nelle quali gli artisti possano incontrarsi, confrontarsi e sentirsi parte di una comunità. Abbiamo scelto di attribuire a tutti gli artisti il Premio Presenza Artistica perché la loro partecipazione è stata parte essenziale della manifestazione.
Ognuno, attraverso la propria opera e la propria sensibilità, ha contribuito a dare forma a quella Biennale che, nel titolo, sembrava non esistere. La nostra sfida era proprio questa: dimostrare che ciò che “non c’è” può diventare reale quando qualcuno trova il coraggio di immaginarlo. Abbiamo voluto quindi dire a ciascun artista: grazie per esserci stato.
Il riconoscimento a Giovanni Orlacchio con il Calidonio d’Oro rappresenta invece un momento diverso ma complementare: la volontà di rendere omaggio a chi ha dedicato all’arte una parte importante della propria vita, contribuendo alla sua diffusione e alla crescita culturale del nostro territorio.
La BeneBiennale chiude questa VII edizione con una certezza: ciò che sembrava non esserci, oggi esiste. Esiste nelle opere, negli artisti, negli incontri e nelle idee che abbiamo condiviso».
La VII BeneBiennale ha così confermato la propria vocazione a essere non soltanto una rassegna espositiva, ma uno spazio di confronto, ricerca ed elaborazione culturale.
Dal 2014 la BeneBiennale cresce attraverso la convinzione che l’arte non debba limitarsi a rappresentare il mondo, ma possa contribuire a immaginarne uno nuovo. Il progetto della VII edizione ha portato questa convinzione alle sue estreme conseguenze, trasformando l’assenza evocata dal titolo in uno spazio creativo aperto a differenti sensibilità.
Anche la mela, simbolo di questa edizione, ha racchiuso questo significato: conoscenza, scoperta, tentazione e rinascita, ma soprattutto qualcosa che custodisce al proprio interno un mondo ancora da rivelare. Come l’arte, che spesso contiene molto più di ciò che appare in superficie. La conclusione della VII BeneBiennale non è quindi soltanto un punto di arrivo.
È la conferma di un’idea. La Biennale che non c’è esiste. Esiste ogni volta che un artista ha il coraggio di immaginare ciò che nessuno aveva ancora visto. Esiste ogni volta che un’opera riesce ad aprire una domanda invece di chiuderla. Esiste ogni volta che una comunità sceglie di investire nella cultura, nella creatività e nella capacità dell’arte di guardare oltre il presente.
La VII BeneBiennale si chiude, dunque, lasciando aperto proprio quello spazio che il suo titolo aveva promesso: lo spazio del possibile.


