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ECONOMIA

Dal Sabus all’Agip Cafè: la storia di Peppe Ievolella, l’imprenditore che ha fatto della socialità una missione

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C’è chi apre un bar e chi, invece, costruisce un luogo dove le persone si incontrano, si raccontano, si riconoscono. A Benevento, Giuseppe Ievolella – per tutti semplicemente Peppe – appartiene alla seconda categoria. Il suo Agip Cafè, in viale Aldo Moro, al Rione Pacevecchia, a due passi dall’Ospedale San Pio e dall’Unifortunato, non è solo un punto ristoro. È una piccola piazza quotidiana. Qui si viene per un caffè al volo prima del turno in ospedale, per una colazione lenta, per un aperitivo dopo il lavoro o per guardare la partita insieme agli amici. È un luogo di passaggio che, nel tempo, è diventato un punto fermo.

«Questa mia attività non è solo un semplice bar – racconta – ma una storia di crescita personale e professionale, fatta di problematiche ma anche di grandi soddisfazioni. Nulla sarebbe stato possibile senza mia cognata e i miei collaboratori». Dietro il bancone non c’è solo un imprenditore, ma un uomo che crede nella qualità, nell’accoglienza e nella cura del dettaglio. «Cerco di offrire sempre il massimo, andando alla ricerca dell’eccellenza e della varietà dei prodotti. Ma ciò che conta davvero è l’atmosfera: vogliamo che chi entra qui si senta accolto, che trovi un posto dove trascorrere tempo di qualità».

La storia di Peppe non comincia al Rione Pacevecchia, ma qualche metro più giù. Le sue radici affondano in una tradizione familiare solida, fatta di sacrifici e passione.

I genitori, Nicolina Pastore e Antonio Ievolella, hanno gestito con dedizione il bar Royal e lo storico Mellusi, oggi portato avanti dai fratelli. È lì che Peppe impara il mestiere, ma soprattutto i valori. «Sono stati loro a insegnarmi il rispetto per il lavoro e la cura della clientela. Spero di averli resi fieri».

Gli anni al Mellusi sono stati una scuola di vita. «Erano tempi diversi, l’economia non era dinamica come oggi. Portare innovazione poteva essere un rischio. Ma è proprio quel rischio che mi ha permesso di creare l’Agip Cafè».

A metà anni Duemila, Peppe decide di lasciare l’attività di famiglia per inseguire un sogno personale. Nasce così il Sabus, a pochi metri dall’Arco di Traiano, trasformando una vecchia falegnameria in un disco bar destinato a segnare un’epoca. «Volevo fermare il tempo sotto l’imponente storia della città. Rendere l’Arco non solo un monumento, ma un luogo dove antico e moderno si fondessero».

Ricorda ancora la prima serata, la paura e l’adrenalina. L’artista soul londinese ZStar inaugurò una stagione che portò a Benevento nomi importanti della musica italiana e non solo. «Quello che abbiamo creato è ancora oggi ricordato come un pezzo di storia della movida beneventana». Nel periodo della nota rassegna estiva ‘Quattro notti e più di luna piena’, nel locale di Peppe sono passati anche artisti di primissimo livello come Franco Califano ma anche cantanti che si sono affermati nel tempo come i Negramaro, Anna Tatangelo e Cesare Cremonini. 

Poi l’esperienza del Bengio, all’interno dell’Auditorium Calandra. Un progetto diverso, più lento, che però ha arricchito il suo bagaglio umano e professionale. «Ogni esperienza, anche quando finisce, lascia qualcosa. E io ho portato tutto con me».

Oggi Benevento è cambiata. Cambiano le abitudini, i consumi, il modo di divertirsi. Peppe lo sa bene, dal suo osservatorio privilegiato dietro il bancone.

«Nonostante il contesto sia diverso, non ho mai smesso di creare momenti di spensieratezza. Anche un semplice bar può diventare un luogo di eventi, di serate, di collaborazione con grandi marchi come Red Bull o Campari. La voglia di divertirsi non ha età».

Crede nei giovani che scelgono di restare e investire in città. Crede che ogni piccolo commerciante possa fare la sua parte per far crescere Benevento. «La nostra città merita di essere notata anche da occhi esterni. Ma per farlo serve il contributo di tutti, nel rispetto delle regole e della cura del territorio».

Stimato, conosciuto, spesso indicato come una figura di riferimento, Peppe ha mai pensato a un impegno diretto in politica? Sorride.

«Il mio ruolo di imprenditore è quello che mi veste meglio. È vero, chi ama il proprio lavoro guarda anche oltre, ma oggi è giusto che ognuno rispetti il proprio ruolo. Poi, perché smettere di immaginarsi in vesti differenti? È proprio questo che mi ha permesso di diventare la persona e l’imprenditore che sono». La porta resta dunque socchiusa anche ad altri progetti interessanti. E forse è proprio qui la chiave del suo percorso: la capacità di immaginare, di rischiare, di trasformare un’idea in un luogo, e un luogo in una storia condivisa.

All’Agip Cafè, ogni giorno, quella storia continua. Tra un caffè, una partita vista insieme e un brindisi all’ora dell’aperitivo, Peppe Ievolella fa quello che ha sempre fatto: tenere viva la città, una tazzina alla volta.

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