SANNIO
Solopaca, il Comitato Civico: “Oltre al danno la beffa, paghiamo per privatizzare l’acqua”
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“Come Comitato Civico non potevamo rimanere in silenzio di fronte a un tema così delicato e cruciale per il futuro di Solopaca e dell’intero Sannio: la gestione del servizio idrico.
Negli ultimi giorni – si legge in una nota – si è consumato un passaggio fondamentale con la nascita di Sannio Acque. Al di là della manovra in sé, ciò che riteniamo grave è la totale assenza di rispetto sia verso la volontà espressa dai cittadini con il Referendum del 2011, sia verso la comunità stessa, che non è mai stata coinvolta in un dibattito pubblico e trasparente”.
“Alla scelta di privatizzare si aggiunge ora la beffa: l’adesione approvata in Consiglio Comunale comporta infatti l’impiego di fondi pubblici per la sottoscrizione delle quote societarie e la copertura dei rischi finanziari della nuova struttura. In sostanza, stiamo usando i soldi dei cittadini di Solopaca per finanziare l’ingresso del privato nella gestione del nostro bene più primario.
Ci troviamo di fronte a una società in cui, a fronte di un 55% di capitale pubblico frammentato tra vari Comuni, il socio privato (col suo 45%) mantiene di fatto il controllo operativo e poteri decisionali enormi, inclusi diritti di veto e nomine chiave. Il tutto nonostante i rilievi della Corte dei Conti e la presenza di figure dirigenziali in continuità con gestioni del passato che hanno già accumulato fallimenti e dissesti finanziari.
Attualmente solo pochissimi Comuni hanno aderito. Ci auguriamo che le altre amministrazioni prendano coscienza delle criticità di questo modello prima di compiere passi irreversibili.
Riteniamo che il confronto debba essere autentico e fatto nell’interesse esclusivo della cittadinanza. Pertanto, invitiamo alla discussione chiunque voglia esprimere una posizione genuina per il bene del paese; chiediamo invece a chi si trova sul “libro paga” o ha diretti interessi legati agli attori di questa vicenda di non prendere proprio parte al dibattito, perché altrimenti saremo obbligati a rispondere punto su punto esponendo ogni singola contraddizione. L’acqua è un bene comune e non si svende, tantomeno a spese nostre”, conclude la nota.


