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CULTURA

Il Premio Strega 2026 accoglie Penultimo desiderio: la scommessa colta della sannita Maria Cristina Donnarumma

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In un panorama editoriale che spesso cede al richiamo dell’intrattenimento immediato, la candidatura di Penultimo desiderio di Paola Dell’Erba alla LXXVIII edizione del Premio Strega rappresenta un segnale di rara vitalità intellettuale.

L’opera, pubblicata da Graus Edizioni, è approdata al concorso letterario più prestigioso d’Italia grazie alla sensibilità di Maria Cristina Donnarumma, storica “Amica della domenica” e figura di riferimento della cultura sannita.

Conosciuta come “Lady Strega” per il suo impegno decennale nel promuovere la lettura, Maria Cristina Donnarumma ha saputo, ancora una volta, guardare oltre i cataloghi dei grandi gruppi editoriali. Proponendo Paola Dell’Erba, la Donnarumma ha compiuto un atto di scouting culturale profondo.

La Donnarumma ha acceso i riflettori su una voce autentica e necessaria, confermando che la qualità letteraria risiede nella capacità di un’opera di farsi “sacra” e universale.

Penultimo desiderio è un romanzo che si impone per la sua struttura complessa eppure cristallina, per una prosa che unisce lirismo e rigore filosofico, per una trama che è, in superficie, il racconto di un addio, ma che in realtà è un viaggio nei labirinti della coscienza, della colpa, della memoria e del desiderio di senso in un mondo che sembra averlo smarrito.

La protagonista e voce narrante, Virginia Stella, ex insegnante di religione, decide di porre fine alla sua vita. Ma questa scelta – lucida, razionale, non dettata da un impulso momentaneo – non è l’atto finale di una sconfitta. È, piuttosto, l’inizio di un’operazione di ricostruzione totale. Virginia decide di scrivere la propria vita, di farne un resoconto estremo, un testamento spirituale e critico, prima di compiere il gesto definitivo.

La presenza di Penultimo desiderio (Graus Edizioni) allo Strega è, dunque, il traguardo di un’editoria che crede ancora nella narrativa pura. Come sottolineato nella motivazione a cura della Donnarumma, l’autrice restituisce dignità al “romanzo di idee”, affrontando temi come il male e il libero arbitrio senza mai cadere nella pedanteria.

È un libro che scava, ferisce e, forse, redime. Grazie alla visione di Maria Cristina Donnarumma, quest’opera trova oggi lo spazio che merita nel pantheon della letteratura contemporanea.

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