SANNIO
Cerreto Sannita, il liceo ‘Luigi Sodo’ all’Onu con il progetto internazionale MUNER
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Gli studenti del Liceo “Luigi Sodo” di Cerreto Sannita hanno partecipato al progetto internazionale MUNER – Model United Nations Experience Run, una simulazione diplomatica delle Nazioni Unite che ogni anno coinvolge studenti provenienti da scuole di tutto il mondo.
A rappresentare l’istituto sannita sono stati gli studenti Rosaria Rivellini, Di Palma Paolo Flavio, Alessio Benevento, Alfonso Mecchella, Agostino Leone, Mucci Lucrezia, Vaccarella Silvia, Velardi Benedetta, Bizzarro Maria Luisa e Giovanni Valente. Nel corso delle attività Alessio Benevento e Bizzarro Maria Luisa hanno ricevuto un attestato di menzione al merito.
Il progetto si svolge a New York e consente ai partecipanti di assumere il ruolo di delegati diplomatici, rappresentando uno Stato membro dell’ONU e confrontandosi su temi globali attraverso le stesse procedure utilizzate nelle vere assemblee delle Nazioni Unite. Durante le sessioni di lavoro gli studenti partecipano a commissioni tematiche dedicate ai diritti umani, alla cooperazione internazionale e alle questioni sociali, elaborando proposte e votando risoluzioni diplomatiche.
Tra i partecipanti al progetto c’è Giovanni Valente, studente del IV anno del liceo, che ha voluto raccontare la propria esperienza di delegato nella commissione SOCHUM, dedicata ai diritti umani e alle questioni sociali.
Di seguito pubblichiamo integralmente il suo articolo.
LA GEOPOLITICA DELL’INVISIBILE LIBANO E LA SFIDA DI UNA DIPLOMAZIA DISUMANA
La sezione SOCHUM G1 delle simulazioni ONU 2026 ha affrontato tematiche legate alla salute mentale nel panorama internazionale, in correlazione ad eventi catastrofici quali guerre e persecuzioni. E’ emerso il ruolo essenziale della diplomazia dinanzi ai conflitti che affliggono l’individuo fisicamente ed intellettualmente. L’attuale società genera, a causa di dilemmi economici ed abusi di potere, danni alla condizione psichico-mentale del vivente. La tematica legata al benessere del soggetto pensante risulta accantonata in secondo piano, sacrificata per la salvaguardia dell’economia mondiale (incipit che abita nella mente dei potenti). In questo contesto si afferma una riflessione personale potente: l’unica salvezza per l’uomo può essere ritrovata soltanto nella solidarietà del prossimo. Immedesimandosi nel io prossimo e nel giovane comune risalta il tema della salute mentale. L’osservazione diventa pertanto strumento essenziale per comprendere i giovani, le loro paure, le loro inquietudini. Il Libano, paese vittima dei potenti e schiavo di ideali incatenati al passato, rappresenta, sotto diversi aspetti, l’esplorazione fattuale del decadimento delle facoltà legate alla salute mentale nei tempi odierni. I giovani libanesi hanno sogni, speranze, amori disattesi e ridotti a meri concetti platonici. Garantire loro un’atarassia appare un’illusione e la nascita stessa si compie in una realtà priva di etica. In questo contesto “I Potenti vincono,mentre gli eroi muoiono. Durante la commissione, l’esperienza del delegato si è tradotta in uno sguardo che ha saputo cogliere il dolore del prossimo: la paura negli occhi degli altri, il pianto di una ragazza palestinese di diciassette anni, “che riecheggiava all’interno della sala come le spine di una rosa marcita in un terreno poco fertile”. All’interno dello scacchiere internazionale, la posizione geopolitica del Libano – archetipo di una statualità porosa e multiculturale costantemente esposta a intensi flussi migratori – ha offerto una prospettiva radicale: la sofferenza psichica non è un’esternalità negativa dei trattati ma espressione di una sovranità lacerata che deve farsi carico della fragilità del se per non soccombere sotto il peso dell’indifferenza. Gli interventi umanitari ancorati ad un pragmatismo emergenziale appaiono un rimedio superficiale su una lacerazione apparentemente ontologica. Se Freud intravedeva nel conflitto tra pulsioni e civiltà la genesi del malessere, attualmente siamo chiamati a formalizzare una “psicopatologia dello spazio” dove la rescissione del legame con la propria terra di origine da vita a soggetti sbiaditi, indeboliti della propria identità nazionale, che impedisce il recupero della propria biografia. Questa scissione tra l’io e il consenso sociale, se lasciata invisibile alla politica, si cristallizza in una forza che corrode silenziosamente la coesione della società. Mentre il secolo scorso ha lottato per la sopravvivenza fisica, il nostro tempo deve difendere la dignità interiore: il vero indice di civiltà non saranno più le armi o il prodotto interno lordo, ma la capacità di proteggere l’invisibile nucleo umano che distingue il cittadino dal numero. Ecco la sfida che riverbera come un imperativo categorico: la diplomazia audace sarà tenuta ad ascoltare il bagliore del silenzio di chi è stato privato di tutto, perché è proprio in quel vuoto pneumatico che ci si adopera per una civiltà che possa dirsi, finalmente umana. (Giovanni Valente – IV Liceo Scientifico ‘’Luigi Sodo’’)

