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POLITICA

“Samte: una società inutile, più che dannosa”

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“I bandi di gara, poveri di contenuto ed ampiamente discrezionali nella scelta dell’appaltatore, unitamente alla conflittualità con i consorzi generata da croniche inadempienze della stessa provincia, inducono a riflettere sull’esistenza ed operatività della stessa SAMTE” – scrive in una nota l’ex consigliere comunale di Benevento, Nicola Boccalone, ora cn Mezzogiorno Nazionale -.

“Il 1 gennaio 2010 è stata riavviata la fase di gestione ordinaria del ciclo dei rifiuti, con lo scivolamento di parte di poteri e funzioni dalla regione alle province, in nome del principio della “provincializzazione” assecondando gli auspici del territorio che spingevano per far coincidere programmazione e gestione dei servizi pubblici su base provinciale. (Cfr in tal senso legge 123/08, legge 26/10 e legge regionale 4/07 e ss.mm.ii.). Un principio, quello della “provincializzazione” invocato dalla politica come panacea per dare operatività piena alle istituzioni dopo la chiusura dello stato di emergenza al 31 12 2009 che, in passato, era stato dichiarato per la regione Campania con legge 225/92.

Per la provincia di Benevento l’attuazione è affidata alla società SAMTE che, come ogni società provinciale di settore, oltre a organizzare e controllare il sistema integrato dei rifiuti è obbligata a definire e trattare i rapporti con i consorzi obbligatori di bacino fino alla gestione del loro personale
(Cfr artt 12 e 13 legge 26/13 e legge regionale 2/11).

Il piano industriale è diventato così l’elemento primo di riferimento per cogliere in che modo e con quale impostazione la provincia, tramite la SAMTE, intende attuare il ciclo nel rispetto dei principi di efficienza, efficacia ed economicità del servizio.

Nel Maggio scorso viene “approvato” il piano che, per assenza di dettagli operativi, ha come unica certezza l’assegnazione alla SAMTE del ruolo di “stazione appaltante”.
Si appalta di tutto, si divide il territorio in due ambiti: la città da una parte e il resto della provincia dall’altra.
Una sorta di riproposizione del territorio in versione ante-Unità d’Italia!

Sul piano giuridico è stata così elaborata una strategia operativa che è esattamente in antitesi al legislatore nazionale e regionale che da sempre spinge verso concentrazioni istituzionali per sostenere operatività capaci di cogliere le opportunità di economie di scala a beneficio di tutti i cittadini attratti dagli oneri di gestione. L’articolo 23 bis legge 133/08, che dispone in tema di gestione di servizi pubblici locali a rilevanza economica, viene completamente ignorato e con esso tutte le regole che dispongono in materia di prelievo fiscale di Tarsu e Tia.

La provincia, tramite la SAMTE, aveva il mandato di gestire direttamente i servizi, ovvero subentrando nei contratti in corso con i soggetti privati che svolgono le attività di raccolta, trasporto, trattamento e smaltimento ovvero recupero dei rifiuti, con l’alternativa di affidare ad essi i servizi in somma urgenza o prorogare contratti con riduzione del 3% dei costi di gestione.

L’essenza della “provincializzazione” consisteva, quindi, nel consentire all’ente provincia di gestire i residui del passato (consorzi obbligatori) armonizzandoli con le politiche di programmazione e gestione del ciclo. Proprio per questi fini è stato consentito di costituire società in house in deroga ai principi stabiliti dall’articolo 23 bis legge 133/08.

I bandi di gara licenziati dalla SAMTE dimostrano che l’ente provincia non ha manifestato alcuna intenzione di assolvere alla propria missione, ossia la gestione diretta del ciclo integrato dei rifiuti tesa a dare unicità gestionale a tutti i 78 comuni della provincia.
Niente di tutto questo è stato fatto e predisposto se non una inconcepibile e impraticabile divisione del territorio secondo rivisitazioni borboniche.

Viene da chiedersi allora a cosa e a chi è servita la SAMTE, considerato che per le procedure d’appalto sarebbe bastato delegare l’attività ad un settore specifico dell’ente provincia?
La deroga all’articolo 23 bis legge 133/08 potrebbe trovare giustificazione solo in caso di gestione diretta, non certo nella decisione di appaltare tutto all’esterno.
Un raggiro di quelle regole che impongono la gestione dei servizi pubblici attraverso il ricorso prioritario a società miste pubblico-private”.

Allora, prima ancora di valutare l’inconsistenza dell’azione programmatoria prodotta dalla provincia (che i bandi di
gara mettono a nudo) testimoniata anche dall’incapacità da sempre di assumersi la responsabilità nei rapporti tra i consorzi e i loro dipendenti; viene da chiedersi: è da considerarsi legittima l’intera attività della SAMTE che ha tradito (e non poco) lo spirito della norma sui servizi pubblici locali? Di certo si è dimostrata inutile nonché dannosa per aver fatto perdere al territorio l’opportunità della gestione del ciclo su base provinciale, con l’aggravante di alimentare un contenzioso sul territorio con comuni (per le gestioni esistenti) e
cittadini-contribuenti.

Non è difficile pronosticare all’orizzonte un cortocircuito gestionale e finanziario che toccherà da subito i comuni della provincia di Benevento, in attesa di conoscere con quali magie normative si potrà arrivare ad un affidamento diretto all’ASIA per regolare i rapporti con il ripristinato ducato di Benevento”.

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