CRONACA
‘In Procura a Benevento si permette la convivenza di giudici ed avvocati consanguinei’

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“Carissimo Giudice, – esordiìsce nella sua missiva indirizzata a. procuratore Curcio l’ex assessore di Benevento, Giuseppe De Lorenzo – mi permetterà il tono confidenziale e vorrà, nel contempo, perdonare il mio ardire di rendere pubblica una lettera che le ho inviato questa mattina. Bene. Non è, di certo, affatto mia intenzione entrare nel merito della discussione intrapresa tra Lei, il Magistrato Woodcock, ed il ministro Alfano, cui, nelle ultime ore, si è aggiunto anche il Procuratore Giovandomenico Lepore in persona.
Epperò, per il rapporto che, personalmente, ho avuto con lei, ritengo doveroso intervenire. Per il sacro rispetto del vero. Se non fosse stato, infatti, per le intercettazioni che ella, intelligentemente, dispose nella tormentata vicenda che, mesi fa, mi ha interessato, io, oggi, senza alcuna colpa, dopo una vita di medico dalle mani pulite, per non aver assecondato i faccendieri della politica, sarei stato licenziato dal mio posto di lavoro.
A lei, al Procuratore Lepore, al lavoro certosino dei carabinieri di Caserta, devo il trionfo della verità e la mia salvezza. E questa vicenda rappresenta fors’anche una goccia nel mare tempestoso della vita odierna, ma rimane di un valore indiscusso.
Ecco, le intercettazioni, nei mesi scorsi, hanno assunto un ruolo decisivo ed indiscusso. Chi non ha niente da temere, non deve avere tema ad essere intercettato. Presso la Procura di Napoli, ho trovato quelle istituzioni che tutti vorremmo. Sì, non posso negarlo di essere stato difeso fuori dalla mia terra. Il che la dice lunga del motivo per cui, qui, a Benevento, ci sia stato il silenzio assoluto. Ma tant’è!
Al Ministro Alfano, vorrei, umilmente, dire che, se sia giusto lavorare al fine che l’uso delle intercettazioni venga destinato a casi ben specifici, è, altresì, giusto che ci spieghi il motivo per cui ci siano Procure, come quella del mio territorio, ove, è vero, che operano magistrati di indiscusso valore, ma si permette la convivenza di giudici ed avvocati consanguinei. E, poi, un magistrato non dovrebbe lavorare in una sede ove è nato, è cresciuto, ove vivono tutti i familiari. Ciò diventa assurdo, segnatamente, in una piccola comunità come la nostra.
Carissimo Giudice, è a lei ed al Procuratore Lepore che ho dedicato l’ultimo mio libro che, secondo accordi editoriali, vedrà la luce in ottobre. In quelle povere pagine, ho descritto ogni evento nei particolari, partendo dalle tante ore trascorse nel suo studio, in un clima di grande comprensione e familiarità. Sarò onorato, nel portarle di persona una copia, di ritornare in quelle stanze austere ove sono stato difeso. L’ho titolato “Ho incontrato lo Stato”. Sì, perchè con lei ed i suoi colleghi ho incontrato quello Stato che tutti vorremmo, ma che tante volte è assente.
Vada avanti, Giudice. Continui la sua opera a difesa della legalità. Sono convinto, nel chiuso del mio animo, almeno lo spero, che da lei avrò qualche altra risposta. La mia comunità l’aspetta. L’abbraccio, con riconoscenza mai sopita”.