POLITICA
Provinciali, Francesco Nardone attacca il Pd dopo la riconferma di Lombardi: “Scelta subalterna al centrodestra, così si perde ogni credibilità”
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All’indomani della riconferma di Nino Lombardi alla presidenza della Provincia di Benevento, arriva un duro intervento di Francesco Nardone, fondatore di Futuridea ed ex dirigente e tra i fondatori del Partito Democratico nel Sannio, che affida ai social una severa critica alle scelte compiute dal Pd in occasione del voto provinciale.
Nardone apre il suo ragionamento con una netta bocciatura della riforma Delrio, definendola “una schifezza clamorosa”, e torna a chiedere il ripristino dell’elezione diretta delle Province, sostenendo che la scelta dei rappresentanti dovrebbe tornare ai cittadini, pur manifestando scetticismo sulla volontà del Parlamento di procedere in questa direzione.
Pur precisando di non occuparsi più da tempo delle vicende del Pd sannita, del quale ricorda di essere stato fondatore, dirigente, candidato ed elettore, Nardone giudica negativamente la linea politica seguita dal partito.
Secondo il fondatore di Futuridea, “le strategie politiche contra personam non pagano mai” e rappresentano “il segno di subalternità e incapacità”. A suo avviso, il Partito Democratico dovrebbe essere la forza trainante di una coalizione capace di costruire un progetto credibile per affrontare i problemi del Sannio. Invece, sostiene, “una parte del Pd ha scelto alle provinciali di fare da ruota di scorta, peraltro sgonfia, del centrodestra”.
Da qui l’interrogativo sulla tenuta politica del partito in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. “Con quale credibilità – si chiede – il Pd potrà, tra pochi mesi, avviare una campagna elettorale per le politiche e per le amministrative, a cominciare dal capoluogo, proponendosi come alternativa al centrodestra?”.
Nardone rivendica quindi la visione originaria del Partito Democratico, nato – a suo giudizio – con ambizioni ben diverse, soprattutto nel Mezzogiorno. Nel Sannio, invece, denuncia l’affermarsi di “conformismo, notabilato e subalternità culturale e politica”, elementi che avrebbero impedito qualsiasi tentativo di innovazione e di costruzione di un’egemonia culturale.
Infine, l’ex dirigente dem richiama quella che definisce la stagione più significativa del centrosinistra sannita, individuandola nel decennio 1998-2008 alla guida della Provincia. “Le uniche innovazioni, a detta di tutti, furono quelle introdotte in quella stagione. Da allora, per la sinistra nel Sannio, solo fuffa”, conclude, denunciando il progressivo declino di un territorio che considera “sempre più marginale”.




