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Trattamento anticoagulante orale, Mastella: “Dal San Pio garantiscono sulla continuità del servizio”

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La continuità terapeutica per pazienti in trattamento anticoagulante non è mai stata sospesa e non lo sarà: me lo ha garantito, con lettera ufficiale, la direttrice generale del San Pio Maria Morgante, dopo che alcuni cittadini mi avevano segnalato il rischio d’interruzione di questo cruciale servizio”, lo scrive in una nota il sindaco di Benevento Clemente Mastella. 

 Di seguito la missiva trasmessa dalla direttrice del San Pio al Sindaco di Benevento: “Il servizio per pazienti in trattamento anticoagulante orale non è mai stato sospeso e le relative attività sono garantite grazie anche alla collaborazione del personale della Unità Operativa di Ematologia.
Questa Azienda, inoltre, al fine di rimpinguare la compagine medica aziendale, con deliberazione n. 665 del 04 agosto 2025 ha approvato lo scorrimento della graduatoria per il reclutamento di 3 unità di Dirigente Medico di Ematologia, di cui uno da destinare alla Unità operativa di Patologia Clinica, dove, oltre a garantire le normali attività di reparto, offrirà un contributo per il trattamento Tao (terapia anticoagulante orale).
 
Va rappresentato ancora una volta, infine, considerato il benessere dei cittadini e la rilevanza della questione, che la formulazione del piano terapeutico andrebbe opportunamente valutata anche dal Medico di Medicina Generale e che il trattamento con i farmaci anticoagulanti orali richiede, oltre a un monitoraggio costante dei valori del sangue, un’attenta gestione da parte del paziente e del suo medico curante il quale può valutare potenziali fattori che potrebbero influenzare l’efficacia del trattamento ed eventualmente proporre un diverso schema terapeutico o il passaggio a nuova terapia farmacologica (Nuovi anticoagulanti orali), caratterizzata da farmaci di nuova generazione che non richiedono il monitoraggio dell’INR (International Normalized Ratio) a differenza dei farmaci TAO.
 
Dalle interviste effettuate ai pazienti alla consegna della proposta di trattamento terapeutico è risultato che solo una percentuale minima degli stessi si rivolge al proprio medico per la condivisione del piano, evenienza che complica le cose e non rende possibile, soprattutto, il possibile passaggio ad altra terapia (NAO)”.
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