CRONACA
Tragedia a Casalduni: 68enne di Pompei muore nel cantiere del potabilizzatore
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Un uomo di 68 anni, residente a Pompei, ha perso la vita questa mattina all’interno di un cantiere nel comune di Casalduni, dove sono in corso i lavori per la realizzazione della galleria a servizio del potabilizzatore dell’Invaso di Campolattaro. Secondo una prima ricostruzione, il 68enne sarebbe precipitato da un’attrezzatura mentre era impegnato nelle attività lavorative. I colleghi presenti hanno immediatamente lanciato l’allarme.
Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e i Carabinieri della Compagnia di Benevento che hanno avviato gli accertamenti per chiarire l’esatta dinamica dell’incidente e verificare eventuali responsabilità. La salma, su disposizione della Procura, è stata trasportata all’obitorio dell’ospedale San Pio dove sarà effettuata l’autopsia.
LE REAZIONI – “A nome del Partito Democratico del Sannio esprimo profondo cordoglio per la tragica scomparsa del capocantiere che ha perso la vita a Casalduni durante il proprio lavoro. Alla sua famiglia, ai colleghi e a tutti i suoi cari rivolgiamo la nostra più sentita vicinanza in questo momento di grande dolore. È necessario continuare a rafforzare, con spirito di collaborazione tra istituzioni, imprese e parti sociali, ogni azione utile a garantire condizioni di lavoro sempre più sicure”. Così in una nota stampa Filomena Marcantonio, segretaria provinciale del Pd Sannio.
Il Presidente della Provincia di Benevento, Nino Lombardi, a nome personale e del Consiglio Provinciale tutto, ha espresso il cordoglio e si è unito al dolore dei familiari del capocantiere Nicola Iezza, caduto sul lavoro in territorio di Casalduni mentre erano impegnato nella
realizzazione delle opere l’impianto di potabilizzazione delle acque del fiume Tammaro.
La Filca Irpinia Sannio esprime dolore e vicinanza ai familiari e ai colleghi della vittima dell’ennesima morte sul lavoro avvenuta a Casalduni. Si tratta di un dramma che colpisce profondamente la comunità sannita e che si aggiunge a un elenco, ormai diventato intollerabile, di vite spezzate mentre si lavorava.
Non possiamo e non vogliamo chiamarle “fatalità”. Le morti sul lavoro in Italia sono diventate una strage senza fine, il prodotto di un sistema che continua a considerare la sicurezza come un costo e non come un diritto. Dietro ogni tragedia ci sono spesso ritmi insostenibili, appalti e subappalti che scaricano responsabilità, controlli insufficienti, formazione inadeguata e una prevenzione lasciata solo sulla carta; gravano inoltre la precarietà e i ricatti che spingono ad accettare condizioni rischiose.
Ogni volta si ripete lo stesso copione fatto di indignazione, cordoglio e promesse, ma il tema non può essere affrontato solo sull’onda emotiva delle tragedie. Serve un cambio di passo vero, un approccio stabile e continuo capace di mettere in campo una riforma strutturale della prevenzione e della tutela della salute e sicurezza sul lavoro.
Per la Filca Cisl IrpiniaSannio è dunque indispensabile rafforzare controlli e ispezioni, aumentando personale e risorse degli enti preposti, e garantire una formazione reale, qualificata e continua, che non si riduca a semplici adempimenti formali. È necessario intervenire sugli appalti responsabilizzando tutta la filiera, contrastando il dumping contrattuale e il risparmio sulla sicurezza dei lavoratori, rendendo effettivo il sistema di prevenzione in azienda e valorizzando il ruolo degli RLS e della rappresentanza. Occorre inoltre prevedere sanzioni certe per chi viola le norme e misure che impediscano di continuare a lavorare a chi mette a rischio la vita delle persone, promuovendo finalmente una cultura del lavoro in cui la vita valga più dei tempi e dei costi.
A tal proposito, abbiamo già fatto richiesta di incontro al Consorzio appaltatore dei lavori, al quale chiederemo estrema attenzione a tutti i subappaltatori in termini di sicurezza e rispetto dei carichi di lavoro, oltre a garantire la corretta informazione e formazione che ogni impresa deve fare presso gli Enti Bilaterali, che rappresentano garanzia di professionalità e legalità.
La sicurezza non è una voce accessoria, è la condizione minima di civiltà: non c’è lavoro degno se non è lavoro sicuro. Non può esistere sviluppo, né per il Sannio né per il Paese, se costruito sul sacrificio di chi esce di casa per lavorare e non torna più. Chiediamo che si accertino rapidamente le responsabilità e ribadiamo l’impegno a mettere al centro, ogni giorno, la battaglia per la sicurezza nei cantieri, nei luoghi di lavoro e nelle istituzioni. Questa strage deve finire.
