POLITICA
L’europarlamentare Iovine (Api) invoca una seria discussione sulla politica energetica
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“Quello che sta accadendo in Giappone non può che spingerci ad un seria ed approfondita riflessione sulle scelte del nostro Paese in materia di politica energetica. E’ certo opportuno evitare di essere trascinati, in un dibattito cruciale per futuro del Paese, dalle emozioni dettate dalle circostanze, pur tuttavia, nel contempo, credo sia lecito porsi degli interrogativi”. Queste le parole dell’on. Vincenzo Iovine, Capo delegazione di Alleanza per l’Italia al Parlamento europeo, sul dibattito che si è aperto in Italia, al pari degli altri paesi europei, alla luce dei gravi avvenimenti giapponesi.
“Esistono dei pesanti nodi irrisolti riguardo l’utilizzo dell’energia nucleare, – ha proseguito l’eurodeputato Iovine – e si tratta di questioni non certo di poco conto. Mi riferisco alla sicurezza delle centrali, ai costi che ne conseguono ed all’ irrisolto problema delle scorie. Per quanto la tecnologia si sia ulteriormente perfezionata ed affinata, ci troviamo di nuovo, e mi riferisco chiaramente ai fatti di Fukushima, dinanzi ad eventi che lambiscono la catastrofe.
Allo stato attuale dei fatti, qualsiasi Paese decidesse di proseguire sulla via del nucleare, soprattutto – precisa l’On. Iovine – quelli il cui territorio è a rischio sismico, deve necessariamente fare i conti con parametri di sicurezza che non possono più essere quelli di prima, ma che vanno ulteriormente innalzati con conseguente aumento dei costi. A ciò si aggiunge il problema delle scorie, della loro localizzazione. Quale comunità territoriale è disposta ad accettare un eventuale deposito?
Infine, è necessaria anche una valutazione di altro genere; come è noto da studi di intelligence, l’eventuale presenza sul nostro territorio di centrali nucleari aumenta sensibilmente la nostra esposizione ad eventuali attentati terroristici.
Certamente – ha concluso l’on. Iovine – bisogna riconoscere che gli incidenti nucleari sono eventi di natura
straordinaria, che però una volta verificatisi portano conseguenze con cui bisogna fare i conti per migliaia di anni. Per questa ragione credo che il nostro Paese abbia necessità di un deciso cambio di rotta in materia di politica energetica. Il primo passo consta nel riconoscere l’imprescindibile contributo delle energie rinnovabili, che se è vero come è vero non possono coprire tutto il fabbisogno, almeno ci permettono di diminuire drasticamente la nostra dipendenza energetica; ma ciò a cui bisogna puntare è una vera e propria ‘cultura dell’energia’ che faccia leva sui concetti come ‘efficienza’, ‘risparmio’, ‘responsabilità’. Mi riferisco ad un vero e proprio cambio di mentalità che sia adeguatamente sostenuto da campagne di sensibilizzazione ed investimenti.”



